Destra nazionale vs. Movimento sociale italiano

Francesco Mancinelli

baldoni_fondo-magazineTra gli scaffali estivi della “Feltrinelli “,  sono stato rapito da un paio di volumi (1) che,  opportunamente letti ed integrati da informazioni ed adeguate note,  hanno finalmente svelato e storicizzato a mio avviso alcuni retroscena interessanti,  del difficile rapporto tra MSI e  destra nazionale. Non che alcune notizie non fossero già di pubblico dominio;   ma sicuramente oggi abbiamo la conferma documentata di come il processo di de-fascistizzazione del MSI,  approdato prima ad AN e poi nel PDL , sia iniziato in realtà dagli anni 70, e con dinamiche politiche e culturali tutt’altro che lineari e trasparenti.

Sappiamo ormai perfettamente che tutto il neo-fascismo,  già da prima della fine della seconda guerra mondiale,  venne preso in ostaggio “a destra ” ed in funzione anti-comunista dall’alleato atlantico,  e dall’azione combinata ed interessata degli stessi De Gasperi e Togliatti,  aventi entrambe delle proprie specifiche finalità:  De Gasperi per crearsi un bacino di riserva alternativo nella lotta anti-comunista; Togliatti al contrario,  per saccheggiare intere classi dirigenti di sindacalisti, intellettuali e militanti politici nati nel regime,  per la gestione del nuovo partito di massa (il PCI) . Così nacque il MSI nel 1946 , depauperato,  infiltrato e depistato,  tra mille ambiguità e sotterfugi,   sotto l’etero-direzione assoluta   degli apparati atlantici da una parte, vaticani e frammassonici dall’altra ,  che consolidarono quella perniciosa tendenza culturale contro-rivoluzionaria ed anti-nazionale già avviata ” dalla destra nazionale ” dentro e contro il regime fascista.

Tuttavia nello stesso MSI,  così come nelle successive formazioni della destra extra – parlamentare,  sopravvissero delle sacche di resistenza politica e culturale non indifferenti,  che cercarono generosamente ( … ma invano) di cambiare il destino dello strumento “creato dal nemico”,   in uno strumento “contro il nemico” . Un assalto disperato al cielo che non poteva avere alcun esito. Così per quasi 50 anni,  queste due anime distinte  e contrapposte  si sono affrontate e combattute , pur condividendo di fatto lo stesso ambiente, lo stesso spazio politico, spesso le stesse strutture di partito e  gli stessi target di società politica e civile.

La scissione di Democrazia Nazionale con l’avvallo di DC e PCI … e della P2

Il libro di Adalberto Baldoni sulla “Storia della destra : dal post-fascismo al popolo della libertà “, ha il merito a mio avviso di aver inserito a chiare lettere,  un capitolo intero sulla storia della scissione missina e la nascita di Democrazia Nazionale ,  databile tra il 1976-1977,  ma i cui epigoni risalgono già al 1972 , con la creazione della sigla MSI-destra nazionale (fino ad allora il termine era stato tenuto opportunamente fuori dalla sigla del partito). Nel 1972 si genera l’ingresso in massa nel partito di personaggi legati agli ambienti monarchici , reazionari , di destra, ultra-atlantici ed inquinati addirittura dalla massoneria nostrana ( che per statuto del partito doveva rimanere fuori  ), ambienti  che avevano il chiaro scopo di de-fascistizzare e rendere il MSI di Almirante appetibile come forza di governo e/o come sempre di sgabello  contro l’egemonia di sinistra.   Infatti già del 1973 , l’ammiraglio Gino Birindelli (2) aveva tentato con altri suoi “confratelli” della costituente di destra, la richiesta ufficiale ad Almirante dello smantellamento del nome MSI,  in favore di “Destra Nazionale”.

In realtà Almirante,  sotto assedio da tempo,  aveva fiutato il cambio di scenario politico a livello internazionale e nazionale, scenario in cui atlantici-reazionari e neocapital-marxisti mondialisti e progressisti ,  andavano d’amore e d’accordo  e banchettavano insieme allegramente nella stessa “Commision Trilateral”.

Almirante,  pasoliniano  (più che evoliano),  aveva così varato in Italia la famosa formula “dell’Alternativa al Sistema”, recuperando seppur per un breve periodo,  la sua vecchia ed autentica anima della “sinistra nazionale” , da cui lui stesso proveniva,  prima di  riprecipitare anch’esso su percorsi reazionari e stereotipati.

