Carlo Toppi e la Pellegrina

Carlo Fabrizio Carli

carlo-toppi_fondo-magazineBenché lo stile caratteristico di Toppi non subisca significative variazioni nel corso degli anni, non è possibile identificare la Terracotta citata negli inventari del 1935 con l’opera ancora oggi presente al Museo di Anticoli Corrado, tanto più che nell’inventario del 1975 la terracotta è connotata con il titolo Il Buon Pastore. In questa Pellegrina le componenti dell’arte dello scultore anticolano sono tutte presenti, dalla precisa determinazione spaziale al riferimento religioso e alla ripresa di un’impostazione generale derivata dall’arte italiana di “primitivi”. Non manca altresì l’attenzione a quei particolari espressivi, quali il bastone, la colomba, il caratteristico cappello, che s da un lato contraddistinguono il soggetto dall’altro fanno parte del mondo quotidiano dell’artista.

Penultimo dei dieci fratelli Toppi, fratello minore del pittore Mario, nasce a Roma da genitori anticolani (Mariantonia Massimiani e Francesco Toppi, quest’ultimo ricercatissimo modello degli artisti di via Margutta). Si reca spesso ad Anticoli per trascorrervi dei periodi di vacanza. E’ anche fratello della pittrice Margherita che, giovanissima, aveva sposato lo scultore svizzero Paul Osswald. Fino dagli anni dell’infanzia, si trova in mezzo al vivace ed eterogeneo ambito artistico di Anticoli Corrado. Autodidatta, avviato e incoraggiato dal cognato Attilio Selva (che aveva sposato sua sorella Natalina) e dalla sorella Margherita, si dedica alla scultura, specializzandosi nella realizzazione di terracotta, quasi sempre di soggetto religioso. Suggestionato dal fratello – ma anche dalla coeva tendenza di buona parte della ricerca italiana – Toppi elabora uno stile basato sulla rielaborazione dei ‘primitivi’ italiani, con nette divisioni spaziali. Dall’inizio degli anni Trenta espone in diverse mostre personali (1936,Galleria La Cometa, Roma), anche a Venezia e Zurigo, e partecipa alle principali rassegne pubbliche. Anche lui finisce per simboleggiare agli occhi degli artisti stranieri e dei critici, il fascino ‘artistico’ – talora mitizzato di Anticoli Corrado.

Nel 1935, fa parte del gruppo di artisti (assieme a Attilio Selva, Orazio Amato, Antonio Munoz, Pietro Gaudenzi, Riccardo Assanti) che promuove l’istituzione dl Museo civico di Anticoli Corrado.

Nel 1978, assieme ad Antonio Muzi, lavorò ad Anticoli Corrado, alla fontana della piazza antistante la Porta Maggiore.

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