Libertà di stampa e partito Repubblica-Santoro

Angela Azzaro

daddario_fondo-magazineIl giornale per cui lavoro, cioè L’Altro, ha deciso alla fine di aderire alla manifestazione di sabato per la libertà di stampa. Lo ha fatto in maniera ipercritica, dicendo che un problema esiste ma non è certo riconducibile al solo Berlusconi. Tanto che domenica titolava la prima pagina denunciando la nascita del nuovo partito Repubblica-Santoro. Condivido a tal punto questa impostazione che la porto alle estreme conseguenze. A me quella piazza non mi è piaciuta (nonostante ci siano andate tante persone che stimo e con cui condivido idee e persino progetti politici). L’ho trovata irritante, non tanto per i bisogni che ha smosso, tutti legittimi, ma perché confermava quello che voleva criticare: in Italia la libertà di stampa c’è, ma è in mano a poche testate e a pochi gruppi editoriali. Tra questi Repubblica.

La prima reazione è di rabbia. Perché leggendo la Repubblica in questi giorni, anche solo on line, veniva da chiedersi con quale faccia i giornalisti della testata riescano ad usare due pesi e due misure senza sentirsi in imbarazzo. Perché due pesi e due misure? E quali? Il riferimento è alle varie manifestazioni che si tengono nel paese, da decenni, da sempre, sicuramente da quando esiste il giornale fondato da quel trombone di Scalfari. Beh, quelle di cui ha parlato il quotidiano oggi così impegnato per la libertà di stampa sono state solo le manifestazioni di matrice politica, che poi vuol dire del Pd (ed ex poi confluiti in quella formazione). Tutto ciò che nasceva o dalla sinistra radicale o dai movimenti lo hanno bellamente ignorato. Alla faccia della libertà, dell’informazione, della politica e pure – scusate se cito un quasi cadavere – della sinistra sinistra. Domenica leggendo Repubblica sembrava che la piazza l’avessero fondata loro. Creata con le loro mani. Che senza di loro in Italia l’opposizione non esiste. A tal punto ne erano e ne sono convinti che nella stessa edizione del giornale sono riusciti a dedicare appena qualche riga, in mezzo a un tribudio di frasi di foto e di slogan su piazza del Popolo, alla manifestazione dei precari che si era svolta sabato pomeriggio. Manifestazione convocata da prima, manifestazione che tutti hanno ignorato, manifestazione che parlava di una cosa vera non strumentalizzabile da loro: i precari della scuola. Per i venticinquemila “esuberi” nati dalla mente illuminata della Gelmini non c’è un problema di libertà di stampa, anzi non c’è nessun problema, a tal punto che si possono ignorare.

Ma fin qui forse avrei anche retto il livello di contraddizione e avrei comunque guardato alla piazza convocata da Repubblica con occhio se non benevolo, perlomeno clemente. Purtroppo gli ultimi giorni mi hanno resa meno disponibile, sempre meno. Fino alla trasmissione di Annozero. Tv trash, ha scritto Piero Sansonetti sull’Altro. Tv ipocritica, moralista e pure sessista aggiungo io. Senza se e senza ma. Santoro ha invitato in trasmissione Patrizia D’Addario. Casini su casini. Tanto che già si era pronti alle barricate perché l’ufficio legale della Rai aveva dato parere negativo alla messa in onda. Santoro santo subito, Santoro martire della libertà. Tutta una trovata pubblicitaria, cavalcata abilmente, bisogna riconoscerlo, dal presentatore (giornalista) di “Annozero”. E va beh, è la televisione bellezza. Ma la cosa peggiore è stata la trasmissione. Santoro utilizzatore finale, avevo scritto io molti giorni fa (e poi questo titolo domenica me lo ha rubato Il giornale per dire cose opposte contro le puttane, che io invece difendo). Invece di fare buon giornalismo, Santoro ha usato D’Addario, comunque la migliore di tutti e di tutte, per attaccare il premier e per fare audience. Risultato raggiunto. Ma possiamo confondere tutto questo con la libertà di stampa?

A confermare timori e sospetti arriva ancora una volta l’evento di sabato. Una manifestante, Monica Pepe, ha osato scendere in piazza con due cartelli con scritto: “La stampa non è libera perché sessista”  e un secondo con scritto: “Santoro usi le donne pure tu”. Non solo, ha anche osato metterli con grande evidenza davanti alla piazza. Mai lo avesse fatto. Chi la criticava a destra, chi la criticava a sinistra. “La colpa è delle donne”, è stata una risposta. Oppure: “Non è il momento di dire queste cose”. Insomma tutti compatti contro il nemico, unico e totale. Monica non si è arresa. Si è messa lì a spiegare le sue ragioni. Ma qualcuno non deve averle volute sentire e le ha strappato i due cartelli. Via, volati nel nulla. Ma lei non si è data per vinta e quando ha visto arrivare Santoro gli ha urlato: «Sei sessita, sei sessista». E un signore ha cercato, ancora una volta, di cacciarla via, mentre tutti gli altri applaudivano il grande Michele difensore della libertà

E’ un episodio gravissimo che la dice lunga su quale idea si ha della libertà. Una idea vigilata e controllata. Una libertà a comando, a seconda delle esigenze del padrone, in questo caso non berlusconiano ma debenedettiano e santoriano. Spero che la Federazione nazionale della stampa, che ha indetto ufficialmente la manifestazione e che ha anche filmato i due cartelli prima che li strappassero, condanni il fatto. Sarebbe almeno un piccolo gesto, che certo non basta ad affrontare la grande questione vera dello stato dell’informazione nel nostro Paese. Un Paese dominato da grandi gruppi editoriali che cancellano le piccole voci (piccole per soldi non per forza delle loro idee) e caratterizzato da un livello culturale sempre più passo. E se provassimo a ragionare sul fatto che forse libertà deve anche fare rima, per essere davvero tale, con qualità e rispetto delle donne?

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