Caro Fini, ti scrivo… Esci dal Pdl

miro renzaglia

miro_fondo magazineCaro Fini,

non so se ti ricordi di me:  ci conosciamo da tempi lontani. Dai tempi di via Sommacampagna, all’incirca. Non ci piacevamo molto: io ti vedevo come quadro della piccola nomenclatura del FdG destinato a far carriera più che la rivoluzione (e non mi sbagliavo), tu mi consideravi l’irregolare poco incline a seguire “la linea” (e avevi ragione). Ti ho detestato molto. Persino nel mio libro I rossi e i neri, scritto nel 2000, ti cito come esempio di opportunismo politico, testimoniando senza reticenze che tu, fascista, non lo sei mai stato. Alla luce della mia esperienza personale, ho anche considerato la tua manifestazione di antifascismo dichiarato qualche mese fa, una specie di coming out che, finalmente, azzerava la tua ambiguità.

Eppure, in maniera del tutto inaspettata per me che continuo a considerarmi fascista, magari critico ma comunque fascista,  fu dal momento di quel tuo coming out che ho cominciato a prendere sorprendentemente atto che  le tue posizioni da antifascista erano molto più condivisibili di quanto fossero quelle che avevi da presunto fascista.

Il testamento biologico, la proposta di diritto di cittadinanza agli immigrati regolari, la denuncia e il rifiuto del provvedimento che avrebbe creato i “medici-spia” e i “presidi-spia” contro i clandestini,  il richiamo  alla laicità dello stato, il favore da te espresso al riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, cioè, a grandi linee, le battaglie più importanti che recentemente hai intrapreso, mi vedono assolutamente d’accordo.

La penso come Marcello Veneziani quando, intervistato sulle pagine de Il Giornale, ha sostenuto che hai «buttato a mare il [tuo] legame con la destra, con qualunque destra, tradizionale, nostalgica, moderna, conservatrice o garantista». Solo che, a differenza sua (di Veneziani) io che, da fascista,  “di destra” non mi sono mai né dichiarato né, tanto meno, considerato, vedo in ciò una svolta aurorale e augurale, non una sciagura.

Gli è che al fondo di tutto, io vedo nelle tue nuove posizioni il tentativo libertario di allargare nel XXI secolo la base dei diritti civili. Come, a guardare bene, fece il regime ventennale del secolo scorso: diritto alla casa, al lavoro, alla previdenza sociale, alla sanità, all’istruzione, allo sport, all’uscita della donna dalla condizione esclusiva di mamma e moglie, etc… etc…

Detto ciò, sia pure per i sommi capi che meriterebbero ben altro approfondimento, vengo al perché di questa mia lettera aperta. Hai provocato, stai provocando, uno sconquasso politico. I tuoi alleati di partito e di governo ti considerano ormai un corpo estraneo, se non un nemico dichiarato. Ma non basta: anche alla sinistra, cioè in quella composita pattuglia che si trova attualmente all’opposizione, stai creando grossi problemi: cavalchi, con coraggio a loro ormai sconosciuto, cavalli politici che un tempo consideravano di esclusiva pertinenza. Tanto che una estesa base dell’elettorato di sinistra ti considera il rappresentante naturale delle loro aspettative ideali e politiche. Qualcuno ti imputa queste simpatie acquisite: io le considero un titolo di merito…

Sei, insomma, diventato il cuneo che allarga la crepa delle contraddizioni in cui questo sistema si è affossato, pur senza ammettere di considerarsi morto. Ti ritengo il vero fatto nuovo della politica italiana. Un fatto che i tuoi avversari esterni e interni non riescono a ridurre dentro le categorie politiche che considerano eterne e immutabile: di là, la destra conservatrice se non anche reazionaria, di qua la sinistra che di progressista ha ormai solo vaga nomea, con un mezzo, il centro, flottante fra i due poli senza soluzione di continuità e di altro interesse che non sia quella della loro botteguccia di potere.

In questo tran-tran, hai prodotto uno scarto. In questo scarto, io vedo una grande opportunità: quella di rompere definitivamente il giochetto in cui destra, sinistra e centro si completano in un carillon che suona sempre la stessa musica e ripete sempre lo stesso balletto. Entrambi ipnotici.

Lo sai meglio di me: all’interno del Pdl non troverai mai una maggioranza che possa seguirti nelle battaglie libertarie che stai sostenendo, fino al punto di promuoverle a legge. E a sinistra, al di là dei riconoscimenti di merito, sono troppo presi dalla ricerca di un equilibrio interno per potersi permettere di far loro le istanze politiche che stai promovendo.

E, allora? Allora è arrivato il momento di mettere tutti di fronte alle loro nullità, di rompere il carillon ipnotico, di spaccare il giocattolo delle categorie impassibili di modifica interna: esci dal Pdl, crea un altro soggetto politico.

Ieri, il Corriere della sera, ha accreditato tale possibilità di nuovo (tuo) partito di un consenso che oscilla fra il 6% e il 21%. Una forbice larga, me ne rendo conto, per poter essere gestibile con progettualità infallibile: ma questo è il dato dello sconcerto che hai provocato con le tue uscite … e già questo dato di “sconcerto” è, per me, un dato positivo, un motivo di più per scommettere. Un consenso, comunque, che anche nella peggiore delle previsioni sarebbe capace di condizionare qualsiasi nuovo schieramento governativo. Tanto da indurlo a fare i conti con una forza politica che, finalmente, collocandosi al di là delle sclerotiche dicotomie destra/sinistra, fascismo/antifascismo, comunismo/anticomunismo riporti la discussione politica sui temi che devono essere centrali: diritti civili contro diritti di casta,  molteplicità di tipo familiare contro esclusività eterosessuale, solidarietà contro difesa del privilegio, laicità contro confessionalismo, riconoscimento dell’altro contro xenofobia e razzismo.

Dài, Gianfranco: provaci…

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