Sono impertinente: voglio la Luna

Nando Dicè

“Se volete farvi giudicare per la vostra capacità di trasmettere un pensiero, non dovete essere dei bravi oratori, dei bravi scrittori o dei bravi comunicatori. Dovete non avere un vostro pensiero, ma essere conformi a quello che la “massa” è predisposta a capire e comprare”.

Quando lessi questo messaggio sulla porta della casa editrice con cui avevo preso appuntamento, mi dissi che quel giorno forse sarebbe stato meglio andare a puttane. Ma la curiosità  infinita con cui gli “scemi” affrontano la vita mi spinse a bussare, aspettare educatamente l'”avanti” e , con decisione entrare.

“Giovinotto lei è un pentito? Un rinnegato? Ha qualche denuncia da fare?”. Più che un editore sembrava uno sbirro.

Giocare al perseguitato, facendo il persecutore è un vizio che i banchieri hanno insegnato ai Castristi e che loro hanno insegnato a tutti i padroni della diffusione culturale i quali a loro volta lo impongono agli uomini di cultura, come ricatto, se vogliono diventare tali.

La prima cosa che disse: “Non è una questione di libertà, ma di soldi”.

In questi casi Lenin mi sembra il testimonial più sincero della verità: «La libertà? Un pregiudizio borghese».

Con queste premesse mi chiese di esporgli l’idea. La mia idea era di parlare di cosa avessero in comune, Lutero, Sant’Agostino, Shakespeare, Jung, Simon Well, Cioran, Flaubert, Marx, Sartre, Dickens, Picasso. Della loro anima non conforme, della loro impertinenza ai valori del conformismo liberal, del loro non essere “corretti”. Ma dopo aver letto la frase scritta sulla porta decisi di mentire. Tanta presunzione non meritava verità, mi inventai una cosa sul momento.

luna1_fondo-magazineUn’invenzione Lunatica.

Quanta arroganza quel 20 luglio 1969. “In nome di tutta l’Umanità”, dissero. Poi piantarono una bandierina a strisce massoniche su un terreno arido come il loro.

I resoconti ufficiali parlarono di un viaggio tranquillo. Sarà, ma io al posto Armstrong e Aldrin, tanto tranquillo non sarei stato. Quattro giorni di navigazione nello spazio, orbita lunare per imbarcarsi sull’aquila (lem) e poi, come se fosse una gita di piacere, fare due passi sulla luna.

«Questo è un piccolo passo per l’uomo ma è un grande passo per l’Umanità». E mentre lo diceva, pamm! uno sgambetto ‘e faccia ‘a Luna, gli si doveva rompere la maschera, per ritrovarsi sveglio in qualche studio hollywoodiano a succhiare una cola. Che bello se Armstrong fosse stato un ribelle, un impertinente, uno che avesse detto. “Qui satellite Luna, voi della terra mandatemi una rolls royce  a prendermi e pure due o tre delle puttane che avete alla casa Bianca. Se no è col cazzo che torno. Non voglio essere ricordato per essere il primo uomo sulla luna, questo lo avete scelto voi. Io voglio essere il primo uomo che sceglie di stare sulla luna. Magari per morire il più lontano possibile da voi, lontano dal vostro mondo, dal vostro falso rispetto per falsi valori. Alla vostra “enorme tecnologia” io rispondo con l’alta creatività. Basta con le illusione della sinistra, l’impotenze delle destre, il conformismo delle idee”.

Ma il suolo lunare su cui il LEM atterrò si chiamò “Mare della Tranquillità”. Che schifo, uno fa un viaggio nello spazio ed arriva in un posto che ha lo stesso nome di un villaggio dell’Alpitour? E come se nulla fosse, così come se avesse trovato traffico per strada, si ferma a 6 kl dal punto previsto e resta 2 ore fermo per vedere se questo errore di calcolo possa aver compromesso il tutto? Ma che dovevano decidere? Se pagare il casello?

La Genialità dello scrittore, mi rispose l’editore, è tutta basata sulla capacità di stare dalla parte delle lobby massoniche. “Lei non sa che le idee si giudicano sempre con valori sociali che le sono estranei. Gli eretici non sono mai stati tanto emarginati da quando, in maniera assidua, si lotta contro l’emarginazione. La sua visione delle cose è impertinente. Ma in fondo lei che vuole?”.

Sono come gli americani, VOGLIO LA LUNA!

httpv://www.youtube.com/watch?v=hGZlMhGgDDo

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