…se eterosessualità fa rima con omofobia

Angela Azzaro

donna-libera_fondo-magazineHa trentadue anni l’uomo arrestato domenica a Firenze con l’accusa di aver picchiato, tra il 9 e il 10 settembre, un ragazzo di ventisei anni. Il nome non lo conosciamo. Sappiamo però che tornava da una fiaccolata contro l’omofobia e la transfobia e si è fermato a bere una birra in un locale frequentato anche da altre persone della comunità omosessuale. Questo non è bastato a scoraggiare l’uomo che lo ha inseguito e poi pestato a sangue.

E’ l’ennesimo episodio di una escalation di violenza che sta colpendo chiunque non sia ritenuto “normale”. Ma anche se non è il primo (e temiamo non l’ultimo) non per questo desta meno scandalo, meno sconcerto. Come è possibile che un essere umano dotato di intelligenza possa picchiarne un altro perché diverso da lui? Paura. Idiozia. Ignoranza. Omofobia.

I discorsi da fare sono molti. Qui però vorrei concentrami su due aspetti. Il dibattito su che cosa è normale e su ciò che non lo è e come uscire da questa situazione, cioè sul che fare.

Sulla prima questione, abbiamo visto come anche sul Fondo, le reazioni al pezzo di Miro Renzaglia hanno insistito molto su una presunta normalità, quella eterosessuale, a cui tutti si dovrebbero conformare pena essere considerati malati o diversi o comunque non graditi. Un uomo e una donna che si baciano possono andare bene perché considerati normali, due uomini (o due donne) che si bacino sono nel migliore dei casi da censurare, nel peggiore da picchiare. Sopprimere. Perché? Ognuno ha le sue buone e sante ragioni. Chi invoca la Chiesa (ognuno ha la sua purché monoteista), chi la natura, chi questo o quell’altro. Potrei rispondere, partendo da Freud, o riesumando la cultura greca. Eccetera. Eccetera. Il punto è capire come possa esistere un punto di vista che pensi di imporre una visione sulla realtà, partendo da una presunta verità. Quella degli omofobi (perché di omofobi si tratta) è che esiste un’unica sessualità, quella etero, perché legata alla riproduzione. Ipotesi smontata da millenni di cultura. Ma non basta parlare di visioni contrapposte sul piano concettuale. E’ nella visione del mondo e del rapporto con gli altri che sta la vera differenza: il movimento gay parla di libertà per tutti e non nega i diritti di nessuno. Non dice per esempio: gli etero sono delle merde. Le posizioni omofobe invece si basano non tanto sulla valorizzazione di una posizione ma sulla sua imposizione a tutti. Loro possiedono la verità, loro vivono nella verità, gli altri sono merde che vanno soppresse. Con queste persone c’è poco da parlare. Non ci può essere confronto.

La seconda questione riguarda il che fare. Sono d’accordo con quanto scritto da Renzaglia sul rischio di risolvere il problema, cioè l’omofobia, con una della causa, cioè le politiche securitarie. La vera battaglia da fare è quella culturale e va condotta sue due fronti: messa in discussione del concetto di natura e normalità (lo diceva su queste pagine molto bene Susanna Dolci) e dall’altra la messa in discussione della coppia binaria maschile/femminile. Sul primo aspetto ho scritto. Il secondo che cosa c’entra con l’omofobia? La dicotomia maschile/femminile è fondante dell’ideologia eterosessuale. E’ cioè la prima dicotomia che crea una norma e di conseguenza modelli, regole, poteri. Questa coppia è stata scombinata dal femminismo prima, dal movimento gay, lesbico, trans dopo. La dicotomia maschile/femminile diventa maschile/femminista e si articola in mille modi di essere, non più sussumibili in unica sessualità.

Ma questa regola è molto potente, non solo perché si impone con le leggi, le consuetudini, la fede, ma perché l’abbiamo introiettata e spesso agisce anche quando razionalmente pensiamo o desideriamo in maniera diversa. Il lavoro culturale da fare richiede quindi tempi lunghi, lenti,  e  uno sforzo quotidiano. Intanto però abbiamo davanti la violenza omofoba che cresce, l’intolleranza che aumenta e non possiamo pensare di rinviare tutto alle calende greche. E’ per questa ragione che penso che l’azione sul piano legislativo, per quanto possa essere contradditoria con la critica alla politiche securitarie, vada portata avanti. Penso a due provvedimenti in particolare. L’approvazione delle unione civili, soprattutto in considerazione del fatto che la loro mancata approvazione è frutto di pregiudizio e discriminazione; una legge contro l’omofobia e la transfobia. Questa settimana, per quanto riguarda il secondo punto, sarà decisiva. Ieri la deputata del Pd, Paola Concia, in una conferenza stampa ha lanciato la campagna “l’omofobia ha i giorni contati”. Una sorta di conto alla rovescia per «monitorare>   il tempo che il parlamento impiegherà per approvare una legge contro l’omofobia e la transfobia. Mercoledì potrebbe essere una prima data buona, quando il testo unico proposto dalla stessa Concia potrebbe essere votato dalla commissione Giustizia della Camera. La legge  prevede l’introduzione nel codice penale dell’aggravante dell’orientamento sessuale della persona offesa e ha, almeno dalle dichiarazioni dei giorni scorsi, l’appoggio della ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

Sono contraria all’inasprimento delle pene, ma questa volta penso che riconoscere l’aggravante, al di là dell’aumento degli anni di prigione, è un gesto necessario, anche se non sufficiente, per dire un no. Un no forte, anche perché arriverebbe da quel mondo politico di destra e di sinistra che è uno dei più omofobi d’Europa (e forse del mondo). E se ce la fanno loro, vuol dire che anche gli italiani e le italiane potranno cambiare.

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