Giuseppe Di Gaetano
Riprendendo il discorso interrotto corriamo il rischio di inzeppare Il Fondo con le citazioni. Ma procediamo.
Lo stesso capitolo di Evola citato nel post di Miro recita: «Nei riti dei Khlysti si sono conservati residui di cerimonie orgiastiche precristiane che hanno perduto il loro sfondo originario e congeniale per invece aggregare paradossalmente alcuni motivi della nuova fede». Per chiudere poi: «per lo più il ricordo che le donne conservavano di ciò che quindi avveniva era di un’estasi quasi mistica. Non mancò tuttavia chi ne ritrasse una impressione di profondo orrore e si annovera persino un caso di semifollia come esito». Esistono una serie di affermazioni, nell’introduzione, che chiariscono inequivocabilmente dove l’autore vuole parare: «oggi la psicanalisi, con un’inversione quasi demoniaca, ha dato risalto ad una primordialità sub-personale del sesso, a questa primordialità è d’uopo opporne un’altra, metafisica, di cui la prima è la degradazione: e questo è l’intento fondamentale del presente libro». Ed anche se successivamente elenca alcuni esempi di un uso sacrale del sesso perviene ad una lettura incontrovertibile di quello che per lui (e per me) è il sesso nel mondo moderno:
«…oggi si potrebbe ben parlare di una specie di ossessività del sesso. In nessun’altra epoca donna e sesso sono state così in primo piano. In mille forme donna e sesso dominano nella letteratura, nel teatro, nel cinema, nella pubblicità, in tutta la vita pratica contemporanea…I tipi feminili [con una "m" nel testo] più particolarmente fascinosi ed eccitanti non sono più conosciuti, come ieri, nelle aree ristrette dei paesi dove vivono o si trovano. Selezionati accuratamente e messi in risalto in ogni modo, oggi attraverso il cinema, le riviste, la televisione, i rotocalchi e così via, come attrici, stelle e misses divengono focolari di un erotismo il cui raggio d’azione è internazionale e intercontinentale, così come la loro zona d’influenza è collettiva, non risparmiante strati sociali che in altri tempi vivevano entro i limiti di una sessualità normale e anodina. Di questa moderna pandemia del sesso va messo in risalto il carattere di cerebralità. Non si tratta di impulsi più violenti che si manifestino sul solo piano fisico dando luogo, come in altre epoche, ad una esuberante, non inibita vita sessuale e magari al libertinaggio. Il sesso oggi ha piuttosto imbevuto di sé la sfera psichica producendovi una costante, insistente gravitazione verso donna e amore. È così che si ha un erotismo come tono di fondo sul piano mentale con due caratteri salienti: anzitutto il carattere di una eccitazione diffusa e cronica, quasi indipendente da ogni soddisfacimento fisico concreto, perché permane come eccitazione psichica; in secondo luogo, e in parte come conseguenza di ciò, tale erotismo può coesistere perfino con una apparente castità. In ordine al primo di questi due punti, è caratteristico il fatto che al sesso si pensi assai più oggi che non ieri, quando la vita sessuale era meno libera…Per il secondo punto, sono soprattutto significative certe forme feminili (con una “m”) di anestesia sessuale e di corrotta castità aventi relazioni con ciò che la psicanalisi chiama le varietà autistiche della libido. Si tratta di quelle ragazze moderne nelle quali esibire le proprie nudità, accentuare tutto ciò che può presentarle come esca all’uomo, il culto del proprio corpo, la cosmetica e tutto il resto costituiscono l’ interesse principale e danno loro un piacere trasposto preferito a quello dell’esperienza sessuale normale e concreta, fino a provocare per questa una specie di insensibilità e, in certi casi, persino di nevrotica ripulsa. Appunto questi tipi sono da annoverarsi fra i focolari che più alimentano l’atmosfera di lussuria cerebralizzata cronica e diffusa del nostro tempo…La diffusione pandemica dell’ interesse per sesso e donna contrassegna ogni era crepuscolare… È evidente che oggi, per regressione, si vive in una civiltà nella quale l’interesse predominante non è più quello intellettuale o spirituale, non è più nemmeno quello eroico o comunque riferentesi a manifestazioni superiori dell’affettività ma è quello, sub personale, determinato da ventre e sesso…Per ora vi è solo da constatare la pandemia del sesso come uno dei segni del carattere regressivo dell’ epoca attuale».
