Perché vado a CasaPound a parlare di gay

Anna Paola Concia

L’articolo che segue di Anna Paola Concia, deputata PD, è pubblicato oggi su l’Altro, ed è proposto su il Fondo per gentile disponibilità della direzione del quotidiano e dell’Autrice.

La redazione

omofobia_fondo-magazine1Sono nata nel 1963 da genitori antifascisti. Sono cresciuta come tanti  giovani nell’idea che quello che era accaduto con il fascismo non  dovesse più accadere. Sono stata comunista, ho conservato di quella  cultura (credo) le cose migliori: la battaglia per la libertà di tutti  e tutte dalle oppressioni, dalle discriminazioni e dai pregiudizi. Per questo oggi, dopo che tanti muri si sono sgretolati dentro e fuori di  me, dopo che ho cercato sempre di cambiare il mio sguardo sul mondo  insieme al mondo che cambiava e cercare risposte nuove ai nuovi  problemi, mi posso definire una liberale di sinistra.

Ho sempre  cercato faticosamente di interrogarmi sulle risposte da dare per  continuare a cambiare il mondo in meglio. Della lotta contro il  pregiudizio verso omosessuali e transessuali, ne ho fatto la battaglia  della mia vita. L’omofobia e la transfobia di una società non si  possono identificare solo con gli atti di violenza. Sono qualcosa di più profondo che alberga ovunque. Sono la paura del diverso, la paura  dell’ “Altro” da te. Perché diversità vuol dire pericolo: il diverso  si teme, si esclude, si combatte, si elimina. La paura del diverso si  annida ovunque, mi dispiace dirlo, sia a sinistra come a destra.

Ho  dovuto molto lottare con i miei amici omosessuali in questi anni  dentro i DS prima e il Pd poi per cambiare la cultura politica della  sinistra rispetto ai diritti civili. Abbiamo combattuto pregiudizi,  una omofobia nascosta e per questo più pericolosa. Abbiamo lottato  tanto dentro la nostra  parte politica per far pronunciare una parola in favore degli omosessuali. Parole stitiche, pronunciate a mezza bocca. Un lavoro faticoso che mi ha creato da una parte il sospetto di  non stare nel partito giusto, dall’altra la certezza che la sinistra  italiana su questi temi deve fare molta strada e, per esempio,  imparare non dai progressisti europei, ma dai conservatori.

La  sinistra in Italia, però, ha un piccolo vantaggio rispetto alla destra. E’ quello di avere alle calcagna il movimento omosessuale e transessuale italiano che da trent’anni la educa ad una nuova cultura dei diritti civili. Ma la destra italiana chi la educa? E’ un problema che dobbiamo porci tutti, tutti quelli che vogliono vivere in un paese  migliore. Su questi temi si sa, la destra è indietro. Sono cominciate, però, significative aperture, grazie a donne e uomini che vogliono costruire anche nel nostro paese una destra liberale. Flavia Perina e Adolfo Urso per esempio e tutti coloro che fanno capo alla Fondazione Farefuturo. Si, sono persone legate a Gianfranco Fini e al suo percorso intellettuale, che come ho avuto modo dire su questo giornale non posso non apprezzare.

Il mio sforzo di interloquire con loro viene capito con riserva, ma capito. Mentre non si capisce dalle mie parti il perché ho accettato l’invito di CasaPound a discutere con loro di diritti civili. Forse perché loro sono destra “fascista”, “estremista”, impresentabili, non da salotto buono? Questa è la ragione per cui non dovrei accettare di discutere con loro? Perché non dovrei accettare un invito da una Associazione di destra che si vuole porre il problema della sua cultura politica verso i diritti civili? Perché non accogliere questa apertura? Sono convintissima che potremmo costruire un paese migliore solo con una sinistra e una destra migliori. E questo potrà farlo solo una nuova generazione di dirigenti politici di sinistra e di destra che saprà partire dalla condivisione dei principi della costituzione, ma che saprà andare oltre vecchie categorie e vecchie divisioni.

Il mondo è andato avanti, e le divisioni di una volta non funzionano più e soprattutto tendono a nasconderne altre. Queste sono le ragioni per le quali andrò con serenità a CasaPound a discutere, a spiegare, a dire quello che non mi piace di loro, e ad ascoltare. E se non ci capiremo me ne tornerò dalle parti del mio partito, dove devo ancora convincere la Binetti che non sono malata e tanti dirigenti che le coppie di fatto non fanno male al matrimonio e infine che l’omosessualità non è una scelta.

Forse l’unica ragione per cui non dovrei andare a CasaPound è che ho tanto lavoro ancora da fare in casa mia.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks