La morte debole di Marilyn Monroe

Nando Dicè

marilyn_monroe_fondo-magazineTante cose si sanno dagli uomini, tante cose si possono conoscere da uomini potenti. Lei forse sapeva troppo, lei stella di un modo artificiale, schiacciata dal “grande architetto” di quello stesso mondo. Lei:  Marilyn Monroe.

Al sistema non importa se sei ricco, povero, campione di nuoto, falso insorgente, rivoluzionario da tastiera e “dai non ho tempo” o presidente degli Stati Uniti. Al sistema importa che non si inceppi il sistema. Ma il sistema è enorme, gli ingranaggi sono impossibili da controllare tutti e anche la “Bionda” poteva rappresentare una variabile impazzita.

A questo sistema non importa come vivi, figuriamoci come muori o se muori avvelenata dai sonniferi, uccisa dalla Cia, dalla mafia o per errore? Che importa? E’ morta e sulla sua morte il sistema doveva fare quello che ha sempre fatto: SOLDI

Ma per fare soldi c’è bisogno di una storia, di una fiction, di un mistero, di una trama. Di torri gemelle, come le Barby-gemelle-segretarie che Kennedy si scopava, o di scuse per fare delle guerre, come gli americani hanno sempre fatto. Comunque un mistero che genera morte – private o di popolo – vende. E questo è l’importante, per loro. Mica i soldi di “Balla coi Lupi” sono andati agli indiani.

Da sola, nuda, a faccia in giù, una mano protesa verso il telefono, il flacone del sonnifero lì accanto, quel culo disegnato dagli dei, quei capelli scombinati a pazza….che dire, se fosse stata una sceneggiata alla Mario Merola, sarebbe stato tutto perfetto. “E’ una morte che le assomiglia” dissero. Ed in fondo loro la conoscevano bene, l’avevano creata loro “la Bionda” e l’avevano creata a misura della sua morte, mica per reggere segreti o conoscere meccanismi che la sua mente offuscata dal successo non poteva sostenere.

Tutto come da copione: la camminata “Niagara”, la scollatura atomica che anche gli scemi come me ricordano, i suoi vertiginosi tacchi a spillo e l’adorato Dom Pérignon a farle compagnia, ecco trasfigurato il mondo della finanza, con i suoi omuncoli dal vestito Versace, i loro sogni da Ferrari sotto casa, il loro mondo fatto di denaro e la loro “morte debole” che fa parte del gioco. Cazzo, ma di un manager che gioca in borsa, morto nel suo letto, avete notizie?

Un gioco che si ripete in storia, per esempio faccia d’Ananas a Panama, Sion come massimo esempio in politica, le false crisi di sistema, le false guerre per la pace e per la democrazia, in economia. Perché se è vero che le dittature nascono sotto scroscianti applausi e folle in delirio di felicità e altrettanto vero che le democrazie nascono a suon di stragi, bombardamenti e guerre mondiali.

Un gioco che si ripete in piccolo con Berlusca che quello che crea, distrugge. E che si ripete in grande:  quello che gli americani finanziano, gli americani bombardano. Un gioco che si ripete in piccolissimo: quello che il “grande fratello” rende famoso, dal grande fratello viene buttato nel dimenticatoio. Un gioco dove solo pochi, per personalità propria, carattere di popolo, fierezza di gente antica, riesce ad INCEPPARE. Non tutti reggono, non tutti resistono, non tutti vincono. Fra chi muore ci sono popoli fieri, gente in colate di cemento e bellissime tette schiacciate a terra dal peso della morte.

«Morta in una notte, un sogno muore in una notte, mentre si annuncia l’alba del 5 agosto 1962, al numero 12.305 di Fifth Helen Drive, non lontano dal  viale del tramonto si spegne una stella!»

Al funerale c’è solo Joe Di Maggio, ex marito, retaggio di una meridionalità che sa apprezzare sempre, i sogni. Ma la Hollywood che conta non c’è, il meccanismo deve continuare. E per farlo deve ritenersi eterno, lineare, come la linea della storia, dritta e veloce verso il progresso inarrestabile della materialità. Ah!!! se avessero letto Gianbattista Vico e la sua teoria elicoidale della storia, a Hollywood l’aumento dei casi di psicoanalisi sarebbe stato del 3000%.

«Allergica alla biancheria intima, Marilyn si fa cucire i vestiti addosso”. Come poteva il sarto, e tanti altri con lui,  non pensare che quello era il miglior “sistema” al mondo?»

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks