Per una notte intera

Patrizia Valduga

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Giura che

Giura che mi terrai nuda e legata
per una notte intera, a luci spente;
che se mento sarò martirizzata
a mezzogiorno, irrevocabilmente.

Nel luglio altero, lui tenero audace…

Nel luglio altero, lui tenero audace,
sensualmente a me lanciava da là:
prima di sera io ti scopo. Ah.
Fra trafficar di sguardi dove pace,

dove l’incompenetrabilità…
dove il tempo in quest’ombra… Lui tace
in un empio silenzio a farne fornace.
Poi apri, m’intima, apri… più dentro già

si spinge con suo tal colpo segreto.
Umidore, pare bacio di calore
su ammucchiarsi d’umano, alto m’accappia.

O inverni e lirici slanci (con metodo).
Mi sale… mi scende… io come granata
esplosa, contusa, to’, che si sappia.

Ricordi

Adesso mi riaffiorano i ricordi:
ricordi d’uomini, di primavere,
di estati… Ahia! Tu non baci , mordi!
… La prima mano per il mio sedere.

Il vostro sguardo…

“Il vostro sguardo insolente dovrà
chinarsi… Voi, bastardi tracotanti,
l’alba che viene tutti squaglierà!”

“Si squaglieranno solo i tuoi amanti
in quell’alba che tutti i sogni smura,
goffi fra tremiti e vene, spïanti

lì per giocarti, per farci paura.
So che lo sai…” “Non so nessuna cosa,
puliscimi la tua slumacatura.”

“Come sei altera e disdegnosa!
Sconcialtela così che me la prenda
e disbrami la voglia che mi posa.”

Poi col le reni in una morsa orrenda,
“Or godi e taci, or… ti resti dentro”.
E mi convien tacere, per ammenda.

“Vedi come veloce in te m’inventro,
vedi come lo vuoi e tieni tutto,
vedi che piangi umore dal tuo centro…

ecco rientro, e coli dappertutto.
Via di qui, voi, che più non mi resiste,
in piacere si volta il suo gran lutto.”

Altra doglia e delizia insieme miste
intorno ad un calore ch’io non so
m’ingolfavano il cuore e fu ben triste

venire a resa pur gridando “No!”,
per fame di carne grassa di grasso
e sangue.. e per mia scusa che dirò?

“Sento l’alba salire passo a passo,
con lei ti lascio, anima confusa;
il tuo cielo ho innalzato ch’era basso

e più non fonderai come ti ho fusa
fuor dei denti di ieri e di domani.
Se la vista del sole non ti è chiusa

vinca tua guardia i movimenti umani!”
E tu, alba, giungi ben tardi e greve,
se ancora par che tocchino le mani

e il ventre palpita geme e beve
dalle sue vene salive segrete…
Questo è il mio schifo, il mio dover tra breve

tirarmi su, venir dove voi siete,
vere ombre e fantasmi e larve vere.
Odio voi, odio il giorno e la sua rete,

ma nel mio buio so quasi tacere.

Vieni entra e coglimi

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

In questa notte maledetta

In questa maledetta notte oscura
con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.

Io così pudica, così compita,
vedevo un uomo a me venire piano
e avvolgermi quasi avido la vita;

un altro ne veniva e con la mano
oh delicatamente lui mi apriva,
e un altro e un altro e un altro ch’era vano

a guerra apparecchiarmi d’armi priva
già incatenata, e senza una catena,
nel tempo che la vita non par viva.

“Non vuoi? piccola piccola sirena…”
Posso io non volere e star da lato?
“Oh lasciatemi!” e respiravo appena,

il cuore dalla sua sede saltato.
Con cento mani vinte le mie braccia
Tutte le ossa mi avevano contato,

ad ogni cavità davan la caccia;
nel denso, nelle viscere spremuta,
in una tomba di carne che schiaccia

e macina e mette al niente… perduta.
Che mai feci, che mai feci mio Dio?
Mercè, pietà, perdono, chi mi aiuta?

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