La troica di osservanza micheliniana ,  formato da De Marzio, Roberti e Nencioni , stanchi dell’isolazionismo anti-sistema almirantiano,  ed imbeccati da più parti ,  pilotò di fatto la scissione di Democrazia Nazionale dal MSI nel dicembre 1976,  con la costituzione del gruppo parlamentare alla camera dei deputati  (  ben 17 deputati su 35 del MSI  , ben  9 senatori su 13 , ben  13 consiglieri regionali ecc. ecc.) (3) : con il beneplacito dell’ex-guffino, Pietro Ingrao allora presidente della Camera dei deputati e  dell’ex Prof. di diritto corporativo,  Amintore Fanfani, presidente del Senato.  Oltre il 50% del finanziamento pubblico finì così nelle mani degli scissionisti demo-nazionali, ma la base del partito, le sua sezioni, l’anima  militante (… quasi mai di destra),  rimase ben legata alle sue radici non-conformiste e non si lasciò ” deviare “. La scissione che aveva una matrice verticistica e strumentale,  lontana anni luce dalla base ( non una sola federazione provinciale aderì alla scissione ) ,    fini nel nulla,  con le elezioni del 1979, dove Democrazia Nazionale incassò solo lo 0.7% dei voti, rifluendo così nell’anonimato più assoluto. Molti di quei personaggi finirono nelle sottocorrenti democristiane e liberali.

Uno dei protagonisti diretti della scissione,  insieme all’ammiraglio Gino Birindelli e al senatore Mario Tedeschi ( tutti rigorosamente tesserati P2 ) ,  è stato il senatore, Raffaele Delfino, che intervistato,  racconta dalle pagine del libro di Baldoni,   di un miracoloso incontro avvenuto  presso “un intraprendente costruttore milanese” nella sua villa in Brianza . L’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ( tessera P2 n. 1816) ,   a quanto riporta la dichiarazione di Delfino sul libro di Baldoni,  fu ben contento di condividere il progetto di trasformare finalmente il MSI in una “destra democratica” ,  ed alla presenza di Cesare Previti , elargì un contributo di ben 100 milioni di lire  (eravamo nel 1976 ), cifra che Democrazia Nazionale si impegnò a restituire con il finanziamento pubblico ed il riconoscimento di partito gravitante nell’orbita  governativa ( pag. 192-193).

L’ anti-comunismo crociato dei demo-nazionali fu di fatto smentito , come racconta lo stesso Baldoni , con l’appoggio a tutta la legislazione emergenziale e liberticida di quegli anni , alle leggi di polizia volute soprattutto dal PCI di Berlinguer, e con il voto favorevole dei demo-nazionali al governo di solidarietà nazionale sostenuto anche dal PCI , azione di esemplare sudditanza all’arco costituzionale,  tanto da riscuotere guarda guarda,  il plauso dello  stesso Andreotti per il loro fortuito  ed inaspettato contributo.

Così,  la costituente di destra , varata nel 1972 aveva in realtà un doppio scopo :  da un lato quello di liquidare ciò che rimaneva di chiara opposizione ” neo-fascista ” al sistema democratico-parlamentare , ma dall’altro,  secondo un ottica molto più “occulta” e lungimirante,  di ridisegnare lo scacchiere politico italiano, instaurando al posto della DC e del partito cattolico di massa,   una nuova grande aggregazione laico-moderata occidentale .

“L’Italia al lavoro”: dalla scissione  alla guerra civile strisciante

Di fatto tutta l’operazione di Democrazia Nazionale, venne probabilmente pilotata dalla stessa P2 di Licio Gelli, nella cui lista erano presenti come tesserati di lusso, numerosi parlamentari e politici “destro-nazionali” e/o demo-nazionali aderenti al MSI insieme ad altri circa 40 parlamentari , tre ministri ,  generali di stato maggior dell’esercito, dei Carabinieri, della Finanza, i responsabili dei servizi segreti, industriali, banchieri uomini di affari ecc. ecc. : insomma il gota del professionismo della destra anti-comunista di servizio, ribattezzato da A.A. Mola, storico della Massoneria, ” L’Italia al lavoro” (4).  il piano di Rinascita Democratica non era affatto una sciocchezza, come molti vogliono far credere, soprattutto tra coloro che tesserati P2 hanno poi  rinnegato Gelli e la loro scelta si appartenenza  alla loggia; al contrario,  era ( … ed è tuttora)  un vero e proprio progetto per ridisegnare la costituzione , il ridimensionamento del  sindacato,  un nuovo scenario sull’uso dei media , la repubblica presidenziale, il bi-polarismo, il sistema maggioritario,   l’avvio delle riforme , anche se prima si doveva attendere e propiziare il ridimensionamento della sinistra massimalista ed ovviamente il crollo del muro e dei regime comunisti.

