Noi, fra Chiesa e Rivoluzione francese

Umberto Bianchi

Ho avuto modo di leggere con attenzione l’articolo che Gianvito Armenise, esponente del movimento cattolico “Azione e Tradizione” ha pubblicato in risposta a quanto, di recente scritto da Gabriele Adinolfi a riguardo alla tematica dei rapporti con il mondo cattolico. Un tema alquanto spinoso ed irto di difficoltà, questo, perché si corre sempre il rischio di finire con l’urtare le varie sensibilità, sia laiche che cattoliche che, come un fiume carsico percorrono l’intera storia del nostro paese ed attraverso la cui ottica unilineare, si corre il rischio di distorcere irrimediabilmente i termini dell’intera questione, aggiungendo confusione a confusione.

Una considerazione alla base dell’intera questione. L’ambiente nazional rivoluzionario (o di destra radicale, o di sinistra nazionale, o come cavolo volete chiamarlo voi!), nella sua infinita e tortuosa storia dal dopoguerra in poi, è sempre stato sensibile alle mode ed ai richiami culturali del momento, avendo da sempre sofferto un forte problema di carenza di identità culturale, dovuto alla frammentazione in mille rivoli che, a partire dalla fine del Fascismo, avrebbe caratterizzato l’esperienza politica ed umana di coloro che a quella vicenda storica si sarebbero richiamati. E così si è andati passando dalla rigida osservanza dei dettami evoliani in materia di tradizione, alla fascinazione per l’Islam propugnata da riviste come Orion e da personaggi come Claudio  Mutti, sino a sbarcare nel tradizionalismo cattolico alla Forza Nuova ed alla Pivetti, arrivando ad una postuma rivalutazione dell’intera esperienza legata alla Rivoluzione Francese. Si fanno così  convivere in un immenso e confusionario calderone il brigantaggio e l’esaltazione del Risorgimento, il tradizionalismo evoliano accanto alle istanze futuriste, la Vandea accanto  alla Bastiglia.

rivoluzione-francese1_fondo-magazinePartendo dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese, va detto che, a tutti gli effetti, essi hanno rappresentato il momento di rifondazione dell’Occidente intero che, da quel momento in poi, sarebbe stato sempre più caratterizzato dall’interazione tra economia e tecnologia a scapito e detrimento di qualunque altro valore, sino ad arrivare all’attuale tendenza volta a plasmare il mondo intero in base ai dettami economicistici occidentali. A partire da quel momento un pensiero caratterizzato da una rigida tendenza alla categorizzazione, alla quantificazione ed alla mercificazione, portate avanti da pensatori quali Locke, Berkeley, Hume e dalle prime scuole di pensiero economiche liberiste quali i fisiocratici, spianeranno in modo definitivo la strada al dominio dei ceti mercatili a detrimento di quelli più caratterizzati da una vocazione più autenticamente politica. Un cambiamento che iniziato in sordina con il Protestantesimo, aveva trovato nell’Inghilterra di Cromwell e nella nascita degli USA di Washington ed Hamilton, i primi e fondamentali punti fermi. Ad onor del vero, va però detta una cosa. L’Occidente è caratterizzato da un’ambiguità di fondo che, nel ruolo di una vera e propria schizofrenia intellettuale, ne marca l’intero percorso, sin dagli albori. Oggidì una parte interessante della critica storica, (inizialmente rappresentata dagli studi di Eric Meuthen, e poi proseguita da Neugebauer-Wolk, Trepp e Lehmann, Kippenberg e Von Stuckrad, solo per citarne alcuni ) sta operando una vera e propria rivisitazione dei motivi che animarono quel complesso e variegato fenomeno che fu l’Illuminismo, facendo della Ragione, non tanto un motivo razionale alla base di un’ideologia altrettanto razionalista, quanto un motivo di natura neoplatonica, dalla cui fascinazione non sarebbero rimasti estranei personaggi come Isaac Newton, ma neanche Leibniz, Goethe e forse lo stesso Francis Bacon. Certo è che la riscoperta della dea egizia Iside sotto le ambivalenti vesti della Dea Ragione durante i momenti più intensi della Rivoluzione Francese, sotto la dittatura di Robespierre, l’aderenza di personaggi come l’ultrarazionalista ed ipercritico Voltaire a strane conventicole esoteriche, alcuni scritti di Rousseau ed altri motivi ancora, ci lasciano sospettare una vicenda che forse avrebbe voluto esser differente ma che, il corso della storia orientò in tutt’altro modo. Non solo. A detta di autori come De Felice e Mosse, l’insurrezionalismo  giacobino sicuramente fornì molti spunti ai nascenti nazionalismi europei, che ebbero modo di sperimentarne la validità durante le invasioni napoleoniche, con le varie insurrezioni in Germania e durante la fase dei vari Risorgimenti  europei, italiano in primis.

