Vostra eccellenza che mi sta in cagnesco…

Alessandro Grandi

mala-amministrazione_fondo-magazineQuesto è un Paese che non mai superato la mentalità del suddito. Franza o Spagna purché se magna, certo. Ma anche quando non si mangia. Un popolo di eroi e navigatori che si trasforma in pecora di fronte a qualsiasi segno del potere: un’uniforme, una toga, una qualifica ufficiale. «Un politicante qualunque – recitava Giorgio Gaber – solo perché gli ha sparato un brigatista diventa l’unico statista». Ora non c’è più neppure bisogno del piombo brigatista. Ora basta un ruolo ufficiale ed il sostegno dei media di riferimento.

Un qualunque imbecille, nominato a qualche carica dai suoi colleghi, si trasforma in una sorta di divinità. Intoccabile e ingiudicabile. Solo adorabile.

Così, di fronte alla vergognosa buffonata dell’inchiesta di Garlasco, nessuno dei protagonisti si è sentito in dovere di dimettersi, di andare a fare un altro mestiere. Non ha alcuna importanza che il giovane accusato sia colpevole o innocente. È che le indagini sono state pessime. E il comandante dei Ris non può indignarsi per le poche critiche quando emerge che qualcuno ha cancellato le prove del lavoro al computer del ragazzo nelle ore dell’omicidio. Per carità, nessun dolo, solo una distrazione. Ma si può mandare in galera qualcuno per una distrazione altrui? E il responsabile della “distrazione” vogliamo mandarlo ad occuparsi di questioni a lui più congeniali? I Ris, peraltro, dovrebbero magari stare un poco più tranquilli, dopo il grande exploit della vicenda Unabomber, con tanto di prove manipolate e taroccate.

Quanto ai magistrati, troppe volte sono sembrati innamorati di una teoria tanto da seguirla a prescindere da ogni prova contraria. Tanto nessuno di loro paga mai. Se sbagliano e nessuno se ne accorge, un innocente marcisce in galera per anni. E se qualcuno se ne accorge, il malcapitato esce e viene risarcito. Non dal magistrato incapace, ovviamente, ma da tutti noi che paghiamo le tasse per mantenere il magistrato e per rimediare ai suoi errori. Ma guai a criticare. Il papa non è più infallibile, neppure quando parla ex cathedra. Ma i magistrati italiani sono infallibili per definizione. Ed è vietato criticarli.

Così come è vietato criticare le cariche istituzionali. Il papa, per lo meno, risulta investito dallo spirito santo al momento della proclamazione. Ma i nostri politici? Bertinotti da chi o cosa era stato illuminato quando era diventato presidente della Camera? Non era lo stesso compagno di prima? Macché, tutti illuminati, unti dal signore (non è chiaro quale, forse Fidel Castro, nel suo caso), intoccabili.

D’altronde è lo stesso sentimento che pervade chiunque abbia una divisa e sia addetto alle relazioni con il pubblico. Devi pagare una multa per divieto di sosta? Vai e ti guardano come uno stupratore di bambine, come un killer seriale. Mai che uno di questi signori allo sportello si degni di ricordare che tu, cittadino, paghi le tasse e con quei soldi mantieni lui che sta allo sportello. E che dovrebbe servirti, non vessarti.

Ma guai a dirlo, guai a protestare. Il potere non vuole, si indigna, si dispiace. Il potere si è inventato una roba come Equitalia con tassi di interesse a livello di usura? Vergonati a criticare. Taci e paga. E se sbaglia Equitalia, pazienza. È un’emanazione del potere, dunque ha ragione per principio. “Vostra eccellenza che mi sta in cagnesco”, poetava il Giusti con ironia. Ora è vietata pure quella.

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