Comprovando il sesso degli angeli

Ana Rossetti

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A un giovane con il ventaglio

Che affascinante è la tua inesperienza.
La tua mano rozza, fedele persecutrice
di una grazia ardente che indovini
nel viavai penoso dell’allegro avambraccio.
Qualcuno cuce nel tuo sangue lustrini
affinché attraversi
le rotonde soglie del piacere
e provi contemporaneamente sdegno e seduzione.
In quel larvato gesto che rischi
si scorga tua madre, inclinata
nella grigia balaustra del ricordo.
Ed i tuoi occhi, attenti al paziente
ed indimenticabile esempio, si socchiuderanno.
Mentre, adorabile
e pericolosamente, ti allontanerai.

Dei pubi angelici
(Alla mia adorata Bibì Andersen)

Divagare
per il doppio corso delle tue gambe,
percorrere l’ardente miele pulito,
soffermarmi, e nel promiscuo bordo,
dove l’enigma nasconde il suo portento,
contenermi.
Il dito esita, non si azzarda,
la così fragile censura trapassando
– aderito triangolo che l’elastico liscia –
sapendo cosa lo aspetta.
Comprovando, infine, il sesso degli angeli.

Inconfessabile

È tanto adorabile introdurrmi
nel suo letto, mentre la mia mano vagante
riposa, trascurata, tra le sue gambe,
e sguainando la colonna tersa
– il suo cimiero rosso e sugoso
avrà il sapore delle fragole, piccante –
presenziare all’inaspettata espressione
della sua anatomia che non sa usare,
mostrargli l’arrossata incastonatura
all’indeciso dito, somministrandogliela
audacemente con perfide e precise dosi.
È adorabile pervertire
un ragazzo, estrargli dal ventre
verginale quella ruggente tenerezza
tanto simile al rantolo finale
di un agonizzante, che è impossibile
non condurlo a sfinirsi mentre eiacula.

Il mio giardino dei supplizi

Nel giardino segreto, sotto l’albero,
lentamente, molto lentamente, slegasti le mie trecce
e dopo, impetuoso, perché io sentii freddo
ed ostinata mi negavo, strappasti i miei vestiti.
Con un cordiglio di lungo rampicante
l’opaca organza che serviva da copriletto
alla culla comune, esperto mi cingesti.
Nella silenziosa ora, molto lontano dai genitori,
con succo di gerani la bocca mi tingevi
e braccialetti vegetali nelle mie esili caviglie
si attorcigliarono.

Ballai furiosamente.

Quale alone dietro di me rigonfiò la tunica,
intorno a te crescevano i cerchi dei miei segni.
Io, diversa tanagra, evasivo alloro
e tu quieto. Perfettamente quieto.
salvo il braccio con cui mi flagellavi.

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