Bande Nere

Raffaele Morani

Tutti insieme appassionatamente, potrei riassumere così le mie prime impressioni dopo aver letto Bande Nere, di Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica, autore di un’inchiesta sul mondo dell’estrema destra. Il sottotitolo del volume, uscito nei mesi scorsi per Bompiani, è “come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti”, l’intenzione dell’autore è di fornire un quadro dettagliato degli oltre «150.000 giovani italiani sotto i trent’anni che vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler». Inoltre, «Cinque partiti ufficiali (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, La Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale) – sei se si considera anche il robusto retaggio di AN…. duecento tra associazioni, circoli e centri sociali sparsi nel paese, 63 sigle di gruppi ultrà (su 85) dichiaratamente di destra…che, dietro “il culto” della passione calcistica, compiono aggressioni e altre violenze premeditate». Tutti insieme appassionatamente: Cuore Nero a Milano, Casa Pound a Roma, Comunità Giovanile di Busto Arsizio, il pianeta Ultrà, il Veneto Fronte Skinhead, i naziskin altoatesini, gli Hammerskin, i giovani ‘ndranghetisti e mafiosi di Quarto Oggiaro, le trattorie “nostalgiche” (a proposito, mancano giusto i negozi di souvenir di Predappio!), i negazionisti dell’olocausto, e chi più ne ha più ne metta, senza dimenticare i politici in doppiopetto del Pdl, soprattutto ex AN, ma anche Leghisti come il sindaco di Verona Flavio Tosi, “che intrattengono con la destra radicale rapporti ambigui ed offrono sponde politiche, protezioni e sostegni.”

bande-nere_fondo-magazineIl libro sembra ben documentato, ma scendendo nello specifico sorgono le prime perplessità. Innanzitutto le cifre fornite da Berizzi (150.000 fascisti e neofascisti) indicati come un pericolo per la democrazia e la convivenza sembrano alquanto esagerate. La relazione dei servizi segreti del 2007 non considera la destra radicale un pericolo serio, ma in ogni caso la decisione dell’autore di trattare come sostanzialmente univoco il mondo della destra radicale, un mondo che in realtà è molto variegato al suo interno, suscita a parere di chi scrive più di un dubbio.

Certo i riferimenti ideologici e storici di tutti sono Mussolini ed il fascismo, ma cosa c’è veramente in comune tra Gianluca Iannone, Davide e gli altri ragazzi di Casa Pound e Blocco Studentesco con le loro innovazioni culturali che cercano di attualizzare il fascismo al terzo millennio, respingendone gli aspetti esteriori più nostalgici, non rifiutando il dialogo con gli avversari, (tra i propri miti qualcuno ha anche Che Guevara!), con chi invece è legato agli aspetti esteriori e macchiettistici-nostalgici del fascismo? o con Forza Nuova? O con gli integralisti cattolici? Cosa c’è in comune tra i giovani naziskin di Bolzano e Merano, razzisti col culto di Hitler che vanno in giro a picchiare gli immigrati e considerano “l’olocausto una montatura del potere sionista che ha in mano l’economia mondiale”, con Oscar dell’omonima trattoria di Milano (tappezzata con simboli e richiami al ventennio) che si considera fascista ma “ha sposato una marocchina con cui ha fatto due figli”? Cosa hanno in comune le occupazioni non conformi o a scopo abitativo con Marco, avvocato ultrà che va in trasferta a Londra per picchiare tifosi avversari?

E potrei continuare con tanti altri esempi. Senza dimenticare poi che Berizzi cade in alcune imprecisioni. Ne cito alcune: il Fronte Sociale Nazionale di Tilgher è indicato come attivo quando invece ha smesso di esistere l’anno scorso, confluendo nella Destra; Massimo Morsello è classificato come militante in gioventù di Terza Posizione, quando in realtà era del FUAN, il povero Nicola Tommasoli è «ucciso a Verona da un gruppo di naziskin», quando in realtà i suoi assassini non sono skin, sono intolleranti e violenti ma attivi più nelle curve del Verona che in politica. Infine una foto ritrae il ministro Ignazio La Russa con Ciccio Crisafulli, che la didascalia spiega essere un simpatizzante di estrema destra, rampollo di una famiglia mafiosa di Quarto Oggiaro attiva in spaccio di sostanze stupefacenti e altre attività criminali, peccato che la persona ritratta non sia Ciccio Crisafulli, non sia affatto un rampollo di una famiglia mafiosa ma un carabiniere!

Errori ed imprecisioni a parte, la voglia di semplificare a tutti i costi un fenomeno che invece è molto complesso e diversificato al suo interno, la mancanza di un’analisi sociologica seria sul perché aumentano l’intolleranza e la violenza verso il diverso e l’immigrato, sono mancanze non da poco. A mio modesto parere il libro piacerà senz’altro ai fascisti trucidi e nostalgici, ai razzisti, ai violenti, e agli ultras che si vedono ritratti (ovviamente in maniera anonima o con pseudonimi) come vogliono essere ritratti, ma piacerà anche ai nostalgici dell’antifascismo militante degli anni settanta che vedranno confermati i loro luoghi comuni sui fasci brutti sporchi e cattivi. Nostalgici di destra e di sinistra, nostalgici dell’anticomunismo e dell’antifascismo, loro sì tutti insieme appassionatamente! Del resto nella nostra società sempre più insicura ed intollerante, è più facile pensare che il lavoro manchi perché gli immigrati ce lo rubino o che lo zingaro o l’immigrato vengano pestati e aggrediti solo dal fascista o dal naziskin di turno, mentre è invece più difficile spiegare che gli imprenditori delocalizzano le fabbriche all’estero, dove il lavoro costa poco o che la maggiorparte degli atti di violenza o di intolleranza nei confronti del “diverso” in tutte le sue accezioni non siano opera di militanti organizzati in gruppi politici, ma della cosiddetta “gente comune”. E’ più comodo che ciascuno conservi le sue certezze e rassicurazioni, anziché porsi dubbi e domande.

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