Serge Latouche e le 8 “R” a Verona

Alessandro Cavallini

serge-latouche_fondo-magazineL’economista francese Serge Latouche [nella foto] è passato anche da Verona per esporre il proprio programma basato sulle otto “R”: «Rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare».

Il filosofo teorico nemico del consumismo, ha parlato presso l’Università scaligera dipingendo un futuro buio per gli abitanti dell’opulento Occidente. E la ricetta per uscire dall’attuale crisi è sintetizzabile in due parole: decrescita e localismo. «Dobbiamo convincerci che dove sono i nostri piedi sta il centro del mondo. Nel senso che noi siamo i custodi del nostro territorio, da amare e lasciare intatto alle generazioni future», spiega. «Siamo a Verona: la Lega esalta la cultura locale, le tradizioni, le radici», aggiunge l’economista, «ma non ci si può fermare lì. Bisogna agire sulla rilocalizzazione dell’economia, con i prodotti a chilometri zero, con la mobilità sostenibile, con il contrasto a un mercato globalizzato che ci fa comprare in inverno fragole neozelandesi».

Il miglior modo di vivere, continua Latouche, «è utilizzare solo ciò che serve, disintossicandosi dall’insano desiderio di possedere un’auto per ogni componente della famiglia, un terzo televisore, un nuovo cellulare… Il consumismo è una droga e noi siamo i tossicodipendenti. Lo sviluppo a ogni costo ci tiene dentro questo tunnel».

E l’attuale crisi economica può essere paradossalmente «la nostra salvezza, tanto quanto l’esaurimento del petrolio», ribadisce. «Ora possiamo scegliere di cambiare rotta, non è ancora troppo tardi per evitare la catastrofe cui andremo incontro se insistiamo nel perseguire la folle volontà di una crescita infinita su un pianeta con risorse limitate». E cita il fenomeno inglese delle «transition towns», città che si stanno preparando gradualmente all’autonomia energetica dai combustibili fossili.

Tali concetti erano già stati esposti la sera precedente alla Ca’ Verde, alla presenza delle principali associazioni ambientaliste locali, in cui si è parlato del cementificio di Fumane, con il suo progetto d’espansione, considerato come una minaccia da parte della popolazione valpolicellese. Latouche sostiene le associazioni che, al pari di Fumane Futura, Valpolicella 2000 e del Wwf veronese, rappresentato al convegno dal suo fondatore Averardo Amadio, vedono il cementificio come «fumo negli occhi». «State attenti», ammonisce, «contenete nel tempo e nello spazio ogni attività che possa distruggere il territorio».

Perciò secondo l’insigne teorico francese, vero e proprio guru tra i contemporanei neoluddisti, bisogna tornare all’età della pietra per ritrovare la felicità. Sembra proprio che i reazionari di tutti i colori non comprendano come la Modernità sia un dato oggettivo che non può certo essere contestato, casomai può, anzi deve, essere governato diversamente. Ed è qui che l’Uomo è chiamato ad una vera e propria sfida per determinare il proprio Destino. Pensare di girare il collo all’indietro,guardando al passato, è tipico di pavidi ed impauriti nostalgici. Ma, per fortuna, la Storia è sempre stata fatta da Uomini valorosi e coraggiosi. Siamo perciò certi che nel giro di pochi anni nessuno più ricorderà le bizzarre teorie del signor Latouche.


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