8 settembre. 1, 2 o X ?

Nando Dicè

8-settembre_fondo-magazineL’8 settembre 1943 è  una data che ancora non riesce a farmi capire una cosa: noi la seconda guerra mondiale, l’abbiamo persa, vinta o pattata?

Certo per i Savoia tutto “normal”: nella loro storia familiare i tradimenti si contano a decine, per i 20mila partigiani nordisti iniziò la guerriglia sicura – nel senso che sapevano che l’avrebbero vinta – solo non sapevano quando e quindi dovevano solo “resistere” finché la vincessero altri al posto loro. Per i badogliani si ebbe l’onore di essere inclusi all’interno del dizionario inglese, col verbo To Badogliate sinonimo di “uommen e merd”, e per i fascisti si ebbe la conferma che la destra italiana è sempre e ad ogni costo pronta a tradire pur di tutelare il suo piccolo orticello.

Ma cosa hanno detto in questi 60 anni? Che “non potevamo altro” , “che non avevamo armi”,  “che non eravamo preparati”. Tutte balle. Valga per tutte quella che non avevamo nafta per le navi: capisco che la benzina costa cara, ma chiamare niente 2milioni di tonnellate di nafta sparsi in 32 depositi mi sembra esagerato. Il tradimento, solo il tradimento, è alla base di quello che è successo dopo e  alla base di quello che è successo prima. Perché il tradimento è la costante dell’unità d’Italia.

Tradimento delle parole: c’è molta differenza fra quello che annunciò Badoglio: «…chiesto un armistizio al generale Eisenhower…» e quello che disse lo stesso Eisenhower : «…Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate…». Ci siamo arresi o abbiamo chiesto l’armistizio? La guerra è finita o la continuammo dall’altra parte? E la domanda resta: abbiamo vinto, perso o pattato?

Ed, ancora, tradimento terminologico della civiltà del diritto romano. Con una terminologia innovativa e mai usata prima al mondo, i vincitori imposero la “resa incondizionata”. Ancora più innovatori furono quando allestirono i processi ai vinti, sovvertendo migliaia e migliaia di anni di storia. Ci avevamo messo millenni per sostituire al diritto della forza la forza del diritto ma in una guerra vinta giudicare i perdenti coi valori dei vincitori e in virtù del numero di bombe sganciate sui perdenti è una barbarie del diritto. E’ facile autodefinirsi buoni quando imponi le regole.

Certo che per un uomo, come per un popolo, strisciando non si va molto lontano, ed infatti da quel momento, sarà che eravamo abituati a strisciare per le bombe, sarà che il peso del tradimento ci schiacciava e ci schiaccia a terra, sarà che alle persecuzioni inquisitorie, i “buoni”  hanno sostituito le inquisizioni fiscali, non solo non siamo andati avanti, ma siamo tornati addirittura indietro.

E’ col tradimento che dobbiamo fare due conti. Pensioni? Coi Borbone l’ebbero gli statali, col fascismo tutti, con gli eredi dell’8 settembre la stiamo perdendo tutti. Ma i Borbone sono retrogradi, Mussolini era un criminale e gli sganciatori di bombe atomiche sono il migliore dei sistemi possibili. Un bel passo indietro. E che mi dite dello stato sociale? Pur di far dimenticare cos’è, gli hanno cambiato nome: lo chiamano “welfare state”. E che ne dite del mese di ferie? Ricordi di un mondo lontano? E della sanità gratis per tutti? Del lavoro come ricchezza dell’uomo? Dell’acqua che appartiene a tutti? E delle tasse? Sono o non sono il tradimento delle aspirazione di un popolo? E a me i conti non tornano.

L’8 settembre del ’43 i fascisti pagarono un debito, che non fu contratto da loro ma che oggi scontiamo tutti.

Un debito con la storia negata ed auto negata. Un debito di tradimento con la “sinistra nazionale” e la “destra storica” fautori del tradimento del sud. Ma i conti lunghi diventano serpi, e non chiudendo i conti con il risorgimento, covarono una serpe, una serpe che al momento giusto morse.

In fondo era semplice, se si voleva fare l’Italia grande. Per esempio, bisognava chiedere conto agli eredi dei responsabili della morte di 40.000 giovani meridionali rinchiusi  nella fortezza di Fenestrelle (Piemonte), successivamente sciolti nella calce viva. Bastava chiedersi chi e perché volle fare l’Italia in quel modo barbaro, per trovare subito, per linea di sangue (proprio o altrui versato), per linee di amicizie inglesi, per discendenze di affiliazioni massoniche o per discendenza economica, chi avrebbe tradito nel ’43.

Ma i traditori se ne fregarono del popolo e, nel risorgimento come nel ’43, lo lasciarono allo sbando, al punto che i meridionali credettero di essere cittadini italiani e i soldati del ’43 che ancora combattevano, quando si videro sparare addosso dai tedeschi pensarono, come disse Sordi…”i tedeschi si sono alleati con gli americani”.

Vogliano fare l’Italia? Bene smettetela di prenderci per scemi!

Nel risorgimento chi tradì il popolo meridionale, generali ed ammiragli, massoni e non, vennero premiati e aggregati al potere piemontese. Nel ’43 chi tradì l’allora stato italiano, generali ed ammiragli, massoni e non, venne premiato1 ed aggregato al potere post-fascista.

Facciamola finita con l’ipocrisia. Ma è mai possibile che in un paese dove tutte le minoranze attive hanno un loro giorno di festa nazionale, gli unici che non hanno un giorno dedicato a loro sono i traditori? Una discriminazione, un gesto di razzismo inaudito, una intolleranza che è fuori dalla realtà. Che l’8 settembre venga dichiarata subito festa nazionale. E’ a loro che dobbiamo quel che siamo…

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1) nel Trattato di Pace di Parigi del 1947, l’Articolo 16 così recita: “L Italia non incriminerà né altrimenti perseguirà alcun cittadino italiano, specialmente gli appartenenti alle forze armate, per avere tra il 10 giugno 1940 e la data dell’entrata in vigore del presente trattato, espresso la loro simpatia per la causa delle Potenze Alleate o aver condotto un’azione a favore di detta causa“.

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