Carceri. Se Travaglio è di sinistra…

Angela Azzaro

boia_fondo-magazineCirca trecento morti in sette mesi. Celle stipate fino all’inverosimile. Caldo. Pochissime cure in caso di malattia. E poi il nulla. Giornate fatte di nulla. A tal punto da preferire la fuga estrema, cioè il suicidio. Dei trecento morti, cento sono infatti suicidi accertati, molte altre sono morti sospette. E’ questo il quadro inquietante che viene fuori dall’indagine diretta compiuta lo scorso week end dall’iniziativa dei Radicali “Ferragosto in carcere”. E dire inquietante è poco. Bisognerebbe dire: il quadro vergognoso. Vergognoso perché dovrebbe suscitare vergogna non solo nella classe politica, ma anche in noi cittadini e cittadine che, con il nostro silenzio e la nostra indifferenza, legittimiamo tutto questo.

A due passi da noi, dal nostro naso, vive una popolazione carceraria abbandonata, vilipesa nella propria dignità. Eppure la Costituzione italiana, all’articolo 27, dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e che devono tendere alla rieducazione del condannato. Come no?! Se queste dovrebbero essere le carceri, cambiamogli pure il nome e ridefiniamole per quello che veramente sono: dei lager. Dei lager benedetti dallo Stato (e quindi da noi). Si calcola che, al momento, la popolazione carceraria sia in sovranumero di undicimila unità, questo soprattutto a causa delle leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi che hanno introdotto nuove fattispecie di reato. La situazione andrà peggiorando a causa del nuovo pacchetto sicurezza che ha introdotto il reato di clandestinità.

Eppure. Sì, eppure, qualcosa era stato fatto. Si chiama indulto. Per un po’ era riuscito a svuotare le carceri ma ad aumentare la polemica politica. Si dice che sia stata l’approvazione di questo provvedimento a far cadere il governo Prodi. Ma a tre anni dalla sua entrata in vigore, quando purtroppo i suoi effetti sono quasi svaniti dal punto di vista della situazione carceraria, quale bilancio si può fare? Veramente, come hanno accusato molti, le strade le piazze e le città si sono riempiti di persone che delinquono e attentano alla nostra serenità borghese. Qualche settimana fa sono stati resi noti i dati di una ricerca condotta dall’Università di Torino e promossa dall’associazione “A Buon diritto” presieduta da Luigi Manconi. La ricerca sfata quel luogo comune e dice che gli indultati delinquono meno degli altri. Ecco cosa ha scritto il giornalista Alessandro Antonelli sull’Altro. «Il tasso di recidiva (ossia di reiterazione del reato) delle persone che hanno goduto dell’indulto è del 28,45%. A fronte di un livello del 68% tra chi sconta ordinariamente – e per intero – la pena. Tradotto in sintesi, gli indultati tornano a delinquere in una misura che è minore della metà di quella di chi non gode di sconti. La percentuale scende ancora di più tra i cittadini stranieri (21,36% rispetto al 31,9% degli italiani) e in ogni caso la reiterazione del reato cala sensibilmente tra coloro che accedono a misure restrittive diverse dalla detenzione: 21,78%. Ancora più in sintesi: il carcere fa male, ai galeotti e alla società».

Oggi per svuotare le carceri servirebbe un nuovo atto di clemenza. I Radicali e lo stesso Manconi parlano di amnistia, un provvedimento di cui godrebbero molte più persone. Ma il dibattito politico non offre certo speranze. Fatta fuori una sinistra che ci aveva creduto, che cosa resta? A destra, pur essendo radicata in alcune frange una cultura garantista e anti carcere, prevale come unica voce quella del ministro della Giustizia, Alfano. Il titolare del dicastero di via Arenula propone, non meno popolazione carceraria, ma la pessima soluzione di costruire più carceri, mentre i suoi colleghi in Parlamento non fanno altro, giorno dopo giorno, che aumentare le fattispecie di reato. Dall’altra parte, una parte che non riesco a chiamare sinistra (e qui veniamo al titolo di questo articolo), ci sono le voci forcaiole di Marco Travaglio e Antonio Di Pietro. Gli stessi giorni in cui i Radicali facevano il loro lacerante viaggio nella carceri italiane, il signor Travaglio dalle colonne dell’Espresso firmava un articolo contro Manconi e contro l’indulto. E pensare che lo stesso Grillo, altro forcaiolo di vecchia data, si è quasi ricreduto e ha lanciato (con un ritardo non perdonabile) la proposta, per svuotare le carceri, di depenalizzare le droghe leggere. Oggi infatti si finisce in carcere anche per uno spinello. Grillo folgorato da un po’ di buon senso, Travaglio manco per nulla. E sull’Espresso ha contestato i dati forniti da Manconi, scrivendo parole al vento. Ma come: non era l’uomo delle cifre? Il giornalista d’inchiesta? Ai dati dell’Università di Torino, risponde facendo terrorismo psicologico. In maniera demagogica dice di chiedere alla donna che è stata violentata da un uomo indultato. No, noi chiediamo a lei, signor Travaglio, di dirci dove è successo, quando è successo, ma soprattutto se può un caso inficiare un’idea di giustizia e di società. Travaglio dovrebbe conoscere bene i meccanismi dei giornali, un caso può diventare notizia, mille casi, cioè mille indulti che hanno funzionato, possono essere tenuti sapientemente nell’ombra.

La posizione di Travaglio è importante, e preoccupante, perché ci spiega bene in che Paese viviamo. Un Paese senza speranza. Un paese dove pietà l’è morta. Il governo Berlusconi sta governando l’Italia attraverso l’aumento di pene (a parte quelle che potrebbero colpire lui e i suoi interessi). Qualsiasi problema viene risolto criminalizzando, mandando in galera, creando divieti. Quale è la risposta del partito politico oggi più in voga dell’opposizione, cioè l’Italia dei valori? Una visione esattamente speculare bene espressa dai suoi intellettuali alla Travaglio. Carcere carcere e poi carcere. Una risposta legalista ma fondata sull’idea che la politica, cioè la cura della res pubblica, del vivere civile, possa essere ridotta a un fattore punitivo. E una visione che ha successo, che gode forti consensi nella società, consensi che molto probabilmente tenderanno a crescere. Ma per favore, qualsiasi cosa accada, non dite che sono posizioni di sinistra.

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