Se questo è fare politica…

Francesco Boco

gelmini-grembiule1_fondo-magazineSe si dovesse pensare alla politica italiana oggi, si farebbe ben fatica a distinguerla dai gossip, dal giornalismo scandalistico e dalle storie torbide tra uomini di potere e belle ragazze. Da più parti si condanna e stigmatizza questo “clima avvelenato” che frena il paese, ma d’altro canto nessuno tenta davvero di fare un passo oltre questa situazione.

I principali mestatori di un tale clima “politico” sono alcuni giornalisti molto in vista, che non perdono occasione di mettere in piazza il proprio moralismo mascherato da “lotta ai poteri forti”. Come se loro stessi non fossero parte, più o meno consapevole, di alcune lobbies e gruppi di pressione. Dalla politica al pollaio il passo è breve, e non ci sono che poche e inascoltate voci che insistono nel voler parlare di contenuti e politica seria, contro ai molti che strillano scandali veri o presunti e trasformano il foro in una mangiatoia per straccioni e guardoni.

Non si inquadrerebbe nella giusta ottica l’attacco che certa sinistra muove in questi giorni al Ministro Gelmini se non si riconoscesse in tutta onestà il livello a cui molta “informazione” si è abbassata. Non si criticano i Ministri e il Governo nel merito dei contenuti politici delle scelte operate, si svia da ogni serio dibattito di un qualche interesse per il paese, e si riduce ogni questione a un fatto personale e di costume. Si scopre allora la carriera scolastica della signora Gelmini, non analizzando però nel merito i contenuti della sua discussa e rivedibile riforma. Quando a suo tempo il bravo Max Ferrari mise in discussione la laurea dell’on. Fassino vi fu una levata di scudi: la morale vale a senso unico e i moralizzatori sono solo pochi eletti.

Vale a senso unico perché i moralizzatori si crogiolano dall’alto della loro intoccabilità mediatica; checché ne dicano, in Italia c’è libertà di espressione e se taluni possono dire e sparlare del Governo del proprio paese fino al punto di metterne in dubbio credibilità e dignità, evidentemente limiti reali agli sproloqui ancora non ne sono stati messi. Fatto che con tutta onestà il quotidiano il Riformista ha riconosciuto.

Al di là poi del singolo giornale o articolo, il problema politico in Italia è profondo. Perché possa attecchire un clima di a-politica scandalistica, squallida e volgare, è necessario che il terreno su cui questa va a innestarsi sia già stato precedentemente preparato. Sono svariate le cause che hanno spinto i singoli a una separazione tale da perdere il senso di appartenenza a un popolo; una disgregazione in particelle di questo genere è anche la precondizione della fine della politica reale ed agita, che parte da e si rivolge sempre al popolo nella sua autenticità. Troppo interessati al proprio benessere e alla tranquillità del proprio orticello, si è delegato per anni e ci si è accontentati in silenzio di una politica di traffichi sotto banco, raccomandazioni e, in ultimo,  gossip e scaldali da giornaletti adolescenziali. È chiaro che quando i contenuti politici vengono meno – perché c’è chi si preoccupa di questi al posto nostro -, quelli che un tempo rappresentavano il popolo e da esso erano riconosciuti, nel bene o nel male, nel loro ruolo, oggi diventano solo degli attori di una squallida commedia mediatica.

Il Beautiful dei poveri va in onda ogni giorno, e sono proprio quelli che si ergono a difensori della “vera politica” a tesserne la sceneggiatura e a fissarne il cast: non se ne scappa, sono tutti attori della stessa farsa. I maggiori danni, insomma, non li fa il premier con le sue abitudini private, ma chi dovrebbe evidenziare e discutere i temi politici urgenti e non lo fa. Chi dovrebbe sollevare le questioni del presente e del futuro all’attenzione dei politici, chi dovrebbe promuovere e animare un dibattito proficuo e preferisce, per suo irresponsabile narcisismo, sorridere beffardo delle divertenti storielle di sesso che riesce a imbastire dalle televisioni statali.

Al di fuori e al di là delle solite vecchie divisioni endemiche alla politica nostrana, in quella parte minoritaria ancora sana del popolo si esprime una voglia di andare al di là delle sterili discussioni di parte, per guardare a una reale solidarietà comunitaria. È un’esigenza che si esprime a vari livelli e in vari ambiti, ma esiste e costituisce la culla della politica reale.

Se, come diceva Spengler, la politica interna è la precondizione di quella internazionale, è allora necessario coltivare e rafforzare i luoghi in cui la politica si realizza in modo autentico. Tocca soprattutto ai giovani farsi portatori di una volontà politica integra e che non si pieghi allo sproloquio e alle volgarità. Ricostruire la dimensione del politico è possibile solo attraverso lo sforzo portato avanti da persone che facciano dell’assoluta rettitudine e dignità una norma imprescindibile. Non moralisti e benpensanti mascherati da anticonformisti, ma persone che antepongano al proprio piccolo interesse il bene della propria gente, e badino ad esso soltanto.

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