L’arma più forte/5. Luciano Serra pilota

Giovanni Di Martino

luciano-serra-pilota1_fondo-magazineSalvatore Amedeo Buffa, al secolo Amedeo Nazzari, è stato, forse più di ogni altro, l’attore identificato con il ventennio fascista ed il suo cinema di propaganda. E non del tutto a torto. Altissimo, prestante, l’ideale per indossare divise, trentenne nel 1937, proveniente dal teatro drammatico, oggi diremmo impegnato, Nazzari ben presto viene notato e utilizzato al meglio per celebrare trionfi coloniali e auspicati trionfi bellici. Resterà famoso per la sua frase “chi non beve con me, peste lo colga!”, sciorinata con forte cadenza sarda nel film in costume La cena delle beffe del 1941, ma l’episodio, per quanto molto divertente ancora oggi, non rende giustizia ad una dizione estremamente italiana, soprattutto per un sardo (i tempo di Marco Carta erano ancora lontani).

Essendo Nazzari un grande attore, malgrado il suo passato da John Wayne italiano ante litteram, riesce a sfondare anche nel cinema del dopoguerra, quello del boom (che fu anche e soprattutto un boom cinematografico), dapprima recitando i melodrammi popolari di Raffaello Matarazzo con Yvonne Sanson: pura seria B (= svilimento della critica istituzionale + adorazione del pubblico di massa + tardiva riabilitazione dei critici con la puzza sotto il naso – Catene viene anche rifatto negli anni settanta con Maurizio Merli). Non partecipa quasi per nulla alla commedia all’italiana, ma ha l’intelligenza di diventare, qua e là, autoironicamente la parodia di se stesso e di quanto era stato in passato. E questo in numerosi film, a partire dal felliniano Le notti di Cabiria, in cui interpreta l’attore brillante che va a puttane Alberto Lazzari, fino a I due nemici con Alberto Sordi, parodia del nostro glorioso passato militare, passando per il quasi autobiografico Il gaucho di Dino Risi, in cui è un imprenditore italiano in Argentina che per nostalgia fuma le Nazionali che si fa arrivare apposta, e per Frenesia dell’estate, in cui è un vecchio indossatore che usa la pancera.

Tra il 1937 e il 1938, Nazzari interpreta uno dei film di propaganda fascista divenuti più famosi. Si tratta di Luciano Serra pilota, di Goffredo Alessandrini, dalla cui moglie Anna Magnani Nazzari era stato notato in teatro. È la saga di un ex pilota della Grande Guerra che cerca gloria in sud America lasciando moglie e figlio e scompare tentando una trasvolata oceanica. Anni dopo, arruolatosi sotto falso nome nell’esercito, salverà in Etiopia la vita al figlio (il giovanissimo Roberto Villa) nel frattempo divenuto ufficiale pilota.

Visto oggi è datatissimo, veramente un filmetto, soprattutto rispetto agli altri film di propaganda (anche quelli con Nazzari, tipo Bengasi o Quelli della montagna). Ma nel 1938 è stato un successone: Vittorio Mussolini come sceneggiatore (con Rossellini peraltro, quello poi diventato antifascista), l’astro nascente Nazzari (che dà una prova convincente per il ruolo che lo aspetterà negli anni successivi), lo sfondo della guerra d’Etiopia appena conclusa e vinta (le scene di battaglia nella seconda parte sono effettivamente la cosa migliore), che necessita di una celebrazione nazional – popolare. Più la presenza come comprimario di Mario Ferrari, l’attore, oggi dimenticato, specialista nel fare l’ufficiale dell’esercito, ritenuto essenziale anche dai critici post bellici, per lo spessore drammatico che era in grado di infondere anche alle pellicole di guerra e di propaganda.

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