Trovo Evola uno degli autori più attuali che esistano. Senza esserne infatuato. A distanza di cinquanta anni dalla prima edizione le sue affermazioni tengono perfettamente ed anzi escono rinforzate da una realtà sociale globalizzante che pone la donna oggetto e il sesso ai primi posti, se non al primo. E non venitemi a dire che non si possa stabilire una correlazione tra le considerazioni evoliane e le nuove “professionalità” che fanno sognare un futuro da tronista o da velina, passando per un part time da cubista, ad ogni fanciulla e al quale, misteriosamente dopo anni di femminismo, le ragazze corrispondono con entusiasmo. Così come costituiscono un sintomo, chiarissimo purtroppo, le dichiarazioni che l’attrice Isabella Ferrari si è sentita in dovere di rilasciare in merito all’ormai famoso rapporto sessuale intrattenuto con Nanni Moretti sul set del film Caos calmo, tratto dal romanzo di Veronesi, stabilendo addirittura una correlazione, dal sapore di un approfondimento critico, come si potrebbe fare tra Dante e Petrarca, con l’altra e più celebrata scena de “l’ultimo tango a Parigi”. L’ intervista è comparsa su tutti i giornali ed era alla portata di chiunque sapesse leggere, bambini compresi. Se questa è la cultura del mondo moderno questo è il mondo moderno. Probabilmente si tratta di un fenomeno o di una serie di fenomeni. La realtà è altra. È fatta di ragazze che si alzano di buonora per andare all’università o al lavoro con ben diverse prospettive che non quelle della velina o della tronista, perché hanno deciso che il proprio futuro abbia il gusto di una esistenza vissuta pienamente e non la rutilante prospettiva di una vita interpretata alla ribalta del mondo. Puntano ad altro. Ma il mondo che appare e che fa agio ci viene trasmesso quotidianamente dalla televisione. Ho letto qualche romanzo di Veronesi e lo trovo uno dei migliori scrittori italiani ma non ho letto e non leggerò Caos calmo.
Mi rifiuto di prestarmi al gioco che obbliga ad inserire cospicue ed esplicite pagine di sesso per aumentare le vendite. Così come mi rifiuto di guardare la televisione. I messaggi proposti sono monodirezionali e quasi esclusivamente monodirezionati. Sono, cioè, intenzionalmente monodirezionali. Almeno per quanto riguarda il computer c’è la possibilità di interagire. La bidirezionalità e la reversibilità dello strumento informatico ti costringe comunque a
praticare itinerari già sperimentati. È soltanto nel mare aperto dell’ esistenza che i messaggi e i contenuti sono polidirezionali e non appaiono posticci o preconfezionati. Mi rendo conto che gettare lì tre affermazioni come queste significa destabilizzare il lettore più affezionato. Prometto di tornarci sopra in un altro momento.
Ciascuno di noi adotta un modello della realtà e lo conserva fino quando non si dimostra superato. Si procede in tal modo anche in ambito scientifico. Solo che negli ultimi due secoli abbiamo assistito ad un’ accelerazione insostenibile delle trasformazioni cosicché la maggior parte delle persone vive il 2009 adottando modelli di fine ottocento. Sono pochissimi coloro che vivono consapevolmente il proprio tempo. Anche tra gli addetti ai lavori. Cos’è il pensiero debole di Gianni Vattimo se non l’impossibilità di cogliere l’universalità dell’essere in rapida trasformazione anche in rapporto al proprio esserci “a termine”. L’Übermensch non è più il superuomo nietzschiano, arbitro della propria morale e comunque eroico padrone del proprio destino ma diventa l’oltreuomo “poroso”, per usare un termine caro al filosofo torinese, permeabile cioè alle sollecitazioni che provengono dalla storia. Per gli ermeneuti, come si definiscono gli interpreti del pensiero debole, la filosofia, dopo aver superato un punto di non ritorno, abbandonato il problema dell’essere, focalizza la propria attenzione sull’esserci completamente estranea a qualsiasi complicanza
di carattere metafisico. Entriamo nel nichilismo più rigoroso e fondato. Noto soltanto che mentre il marxismo esce devastato dall’ ermeneutica del pensiero debole, anche se l’ultimo Vattimo ha realizzato un’operazione di “recupero”, l’attualità del cristianesimo risulta rinforzata, cristianesimo che non è una filosofia e, tenetevi forte, non è più una religione nel senso classico del termine.
