Tutta colpa del ’68

Simone Migliorato

sessantotto11_fondo-magazineEugenio è un giornalista.

Eugenio si sveglia la mattina e sente il telefonino che squilla. E’ il suo caporedattore. “Ah Eugé, senti!; demo fa’ ‘n articolo sui problemi daa gente! Cioè, pe’ ‘ntendese: la ggente a cchi ddá la corpa ppe’ lle cose che nun vanno? Daje Eugé, famma ‘n bell’arrticolo!”.

Eugenio pensa che stamattina dovrà passarla in giro a fare domande alla gente, che non è mica un compito facile: non tutti vogliono parlare, oppure c’è chi vuole parlare troppo, o chi dice cose che non hanno senso con quello che gli hai chiesto. Insomma non è il massimo,  ma Eugenio ama il suo lavoro e quindi questo lo tira un po’ su di morale.

Nel frattempo si sveglia anche la giovane moglie, Valeria, che di lavora fa l’insegnante. Quest’anno se avrà fortuna farà le supplenze, e per questa settimana non sembra avere questa fortuna. Eugenio un po’ preoccupato per lei, l’accoglie con una battuta: “Dai, non ti preoccupare che la Gelmini si dimette!”. Lei gli risponde : “Non è colpa della Gelmini, è colpa del ’68!”.

“E mmò che cazzo centra er ’68?” pensa Eugenio. Ma lo pensa solo, perché molto probabilmente Valeria è stanca e delusa e per questo dice le stesse cose della Gelmini. Però dai, lasciamo correre. Eugenio esce di casa e prende l’autobus per fare questo giro, e non la solita bicicletta, così avrà migliore occasione di parlare con la gente. L’autobus, nella periferia romana dove abita Eugenio non effettua un buon servizio e le persone che aspettano sono abituati. Ma oggi il ritardo si fa pesante: 20 minuti, 30 minuti, 35, 40. Dopo tre quarti d’ora arriva l’autobus. Appena entrano nel mezzo le persone imprecano con l’autista, ma lui comincia a urlargli contro: “Nun me rompete er cazzo! Nun è corpa mia è corpa der ’68!”. Eugenio non capisce. “E mmò che cazzo centra er ’68?” dice a mezza voce. Un signore gli dice “E si, dice che è sempre colpa del ’68!”. Eugenio non capisce, ma alla fine la sua mente si illumina. Capisce che non si tratta del 1968, ma del bus numero 68, “che sicuramente si è rotto e quindi hanno dovuto togliere mezzi alle altre linee, e quindi l’avranno tolta a questa linea qua…”. Eugenio si rilassa. Però non trova molte cose che lo aiutano a capire quello che ha detto Valeria. Speriamo che non sia maniaco depressiva…

Bene Eugenio comincia i suoi giri. Incontra una coppia di signori anziani e gli chiede quali sono i problemi attuali dell’Italia e chi sono i colpevoli: “Qui il problema è l’immigrazione! E la colpa di tutto questo è il ’68!”. Poi vede due ragazzi che litigano, lei da un ceffone a lui e va via. Eugenio la rincorre: con il suo fiato da giornalista pensa che la ragazza ora che arrabbiata se accetta l’intervista può dire delle cose vere, senza mediazioni. La ragazza si ferma, sembra tranquilla e risponde: “Il problema di questo paese sono gli uomini che non sono più come quelli di una volta! E’ tutto colpa del ’68!”. “E mmò che cazzo centra er ’68?” pensa Eugenio, ma non lo dice. La ragazza sembra capire la perplessità del giornalista: “Noi siamo i giovani del post ’68 e siamo noi che subiamo la crisi venuta dopo quell’anno, anche e sopratutto a livello sentimentale-relazionale!”. Eugenio pensa che la ragazza parla come una femminista. Poi Eugenio incontra due extracomunitari. Lui è di sinistra, lavora per un giornale di destra (brutta la fame), ma ogni tanto qualcosa di sinistra ce lo butta negli articoli. Pensa che questi due extracomunitari che non sembrano passarsela bene possano dire qualcosa contro i poteri forti… “La colpa è del ’68!” dicono in un italiano sbiascicato. Eugenio pensa che forse nel 1968 è successo qualcosa di brutto nel loro paese, “magari una dittatura”. Eugenio è sconvolto. Ma ad un certo punto la botta di culo: vede due gay mano per la mano per strada. Dice: “Aoh! Questi mi diranno che er problema è l’omofobia! Non possono dirmi che è colpa del ’68!”. Si, alla fine oltre ai due immigrati capitati male nel ’68 nel loro paese d’origine, gli altri erano tutti “a rischio” su questa risposta, “ma con i due gay vado al sicuro!”. Invece no: “E’ colpa del ’68 se c’è l’omofobia. Prima non si pensava alla libertà sessuale. Quando nel ’68 ci hanno pensato e si sono fatte avanti anche le richieste degli omosessuali, gli omofobi hanno cominciato a colpire! Se non ci fosse stato il ’68 sarebbe stato tutto diverso….”.