E’ vero. Casa Savoia ed una Massoneria molto spesso pappa e ciccia con gli interessi britannici, nel brigare contro gli interessi del decadente assetto mittel europeo austro-ungarico, non avevano certo a cuore gli interessi della nascente Italia, anzi, ma non si può non riconoscere l’importanza e la validità dell’impostazione politico ideologica dell’insurrezionalismo mazziniano e di personaggi come Garibaldi, che ne furono i fedeli battistrada, e che avrebbero poi fornito linfa vitale all’ideologia fascista. Che poi  un personaggio colorito e bizzarro come Garibaldi fosse anche massone, non dovrebbe meravigliarci né preoccuparci più di tanto, visto che i veri burattinai  del Mondialismo, sono stati e sono di ben altro calibro, rispetto a quello di un avventuriero ideologizzato, quale il Garibaldi effettivamente fu.

Lo stesso percorso storico della Massoneria, apparentemente nata all’insegna di un’impostazione mistico-esoterica di derivazione rosacrociana e poi evolutasi (o meglio sarebbe dire: degenerata) in tutt’altro modo, ci dovrebbe comunque indurre a delle valutazioni più prudenti e misurate. Dovremo anzitutto interrogarci sul reale significato della parola Massoneria, visto che in questo ambito sono state spesso incluse esperienze tra loro profondamente differenti. Martinisti e Martinesisti, Riti Scozzesi, Grandi Orienti, Rosacrociani, Ariosofi, Teosofi, Neopitagorici, Neopagani ed altri gruppi misteriosofici simili, sono stati troppo spesso e frettolosamente accomunati sotto la sigla di “Massoneria”, senza operare distinzioni invece necessarie e dovute. Non solo. Resta forte in ambito massonico, quell’ambiguità di fondo, quel contrasto tra un’esperienza di tipo mistico e neoplatonico e le ragioni di una ratio meccanicista, che abbiamo poc’anzi nominato a proposito dell’intera vicenda illuminista. Se nella rivoluzione protestante, nell’Illuminismo, nella Rivoluzione Francese, in certe vicende del Risorgimento, noi possiamo ravvisare alcuni importanti momenti dello sviluppo dell’attuale Globalismo Occidentale, le radici di questo fenomeno andrebbero però ricercate nella plurimillenaria vicenda della Chiesa cattolica, questa sì universalista ed omologatrice per propria espressa vocazione.

Anche qui però, andrebbe tenuto distinto l’aspetto legato alla figura di Cristo con quello del successivo sviluppo organizzativo dei suoi seguaci. Al pari di un’altra grande religione quale il buddhismo, il cristianesimo sorge in un momento di grande crisi spirituale o “decadence” che riguardava l’intera “ecumene” ellenistico-romana. Cosa abbia esattamente detto Cristo, ed in quale misura, ancor oggi non è dato di sapere, visto che i vari Concili (Efeso, Calcedonia, etc.)  hanno provveduto nel tempo ad eliminare qualunque motivo fosse discordante con la nascente ufficialità ecclesiastica. Anche qui sembra rifarsi presente la metafora filosofica di un Heidegger, che parla di un progressivo nascondersi dell’essere reale, dell’essenza delle cose, tutto a detrimento della loro apparenza (o ente) che sembra percorrere la storia dell’Occidente intero e che, nella vicenda del cristianesimo potrebbe trovare un’interessante applicazione. Fatto sta che ad edificare la cristianità ufficiale furono personaggi come Paolo di Tarso, Origene, Tertulliano ed Agostino di Ippona, assieme ad altri, ben lontani dall’iniziale esperienza cristiana.

Il primo motivo che accomunerà questi signori sarà la dualità tra organizzazione statuale ed organizzazione ecclesiastica, in virtù del principio della supremazia della civitas dei ( e dei suoi rappresentanti mortali, sic!) sulla civitas in terra, rappresentata dallo stato o dall’impero che dir si voglia. Sino ad allora, il variegato mondo ellenico ed etrusco-romano-italico, era stato accomunato dall’idea dell’ assoluta supremazia dello stato, caratterizzata dall’incondizionata adesione delle organizzazioni sacerdotali e religiose allo jus publicum. Questo perché nella concezione del mondo classico, lo stato rappresentava nel proprio realizzarsi quell’ “hic et nunc”/ “qui e adesso” nel ruolo di massima aspirazione a cui un individuo, pienamente inserito in quella comunità perfetta che era la polis-res publica, potesse aspirare. Attraverso le sue genealogie mitiche, garantite da personaggi come dei o eroi nel ruolo di fondatori , la polis-res publica trovava smalto e forza centripeta. Il cristianesimo si imporrà nella fase di decadenza del mondo classico, facendosi portatore dell’idea che l’unico potere valido fosse quello della civitas celeste, mentre quello dell’impero e di Roma, la “magna meretrix”, doveva esservi risolutamente sottomesso. Disaffezione, mancanza di senso della comunità, mala fede, fecero il resto. L’avvento del cristianesimo coinciderà con la decadenza e la caduta dell’impero romano, spalancando un’età di scontri con il potere temporale che impedirà “de facto” il realizzarsi di quell’asse geopolitico mitteleuropeo Nord-Sud, tanto caro ai desiderata di Federico 2° e che tanto avrebbe giovato al futuro d’Europa. Per non parlare poi dell’unità della penisola italiana, che la presenza della Chiesa cattolica rese de facto impossibile sino al 19° secolo (!) dell’Età Moderna.

