Il caso Boffo e l’ipocrisia della politica italiana

Angela Azzaro

boffo_fondo-magazineSono tante le domande sul caso di Dino Boffo, il direttore di Avvenire che, travolto da uno scandalo sessuale, è stato costretto a dimettersi. La prima, più immediata, è perché Vittorio Feltri, appena arrivato alla guida de Il Giornale, abbia deciso di sputtanare il megafono dei vescovi italiani, svelando (si fa per dire) una condanna per molestie risalente al 2002. Facile. Feltri voleva raggiungere il doppio obiettivo di tirare su le vendite e di difendere il “suo” Berlusconi. La lezione è chiara: avete rotto le scatole al mio Silvio con le accuse di immoralità e vi dimostro come anche i suoi più acerrimi critici, cioè la Chiesa, non siano da meno. Detto fatto.

La seconda domanda è quella più complicata. Perché, visto che la notizia della condanna di Boffo, si sa da diversi anni, nessuno ha detto niente? L’accusa, rivolta da Feltri e non smentita né da Boffo, né da nessun altro, è che l’ex direttore di Avvenire avesse un rapporto omosessuale con un giovane la cui fidanzata veniva molestata pesantemente dal portavoce della Cei, per intimarla di lasciare il suo compagno. Più o meno così. Insomma la notizia che Boffo fosse un gay non dichiarato ma praticante doveva essere messa a tacere in tutti i modi, anche perché Boffo non è stato un uomo di Chiesa qualsiasi, ma tra i più reazionari e trivi oppositori dei diritti di gay, lesbiche, trans, della libertà delle donne, della libertà di qualsiasi individuo di scegliere come vivere o come morire.

E’ per questa ragione che oggi non si capisce la scelta della sinistra, ma anche della destra migliore, quella finiana, di difendere Boffo dagli attacchi di Feltri. E’ giusto prendere le distanze dall’imbarbarimento dell’informazione, del resto alimentata dalla stessa Repubblica con un campagna contro Berlusconi a tratti grottesca, ma perché non dire che la doppia morale non è mai consentita. Né per il Berlusconi che frequenta escort e o poi promuove una delle leggi più criminali degli ultimi anni proprio contro le prostitute, ma neanche per Boffo, il direttore che più si è battuto contro i Pacs e poi privatamente scopava con giovani uomini.

Ed ecco allora la domanda più complicata, è possibile oggi ritagliarsi, in questo scontro mediatico alimentato dai documenti passati dai servizi segreti, una terza via? Una via che non sia né con Boffo né con Berlusconi, ma sempre contro l’ipocrisia che da sempre, in Italia, ha permesso tutto a pochi e negato molto a tante, tantissime persone? E’ una domanda importante perché, tra poche ore, in nome della riappacificazione tra questo governo e la Chiesa più reazionaria assisteremo a un attacco ancora più cruento contro i diritti e le libertà di donne e uomini. RU486, testamento biologico, aumento delle politiche sicuritarie, sono questi (e altri ancora) i doni che Berlusconi porterà in dono al Vaticano per siglare la fine delle ostilità. Saremmo noi, il grado di civiltà di questo Paese, a pagarne le spese.

C’è poco da stare allegri, anche perché chi dovrebbe fare opposizione non la pensa molto diversamente. Sì, è vero, il centrosinistra che siede in Parlamento e le sue proiezioni mediatiche sono profondamente anti berlusconiani, ma più per una questione di forma e di gestione del potere, mentre dal punto di vista dei contenuti, cioè della politica vera e propria, spesso dicono le stesse cose. Si pensi alla grande questione dei diritti e della laicità. Il Pd è lacerato, diviso, incapace di prendere una posizione davvero contrapposta. Ma la stessa cosa si potrebbe anche dire per i diritti dei migranti. Non c’è, nel partito democratico, un’idea davvero alternativa di cittadinanza e di governo del Paese. E il caso Boffo, la sua difesa d’ufficio, lo dimostrano tristemente.

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