Eugenio pensa al suicidio. Entra in un caffè bar, dove c’è la connessione senza fili e accende il suo computer per distrarsi un attimo. Apre Facebook ed è pieno di gruppi contro il ’68. L’unico a parlare bene del ’68 è Fini, “ma questo non era il delfino di Almirante?” pensa Eugenio con le mani nei capelli. Decide di prendere il caffè prima di sapere cosa dice Brunetta. Beve il caffè mentre riprende il computer. E andando su Wikipedia: scopre che….nel ’69 è morto d’overdose il compositore degli Stones ed è colpa del ’68 e delle sue droghe, nel ’70 fallisce il colpe Borghese ed è chiaramente colpa del ’68 perché Borghese era contro il ’68, nel ’71 il boia Tito incontra il Papa ed è sicuramente colpa del ’68 perché nel ’67 i papi non incontravano i comunisti, nel ’72 viene deturpata la Pietà di Michelangelo ed è colpa del ’68 se i senza Dio entrano in chiesa, nel ’73 scoppia il colera a Napoli ed è colpa del ’68 perché i giovani non si lavavano nei concerti e questo è quello che succede, nel ’74 nasce ufficialmente l’hip hop e su questo non c’è dubbio che è colpa del ’68, nel ’75 c’è per l’ultima volta Canzonissima e qui già si capisce quanto è nocivo l’Hip-Hop….

…”No, me devo fermà!” pensa Eugenio ad alta voce. Un signore ben vestito, quasi d’altri tempi gli dice “Stia tranquillo, è ciclico, siamo nella quarta era. E’ iniziata nel ’68”. Si gira ed è Evola che scrive con Veneziani un altro libro contro il ’68.

…. “Amore, io vado al lavoro, la colazione è sul tavolo!”. E’ Valeria tutta vestita che sta per uscire. Eugenio è nel letto. “Ah Valè, ma ‘n’ do vai? E poi che ore sono…?” “Sono le 06.45, esco per andare al lavoro. Lo sai che quest’anno con le supplenze, mi tocca andare fuori Roma per lavorare. Maledetta Gelmini, poi dice che è colpa del ’68!”. Eugenio capisce che era tutto un sogno. “Vedi che succede a mangiarti tre panini col kebab la sera!”. Squilla il telefono. E’ il caporedattore: “Ah Eugé, senti!; stasera c’è la festa de D’Alema! Vai llà e famme ‘n articolo che te sei communista e lo so che te piaceno ‘ste cose”….

..Eugenio va. D’Alema compie sessant’anni e ci sono tutti i suoi vecchi amici della FGCI. Qualche giornalista, qualche fotografo. A un certo punto viene esposto uno striscione pensato per Massimo e per l’occasione. “I SOGNI DEL SESSANTOTTO” recita.

Maledetto ’68 pensa Eugenio…..

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