Gay. L’estate degli svastichella

miro renzaglia

svas_fondo-magazineSono di questa estate fatti che hanno visto la comunità gay pesantemente colpita da un’ondata di criminale idiozia. Ha cominciato, a Roma, Svastichella, e dopo essere dilagata in su e in giù per il “bel suol d’amore” si è fermata (per ora…) con le bombe carta lanciate in quella che viene definita la Gay Street capitolina, proprio davanti al Colosseo. Episodi, qualcuno ha detto. Niente affatto: dal 2006 ad oggi la comunità gay ha subito 31 omicidi, 116 aggressioni fisiche alle persone, 21 attacchi alle sedi. Anche restando a questi che sono numeri ufficiali del Viminale, e senza voler quindi prendere in considerazione il sommerso, non di episodicità si deve parlare ma di vera e propria sistematicità delittuosa contro individui e comunità che esprimono in maniera del tutto pacifica desideri e relazioni non omologati a una norma che si vuole pretesa come unica condivisibile.

E’ assai probabile che il linciaggio in corso sia eseguito su territorio da frange deboli ed emarginate, se non distinte da inequivocabili segni di demenzialità accertata (vedi ancora Svastichella), ma è anche indubitabile che ad alimentare delitto e follia contro i gay siano una subcultura omofoba e una crescente diffidenza sociale verso il “diverso” o “l’altro” che le politiche sicuritarie esprimono assai bene… Subcultura e diffidenza che, inutile negarlo, hanno spesso trovato nella destra più becera, bigotta, sessuofoba, xenofoba e razzista facile terreno di coltura. E’, occorre dirlo, una destra smentibile e smentita nella sua presunta identità e appartenenza ai sacri (?) valori (?) di cui si ritiene portatrice, perfino da chi, sempre da destra, ha ormai raggiunto un ben più civile grado di convivenza e rispetto delle diversità, come Alemanno e Fini.

Pur tuttavia, quale segnale pensate possa arrivare alla base sociale più elementare se, meno di un anno fa,  la Chiesa ha votato contro la risoluzione dell’Onu che chiedeva la depenalizzazione mondiale del reato di omosessualità [vedi nel nostro articolo “La chiesa e gli omosessuali“] ? E quale altro segnale mai può arrivare se il signor Svastichella, arrestato per le coltellate affibbiate  a due ragazzi che si scambiavano in strada semplici affettuosità, viene d’acchito rimesso in libertà perché non colto in “flagranza di reato”? Da quando in qua un tentato omicidio richiede la flagranza per assegnare il delinquente alle patrie galere? Doveva essere il Sindaco di Roma a ricordarlo con veemenza alle autorità giudiziarie? Si dirà che un secondo provvedimento di carcerazione ha finalmente ristabilito la legalità. Sì, certo. Come è vero che la Chiesa ha, sempre in un secondo momento, ritrattato il voto espresso all’Onu. Ma intanto il segnale di punibilità del peccatore sessuale e dell’impunibilità della violenza omofoba era stato lanciato. E – come si sa – funzionano molto meglio le notizie sulla prima pagina del giorno che le smentite o le rettifiche nella terza dell’indomani.

Alla luce di tutto ciò, può forse non destare troppa meraviglia che la comunità gay abbia chiesto l’estensione della legge Mancino (che inasprisce le pene se il reato, anche di opinione, è commesso per motivi razzisti o xenofobi) anche per i delitti di matrice omofoba. E, invece, no: a me la richiesta desta molta meraviglia e anche forti perplessità circa il grado di lucidità critica del loro percorso. Se è vero, come a me appare evidente, che una delle radici della violenza che li colpisce è insita nell’auge delle politiche sicuritarie, un inasprimento delle stesse andrebbe esattamente nella direzione opposta ai loro auspici. Senza contare che dell’invadenza del sicuritarismo sono stati fino ad oggi tra i più categorici oppositori. Di questa contraddizione, li può forse giustificare l’impatto emotivo della escalation di azioni criminose nei loro confronti. Purtroppo, non mi sembra la sola. Tanto per fare alcuni esempi: teoria dell’antidentitarsmo e pratica ultra identitaria dell’orgoglio gay (gay pride); critica antifamilista e appiattimento sul modello familiare delle coppie etero con la richiesta di assimilazione di diritto; piena accettazione e integrazione nella società e auto ghettizzazione in manifestazioni private e pubbliche (dai locali esclusivi all’organizzazione delle olimpiadi per soli gay)…

Vero è anche che all’interno del loro movimento esistono avanguardie molto critiche sulla fotografia che ne ritrae l’attualità del percorso. Ciononostante,  ritengo che quanto di rivoluzionario, interessante e positivo possa (il movimento gay…) rappresentare in termini di messa in discussione di questa società in pesante regressione verso modelli patriarcali e familisti, bigotti e sessuofobi, sicuritari e doppiomoralisti, in una parola sola: reazionaria, abbia smarrito – speriamo solo momentaneamente – la sua spinta propulsiva.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks