Libertà di stampa. Sansonetti ha ragione

Angela Azzaro

sansonetti_fondo-magazine«Venduto», «collaborazionista», «senza valori», «Sansonettigonfiabile», «spaventapasseri di sinistra». Sono solo alcuni degli epiteti lanciati contro il direttore del mio giornale L’Altro per aver partecipato al  Porta a Porta con Berlusconi, la famigerata puntata <di regime> dedicata alla consegna delle case. Per giorni il sito dell‘Altro è stato inondato di insulti, maledizioni, offese. Ma il nostro giornale on line non è stato l’unico a registrare il malcontento. In prima fila contro Sansonetti [nella foto] – in ordine sparso – il direttore di Repubblica Ezio Mauro (spaventapasseri), a più riprese il manifesto (quelli col dente più avvelenato, chissà perché…), il sito-comunità Nazione Indiana (lo attaccavano anche quando stava a Liberazione e diceva che a Cuba c’è una dittatura), Sabina Guzzanti che ci ha accusato di prendere soldi dalla Mondadori e di sfruttare il finanziamento pubblico. Il direttore dell’Altro ha risposto pazientemente, con stile, senza replicare alle offese, ma spiegando e soprattutto chiarendo là dove sono state dette delle pesanti inesattezze. E’ il caso di Sabina Guzzanti, a cui Sansonetti ha scritto una lettera aperta, precisando la verità: dalla Mondadori non riceviamo neanche un soldo, manco mezzo, ma anzi siamo noi che paghiamo (tantissimo per noi) la Mondadori per la distribuzione del giornale; siamo l’unico giornale al momento in edicola che non ha finanziamento pubblico. Gli altri giornali, in prima fila per difendere la libertà di stampa dal presunto attacco di Berlusconi, prendono soldi dalla Mondadori e prendono un lauto contributo dallo stato. Per un paradosso dell’informazione, spiegabile solo fino a un certo punto, i ruoli si sono ribaltati e noi siamo diventati i venduti e gli altri i liberi e puri.

Ma come mai Sansonetti è andato Porta a Porta? Fin dal momento in cui è stata indetta la manifestazione del 19 per la libertà di stampa (poi spostata ad ottobre, dopo l’attentato e i morti in Afghanistan) L’Altro ha aderito ma con riserva. Ha cioè detto di non condividere l’analisi che individua Berlusconi come l’unico potere dell’editoria italiana. I poteri – ha scritto l’Altro – sono almeno tre, un triopolio che controlla, se non tutto, molto. Cioè, Berlusconi, ma pure De Benedetti e la Rcs. Non esisterebbe, secondo questa lettura della realtà editoriale ed economica italiana, una borghesia buona (quella rappresentata da Repubblica) e una borghesia cattiva (e immorale) quella di Berlusconi, ma una capitalismo che si contende il potere e schiaccia le altre voci che non fanno parte di una delle grandi cordate. Sulla base di questo punto di vista, indubbiamente opinabile, ma con una sua attendibilità, Sansonetti ha deciso di andare a Porta a Porta a dire quello che pensa e che L’Altro, piccolo giornale con poche risorse, può dire in maniera limitata e che in quell’occasione poteva essere affermato davanti a un pubblico ben più ampio.

Sansonetti non è stato zitto. Ha posto delle questioni, suscitando l’ira di Vespa e lo sguardo attonito di Berlusconi. Ma lo ha fatto ponendo le nostre questioni che non sono evidentemente le stesse di Repubblica. Il giorno dopo, Curzio Maltese, sul giornale del gruppo Espresso ha accusato il direttore dell’Altro per non aver fatto al premier una delle (tristi) dieci domande su Noemi. Sansonetti, è vero, quella domanda non gliel’ha fatta. Gli ha invece chiesto conto dei morti in mare, dei rapporti con la Libia, delle politiche migratorie. Fin dalla nascita dell’Altro abbiamo sostenuto, e sostiamo ancora sempre più convinti, che un’opposizione fondata sullo scandalo Noemi e sulle escort è destinata a fallire. Non tanto perché non raggiunge lo scopo (è probabile che alla fine si riesca a far cadere il governo). Non è efficace per la politica che vogliamo costruire. Perché dietro lo scandalo escort  e le dieci domande di Repubblica c’è il vuoto di una sinistra che per noi non è tale. Il problema è insomma quello dei contenuti, delle politiche sociali, delle libertà di tutti, dei diritti.

La conferma è arrivata in questi giorni. Davanti alle tragiche morti in Afghanistan il Pd e i suoi giornali non hanno chiesto il ritiro delle truppe ma hanno usato lo stesso linguaggio di Berlusconi. So che molti che leggono il Fondo sono di destra e pensano che le truppe debbano continuare la missione. La sinistra però è stata storicamente pacifista. Noi dell’Altro siamo pacifisti. E ci chiediamo: quale è la differenza, anche in questo caso, tra Berlusconi e D’Alema? Tra il Giornale e l’Unità? Può bastare uno stile più sobrio per dirsi di sinistra? Noi pensiamo di no, e continuiamo la nostra battaglia. Senza padroni, né di destra, né di sinistra.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks