CasaPound sotto attacco. Odio antifascista

miro renzaglia

iannone1_fondo-magazineNo, non può essere un caso. Ha ragione Gianluca Iannone [nella foto]: quando nel giro di pochi mesi la sua associazione, “CasaPound Italia”,  è fatta segno di ripetuti attacchi fisici alle sedi e ai militanti, di cui 5 nella stessa giornata dell’ultimo 24 ottobre, il caso non esiste. Esiste, invece, un progetto che sostiene un’azione mirata. Mirata a cosa? Vedremo di stabilirlo ma, per il momento, restiamo ai fatti.

Bologna, 4 giugno. La sede di CasaPound viene incendiata nella notte con modalità e tecniche che ricordano da molto, troppo vicino, la strage di Primavalle a Roma. I due residenti, Alex Vigiani, responsabile della sede felsinea e la sua compagna Giorgia, incinta, si salvano per puro miracolo dal rogo.

Pistoia, 11 ottobre. 20, incappucciati e armati di catene, caschi e bastoni, fanno irruzione nel circolo “Agoge”, sede di Casapound Italia a Pistoia, sfasciando completamente  il locale di  via Porta San Marco.  Gli aggressori, presto individuati, vengono arrestati nella sede del Partito dei Carc (Comitato di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) che, da loro sito web, rivendicano: “Aggressione fascista a Pistoia. Chiudere le sedi dei fascisti è un dovere per le autorità pubbliche, è un diritto delle masse popolari”.

Parma, 24 ottobre. Una ventina di persone aggredisce  nella notte, all’uscita di un pub del centro, un militante e un simpatizzante di Casapound Italia. Entrambi sono stati medicati in ospedale, uno con una ferita alla testa e l’altro con il naso fratturato.

Reggio Emilia, 24 ott. I centri sociali attaccano la libreria “D’Annunzio”, sede di Casapound Italia a Reggio Emilia. Una cinquantina di militanti della sinistra antagonista si sono ritrovati davanti al locale di via Montefiorino con secchi pieni di letame che sono stati lanciati contro i muri della libreria, e hanno poi versato colla nella serratura della porta d’ingresso del locale.

Sora, 24 ott. La serranda della sezione di Casapound Italia a Sora è  imbrattata, durante l’orario di chiusura della sala giochi ospitata all’interno della struttura. L’atto sarebbe attribuibile a frange della sinistra radicale, come dimostra il rinvenimento di adesivi riconducibili al centro sociale “Laboteca”, i cui militanti nello stesso pomeriggio stavano allestendo un banchetto in piazza a pochi metri dalla sede di Cpi Sora.

Torino, 24 ottottobre.  Un centinaio di persone assalta  il banchetto che Casapound Italia aveva organizzato in piazza San Carlo a Torino per pubblicizzare le iniziative di natura sociale dell’associazione che fa capo a Gianluca Iannone.

Questi i fatti. E torniamo alla domanda dell’incipit: perché CasaPound è fatta oggetto di questa escalation di esercizi criminali? CasaPound non è né un partito politico né un luogo di potere politico; non è una banda di violenti in cerca di rissa; non è una setta chiusa nel rito della nostalgia per il passato. CasaPound è un’associazione che fa politica sociale sul territorio e crea dialogo culturale nelle proprie sedi aperte a chiunque voglia usare le sole medesime armi che essa stessa possiede: quelle del confronto critico. Ed è esattamente questo il primo motivo per il quale è finita nel mirino: farebbe molto più comodo ai nostalgici della resistenza e del comunismo che CasaPound fosse quello che NON E’ e non fosse, invece, quello che E’. Il fascista deve essere quello che è scritto che sia: se dimostra con i fatti di essere altro rispetto allo stereotipo che gli antifascisti hanno in testa, bisogna ricondurlo alla sua vera natura. E come? Provocandone la reazione del colpo fisico su colpo fisico.

Si sbagliano. Ricorda Iannone: «Ad ogni attacco CasaPound ha dato e continuerà a dare una risposta puramente politica…». Così è stato e così – ne siamo  convinti – continuerà ad essere, nella malaugurata ipotesi gli attacchi continuassero.

Non c’è da sorprendersi per questa irriducibile determinazione di CasaPound. In Via Napoleone III e zone collegate ormai su scala nazionale, sanno bene a quali derive conduce la strategia degli opposti estremismi marcati anni 70: morti a parte, null’altro è partorito da quel tragico periodo che il consolidamento degli equilibri di potere capitalista e il degrado reazionario delle dinamiche sociali. Chi non lo ha capito sono i reazionari rossi che già l’anno scorso, a Roma, aggredendo i militanti di Blocco Studentesco, durante la contestazione della riforma scolastica della ministra Gelmini, avevano cercato di riavvolgere il nastro della storia ad un fermo immagine che nessuno, tranne loro, aveva e ha voglia di rivedere attualizzato.

Con una crisi del capitalismo che deve ancora arrivare ai suoi esiti più nefasti, e ci arriverà; con centinaia di migliaia, forse milioni di nuovi disoccupati aggrappati con un dito agli ammortizzatori di quel che resta dello stato sociale, e non si sa fino a quando; con  famiglie anche doppio lavoratrici che non riescono più ad arrivare alla fine del mese; con le morti sul lavoro, che hanno l’indice di un bollettino di guerra; con la deriva di una politica che ormai passa senza stasi dal lettone di Putin al materasso di Marrazzo; c’è ancora chi si intestardisce a pretendere all’ordine del giorno l’antifascismo.

A questi irriducibili dell’inutilità, l’esempio di CasaPound che riesce, invece, a fare cultura, contesto, linguaggio, immaginario, politica senza ansia da prestazione, comunità, trasversalità, idealità, relazione e trattativa, deve risultare un incubo. E forse è questo il motivo finale dell’attacco nei suoi confronti: a chi non riesce più a trovare il bandolo di un discorso autenticamente antagonista, preme l’annullamento  di chi, invece, è in grado di “portare avanti la lotta” su terreni che per loro sono diventati impraticabili e forse persino incomprensibili.

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