Brenda è morta. Brenda non doveva morire

Angela Azzaro

brenda1_fondo magazineUna tragica coincidenza. Brenda è morta lo stesso giorno della giornata mondiale contro la transfobia. Ma è una coincidenza che la dice lunga, perché racconta meglio di qualsiasi dato, di qualsiasi percentuale, di qualsiasi parola come è la vita delle trans e delle lavoratrici del sesso. Una vita appesa a un filo, per colpa dell’odio che le circonda, un odio a volte non esplicito, ma che è capace di condizionare il destino di tante vite. Gli stessi pm che stanno indagando sulla sua morte, avvenuta l’altra notte a casa a causa di un incendio, propendono per l’omicidio.

Ma chi ha ucciso Brenda? Salita agli onori della cronaca con il caso Marrazzo, era stata protagonista un paio di settimane fa di un altro episodio tinto di giallo. Le avevano rubato il cellulare. Un furto che già doveva allertare le forze dell’ordine a cui del resto Brenda aveva detto di aver paura. Nel suo appartamento dove c’era il suo corpo privo di vita è stato ritrovato il computer dentro il lavandino con l’acqua aperta. Segno evidente che qualcuno (o più di qualcuno) voleva far sparire informazioni di cui Brenda era in possesso.

Che cosa sapeva Brenda? E’ evidente collegare la sua morte al caso Marrazzo. Brenda, amica di Nathalie, la trans con cui l’esponente Pd era stato filmato, sapeva qualcosa che avrebbe messo in difficoltà non l’ex presidente della Regione Lazio, ma molto probabilmente coloro che hanno ordito la trappola contro di lui. Servizi segreti? Carabinieri? Non si sa ancora, ma certo qualcuno ha mosso le caselle di una vicenda che, ogni giorno che passa, diventa sempre più inquietante.

I tasselli che conducono alla morte di Brenda non mancano. A settembre è morto Gianguarino Cafasso. Era il tiranno (cosiddetto pappone) delle trans e molto probabilmente il pusher che vendeva a Marrazzo la cocaina. La morte di overdose, a settembre passata quasi inosservata, oggi appare sotto un’altra luce. Una luce inquietante. Tanto che gli inquirenti stanno mettendo in discussione che sia stata davvero una morte di overdose e non invece una morte voluta. Cioè un omicidio. Il caso Brenda e quello Cafasso sarebbero, sempre per chi sta conducendo le indagini, collegati.

Perché Brenda non doveva morire? Brenda negli ultimi giorni era stata minacciata. Eppure era sola. Vista oggi la sua vita delle ultime ore appare terribilmente triste. Triste per come la società l’ha abbandonata. Mentre Brenda (e le altre che lavorano nella zona di via Gradoli) dicevano di aver paura, paura di morire, televisioni giornali rotocalchi si accanivano sulle loro vite. Vi ricordate? Non si parlava del rischio che loro correvano, non si chiedeva che venissero protette, per loro non si chiedevano scorte. Si parlava d’altro. Del fatto che erano corruttrici, puttane, persone strane, malate. Donne da mettere alla gogna, donne da giudicare. Non c’era tempo per capire, per ascoltare. Per sentire il loro grido di aiuto. Ancora una volta ha prevalso l’odio, il pregiudizio, anche quando mascherato da discorsi da salotto (<Come mai agli uomini piacciono le trans?>, e così via). Ha prevalso la nostra pochezza e non abbiamo saputo leggere una vicenda che, fin da subito, presentava altre domande, altre questioni.

Brenda invece è morta. E’ stata quasi sicuramente uccisa il giorno della giornata mondiale contro la transfobia. Abbiamo detto: non un caso. Una coincidenza che ci interroga, che riguarda anche noi. Speriamo che, almeno la sua morte, possa servire a parlare meglio, a parlare giusto, a non ricadere negli stessi meccanismi mediatici e di pregiudizio. Speriamo. Ma per Brenda è troppo tardi. E’ tardi anche per noi. Noi, che siamo colpevoli.   

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