Rimandiamo, anche in questo caso, l’approfondimento. La lunga, e apparentemente oziosa, digressione mi conduce a
concludere che anche il famoso numero de il Fondo dietro l’apparente anelito trasgressivo, rivela una condivisione “urticante” di uno dei dogmi confezionato dal “sistema” mondiale per il controllo delle masse. La sessualità panica e diffusa individua il disorientamento dell’uomo costretto ad indirizzare il proprio sguardo verso quanto ci sia di più
elementare. E nulla è più elementare ed immediato del sesso oltretutto generosamente offerto in tutte le salse e a tutte le ore. In ciò consiste il demoniaco. Nell’opzione, diventata obbligo, di ragionare ed operare secondo schemi sincretici, confezionati raccogliendo i cascami dei passaggi vorticosamente superati nell’accelerazione storica che
stiamo vivendo.
Ciascuno di noi legge ciò che gli piace leggere, trascurando il resto. Ma spesso le informazioni più importanti sono contenute nel “resto”. Si può anche ritenere che tutto ciò sia casuale e divertente, lasciatemi ripetere, a costo di apparire pedante, che il pansessualismo sia una forma ben collaudata per il controllo delle masse attraverso
un disorientamento, che è più di un disordine, istituzionalizzato. Non mi sono mai visto nella veste di censore e meno che mai in quella di moralizzatore. Veramente data la mia pinguedine mi vedo con difficoltà in qualsiasi veste. Ma bisogna accettarsi così come si è. C’è una “necessità” indotta prodotta dalla pressione dei mass media, e non solo. Molte delle nostre “scelte”, apparentemente libere, sono il frutto di condizionamenti sublimali. E’ una delle caratteristiche del demoniaco. Quella di non rendersi evidente. Per concludere ripropongo il post al primo articolo. Completa bene quanto già detto.
Non ho mai personificato il concetto di “demoniaco” proprio per evitare sterili polemiche sul sesso degli angeli. Esistono forze che una volta liberate l’uomo non controlla. Ciò appare incontrovertibile nella realtà esterna all’uomo (o che l’uomo percepisce come separata da lui) mentre diventa oggetto di discussione quando ci si riferisce a ciò che si agita dentro di lui. Basti tuttavia elencare tutta la serie di pulsioni o di disturbi che, incontrollati, si manifestano nella violenza alle donne. Liberi di pensare come credete, senza sorprendervi se altri esprimono opinioni opposte, tenendo presente però che ogni affermazione comporta una catena di conseguenze non soltanto verbali o concettuali. Certo, anche il Cantico dei Cantici ha un contenuto a carattere sessuale. Ma fermarsi ad una lettura testuale del Cantico dei Cantici, che comunque è distante anni luce da quanto proposto nel numero in questione, significa banalizzarlo. Senza bisogno di scomodare il Valli e “i Fedeli d’Amore”, il Decamerone o Le mille ed una notte appartengono alla grande letteratura mondiale e accostare le suggestioni erotiche che pure contengono a ciò che è stato proposto nell’ormai famoso numero sa di boutade. E non perché i nomi proposti siano “inferiori” a quelli citati ma perché in qualche caso sanno di patologia o d’altro. Pensate davvero che il povero Joyce sarebbe stato felice di sapere che un giorno le torride lettere alla sua Norina sarebbero finite tra le mani e sotto gli occhi di un pubblico lubricamente interessato? Intanto quelle di Nora sono sparite. E poi dalla lettera del 2 dicembre 1909: La loro (delle parole) sonorità stessa è simile all’atto in sé, breve, brutale, irresistibile e satanico. Nei primi post ritorna sovente il termine pudore. Poniamo che non si tratti di pudore ma solo di buon gusto, e che il modo migliore per risolvere il condizionamento sia di spegnere il televisore come suggerito da Marshall McLuhan. Poniamo, cara Arba, che io non intenda incolpare proprio nessuno ma solo indicare un fenomeno (fainomenon), ciò che appare, contrapposto alla realtà. Per cortesia, non arruoliamo anche il D’Annunzio. Altrimenti sarà giocoforza includere chiunque abbia amato una donna. Scrivente compreso.