Conseguenze della scissione per il MSI,   telepilotata dalla Destra Nazionale/P2

Per chi ha un minimo di memoria storica il ricordo è devastante : dal 1976 ai primi anni 80′ , abbiamo avuto 4-5 anni di sottile e strisciante guerra civile contro “l’Alternativa al sistema” ,  attuata militarmente dall’estrema sinistra,  probabilmente infiltrata anch’essa a livello internazionale da un “Think Tank” tutt’altro che trasparente;  il tutto con il beneplacito della DC interessata a mantenere in auge lo scontro mortale tra opposti estremismi ;  con l’aiuto dei commissariati pretoriani e della magistratura giacobina  in mano all’ora  Pci ,  ed infine con la complicità  di quegli ambienti “demo-nazionali” e liberal-moderati della loggia sapiente ,  ben intenzionati a cancellare il neo-fascismo della base missina  non allineata al progetto neo-conservatore ; una intera generazione di giovani militanti si trovò così in mezzo al guado,  assediata dalla caccia alle streghe, dal fuoco dell’ultra-sinistra,   e dalla repressione scatenata per combattere quel terrorismo generato dalle stesse strutture interne allo Stato.

Molti di noi  nacquero politicamente in questo periodo così controverso,  come “figli di nessuno”,   in quegli anni chiamati di piombo,  dentro questo miserabile strascico di guerra civile,  sporca ed etero-diretta probabilmente per terze finalità , con incredibili variabili di scontro di potentati nazionali ed  internazionali   su una terra colonizzata e priva di sovranità e di identità dal 1945 ;  ed in molti  percepimmo  quasi inconsciamente,  lo squallore dell’ennesimo tradimento “ordito da destra”, figlio legittimo dello stesso tradimento di Sapri , della Repubblica Romana , di Teano ,  di Mentana, dell’Aspromonte, di Caporetto, del 25 luglio,  dell’8 di settembre,  e via via dentro i meandri misteriosi e perversi della storia “destro-nazionale”,   fino allo strappo irreversibile e conclusivo di Fiuggi . Molti di quei personaggi , di quelle tessere P2 , di quelle lobby, di questi  anti-comunisti di servizio,  li vedremo meticolosamente  all’opera tra il 1992 ed il 1994,  per portare a termine dentro (e contro )il MSI l’operazione che fallì miseramente tra il 1976 ed il 1979.

E’ così abbiamo descritto un piccolo spaccato di una questa strana “Italia al lavoro” , un’ Italia al lavoro da sempre contro i propri figli ,   contro la sovranità della Nazione, ed infine contro Se stessa :  l’ Italia abbietta della  miseria anti-fascista da un lato ;   l’Italia ” cinica ed opportunista ” dell’ anti-comunismo di servizio dall’altro.

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Note :

1) A. Baldoni:  Storia della destra , Vallecchi Firenze , giugno 2009  –  A.A.Mola , Gelli e la P2, Ed. Bastogi , febbraio 2009 : questo secondo libro ,  ben documentato ( circa 600 pagine ) è un atto di pubblica difesa di Licio Gelli  e del suo personale ed esclusivo progetto di Rinascita Democratica.

2) Gino Birindelli ,  ammiraglio e medaglia d’oro al valor militare della Regia Marina,  nonché comandante della X Mas,  uomo e militare già alle dipendenze dell’alleato atlantico dall’ottobre del 1943,  ex-comandante delle forze Nato in area mediterranea,  nonché tessera della  P2 n°1670  codice E.  Per una sua interessante testimonianza vedi  anche l’intervista  : http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=6210787

3) L’elenco dettagliato dei parlamentari scissionisti ( pag 192-193).

4) “L’Italia al lavoro” è  il termine paradossale coniato dall’autore ( A. A. Mola , Gelli e la P2, Ed. Bastogi , febbraio 2009, pag … ) per  indicare la lista , il brogliaccio (non esaustivo peraltro) degli appartenenti alla P2, loggia  che,  secondo il massimo studioso della storia della Massoneria in Italia,  non aveva alcun carattere eversivo;  era al contrario un elitè a difesa degli scenari governativi e riformisti , un elitè ben amalgamata da destra a sinistra , un comitato di pressione e di affari, una lobby nel senso democratico anglo-sassone,  disegnata e programmata opportunamente da Gelli per il suo personale progetto di ricostruzione nazionale. Peraltro lo studio mette in luce le contraddizioni interne al Grande Oriente d’Italia,  ed all’ ambiguo atteggiamento tenuto dal GOI, riguardo al riconoscimento ufficiale della regolarità  della loggia P2.

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