Tremonti ci prova. Verso la divisione degli utili

tremonti_fondo-magazineStiamo vivendo la seconda grande depressione economica. Così , molto probabilmente sarà ricordata sui libri di scuola e anche la grande depressione degli anni 30 del secolo scorso cambierà denominazione in prima grande depressione mondiale, proprio come è successo ai due conflitti mondiali del XX secolo.

In un articolo di Barry Eichengreen, professore di economia e scienze politica all’Università della California e di  Kevin H. O’Rourke, professore di economia al Trinity College a Dublino (A Tale of Two Depression), viene illustrata graficamente la situazione odierna comparata alla grande depressione e i risultati sono impietosi, oggi, addirittura i dati macroeconomici sono peggiori di allora, specialmente per la produzione industriale dei paesi avanzati e viene sottolineato come, ad oggi , i timidi segni di ripresa siano semplicemente piccole increspature tipiche di classici rimbalzi anzichè vere e proprie inversioni di tendenza.

In questo contesto storico, siamo testimoni della lenta agonia dei modelli economici e sociali che hanno dominato la scena economica negli ultimi tempi, soprattutto del capitalismo anglosassone, che ha fortemente influenzato il modello di capitalismo italiano, tipicamente familiare e che oggi da più voci richiede una rapida e strutturale rimodellazione. Un modello economico, quello anglosassone, che già nel suo DNA  aveva segnata la sua fine, proprio come accade nella vita biologica, data la sua repulsione alla regolamentazione e alla ricerca forsennata del profitto a tutti i costi che ha portato a gestire le aziende solo in funzione finanziaria e non più in funzione sociale e che ha schiacciato fino al progressivo annullamento la componente del lavoro.

Comunque, non solo il modello anglosassone è al capolinea. Anche la versione italiana è in forte difficoltà non essendo più adatta a sostenere le nuove realtà geopolitiche mondiali.  Quindi, per uscire da questa crisi che si preannuncia sempre più dolorosa, occorre sostanzialmente ricercare un nuovo modello economico che possa riportare il lavoro e la funzione sociale dell’impresa in posizione centrale e come fini imprescindibili da perseguire ed è proprio in questa direzione che si indirizzano le autorevoli prese di posizione del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti che in questi giorni hanno proposto con grande forza la partecipazioni agli utili delle aziende da parte dei lavoratori. Il che ha suscitato una generale levata di scudi da parte degli operatori economici e una inaudita freddezza da parte della classe politica.

I Ministri socialisti del governo Berlusconi ben hanno fatto ad indicare come primo passo verso la ricerca della soluzione alla crisi il modello renano. E’  una soluzione che può scongiurare le inevitabili tensioni sociali che ci attendono nell’immediato futuro. Un nuovo modello, quindi, che obblighi il sistema paese a fare fronte unico e a superare le sclerotizzazioni derivanti dal capitale familiare e dalla scarsa presenza bancaria nel tessuto industriale, che porti i sindacati ed i lavoratori a remare dalla stessa parte ed a migliorare la condizione del lavoro dall’interno sentendosi partecipi e non oggetto di sfruttamento, che porti a creare i presupposti per una nuova coscienza collettiva e di conseguenza una società più giusta.

Chiaramente occorrerebbe, perché questo si avverrasse, che gli imprenditori non solo accettassero la partecipazioni agli utili da parte dei lavoratori ma siano disposti ad accettare anche la presenza degli stessi nei consigli di amministrazione aprendo la stagione nuova della cogestione. Cosa che, invece, lo stesso Tremonti esclude nell’immediato futuro.

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