Il tutto senza contare la sequela di intolleranze, atrocità e persecuzioni che ad iniziare dagli Gnostici, passando per i Catari, per l’episodio di Jan Huss in Boemia, e via discorrendo,  fornirono la giustificazione ideale per la rivolta dei ceti mercantili nord europei all’insegna del Protestantesimo. Il cattolicesimo rappresentò il primo e serio tentativo di conformare i popoli del mondo intero all’insegna di un  motivo, quale quello religioso, che ne avrebbe permeato la vita sin nelle midolla. Tentativo che proseguirà anche nell’Età Moderna con una Chiesa che, al pieno servizio del becero colonialismo europeo, si farà compartecipe di massacri, genocidi ed estinzioni di popoli interi, infettati, sporcati, corrotti da una mentalità falsa, ipocrita e farisaica, quale quella a tutt’oggi portata avanti  da un’istituzione più volta ad immischiarsi negli affari di uno stato sovrano che non ad esercitare un sacro magistero.

Oggi come una volta, la Chiesa cattolica rappresenta uno di quei freni che impediscono lo sviluppo economico e sociale del nostro paese. In questioni come società multirazziale, aborto, testamento biologico, libertà sessuale, impicci finanziari ed altro ancora, Santa Romana Chiesa ha mostrato una doppiezza vergognosa. Quanto sin qui detto non vuole certo essere un viatico per Protestanti, sionisti e compagnia bella che, quanto a schifezze non hanno nulla da invidiare ai propri “fratelli minori” cattolici, né vuole essere la solita stupida esaltazione di un decotto ateismo militante. Nulla all’incontrario, quindi, ad un ingenuo e confusionario “Tradizionalismo Cattolico”, (portato avanti dai vari De Maistre, Ravaisson, Renouvier, Blondel, Bergson e dallo stesso Sorel e da sempre emarginato dalle gerarchie ecclesiastiche, perché contrario alla realpolitik dei suoi esponenti, sic!) ed ai suoi suggestivi riti in latino.Tutt’altro. Nè si pretende certo di impedire a milioni e milioni di individui di proclamare la propria fede nel modo che essi ritengono più opportuno, ma chi si fa portatore di un’impostazione nazional rivoluzionaria dovrebbe sempre avere in vista un obiettivo: la supremazia di uno stato inteso come superiore riferimento etico di una comunità di individui e non un semplice notaio dei singoli interessi economici.

Riportare la Chiesa cattolica nell’alveo dello ius publicum, tramite la revisione del Concordato, rendendo di pertinenza dello Stato la nomina di cardinali e vescovi, sottoporre ad un particolare regime giuridico di nazionalizzazione i beni ecclesiastici, al pari di tutte le altre confessioni religiose. Simili provvedimenti dovrebbero rappresentare solo il primo passo verso quel processo di eticizzazione dello stato e della vita pubblica, in grado di espropriare la sfera economica da quel primato di detenzione dei valori, iniziato proprio con la graduale sottomissione della sfera politica a quella economica. Senza imporre atti di fede universali a nessuno, lasciando che ognuno creda liberamente ai propri Zeus, Juppiter Fulgurator, Mitra, Javè, Allah, Brahma e, (perché no?) anche a Capitan Harlock, tenendo sempre a mente che la religione è cosa seria e non materiale per quel fai da te dello spirito tanto caro alle sette mondialiste americane new age , vorremmo concludere ricordando a qualcuno che base integrante di tutti i credi religiosi come si deve, stanno dei simboli o archetipi universali, tra cui anche il bistrattato “uroboros”/o “serpente che si mangia la coda”, ben antecedente alla Gnosi ed alla Massoneria, che non dovrebbe essere evocata a piè sospinto ogni qualvolta non si riescano a coprire e giustificare le proprie lacune culturali.

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