Vietato bere. Proibito pisciare

Angela Azzaro

In questi anni sono state approvate in Italia oltre ottocento ordinanze comunali per punire i comportamenti e le identità. Ma ce ne siamo fottuti. Chi se ne frega, hanno pensato in molti, tanto mica riguarda noi. Infatti riguardava le puttane, i migranti, i senza tetto, chi chiedeva l’elemosina. Insomma, nella mentalità dominante, gli sfigati. Ora, approvato il nuovo, e ancora più cruento, pacchetto sicurezza le dighe si sono rotte e il proibizionismo, cioè le politiche di controllo dei comportamenti e di costruzione della norma sociale, inizia a toccare pure noi.

letizia-moratti_-fondo-magazineE’ quello che sta accadendo a Milano, dove la sindaca Letizia Moratti, si è inventata un provvedimento che vieta la vendita e il consumo di alcol per i minori di 16 anni. La norma, è quasi inutile sottolinearlo, non avrà certo l’esito di far diminuire davvero l’uso di alcolici tra i minorenni, ma è l’ennesimo atto che vuol dire alla società, a partire dai soggetti più fragili, come ci si deve comportare, cosa si può fare e cosa no, pena l’essere esclusi, additati, emarginati. L’ordinanza è ancora più odiosa perché, in un Paese dove i giovani sono trattati da stupidi fino ai trent’anni, li si fa dipendere ancora di più dai genitori: le multe arriveranno infatti a loro. Multe salate, salatissime. Quattrocentocinquanta euro per chi vende alcolici, ma anche per i teenager che vedranno  recapitare a casa il bollettino da pagare. Se i genitori non lo pagheranno entro cinque giorni, la cifra salirà a cinquecento euro. Perché è certo che il bere fa male ed è disdicevole, ma visto che la cassa del comune piange tanto vale guadagnarci pure qualcosa.

La legge italiana prevede già un anno di carcere per gli esercenti che vendono alcol ai minori di 16 anni. Il paragone tra la normativa nazionale e l’ordinanza di Moratti aiuta però ancora di più a capire il carattere simbolico dell’atto amministrativo. La regola che dovrebbe tutelare i minori esiste già, ma si è sentito il bisogno di creare un nuovo divieto. Come mai? Il plauso del presidente del Consiglio alla decisione del comune milanese («Dovremmo estendere il divieto su tutto il territorio nazionale», ha dichiarato Silvio Berlusconi in una intervista rilasciata domenica al Corriere della sera) e la sua decisione di farla propria ci aiuta a rispondere a questa domanda. L’obiettivo vero è quello di contrastare qualsiasi spinta al cambiamento, al conflitto, qualsiasi semplice (se semplice può mai essere la ribellione ai padri) esuberanza o trasgressione degli adolescenti. Si sta procedendo, a passi piccoli (le ordinanze) e a passi grandi (i pacchetti sicurezza) verso una società sempre più normata, controllata, conforme alla compatibilità stabilita da chi vuole governare senza rotture di scatole.

Moratti non arriva prima. Il laboratorio politico e sociale della repressione è stata Bologna. Non la Bologna di oggi. Ma la Bologna di appena ieri. La città governata da Sergio Cofferati talmente male da vergognarsi, sapendo di prendere una sonora batosta, di ricandidarsi. L’ex sindaco del Pd ne ha combinate di cotte e di crude, ma la sua perla è stato il divieto di bere alcolici per strada. Un’ordinanza contro i giovani, soprattutto studenti fuorisede, che da sempre hanno reso vive le piazze e le strade della città facendole diventare una fucina delle idee, di rivoluzioni, di linguaggi. Cofferati è stato premiato dal suo partito e mandato a sedere al parlamento Europeo. Un caso? No, la certificazione di come le politiche securitarie non hanno colore. Basta vedere le reazioni degli altri sindaci all’ordinanza di Moratti, il più entusiasta si è detto Chiamparino, cioè il sindaco di Torino targato rigorosamente Partito democratico («Il divieto sia legge di Stato», ha detto sempre al Corriere).

Esiste in Italia un partito trasversale che ha come chiodo fisso quello di punire. Pensano che la prostituzione sia sbagliata (in teoria perché in pratica…) e multano le sex worker e i clienti, sono incazzati e non sanno con chi prendersela, allora iniziano la caccia al migrante e lo mandano in galera anche se non ha fatto nulla. Non sanno come governare una città, come creare opportunità per i giovani e vietano loro, in maniera plateale e inutile, di bere. La prossima volta toccherà anche all’italiano medio che oggi si sente tanto rassicurato dalle politiche securitarie. Gli vieteranno non solo di pisciare ma anche di pensare con la sua testa.

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