Mondadori licenzia. Siate ottimisti

Alessandro Grandi

La parola d’ordine è una sola: ottimismo. L’ha annunciato il Capo, sostenendo che tutto va per il meglio, che non ci sono ragioni per preoccuparsi, che il popolo italiano sta vedendo aumentare il proprio potere d’acquisto. Bravo, bene, bis.

homer-simpson-tristeForse questa meravigliosa ventata d’ottimismo non coinvolgerà le decine di giornalisti, dipendenti del gruppo editoriale del Capo, che stanno per trasformarsi in esuberi strutturali. In altri termini, stanno per essere cacciati. Perché la crisi, che non esiste ed è solo una menzogna della propaganda comunista, sta pesando sugli introiti della Mondadori (il gruppo guidato dalla figlia del Capo) e la famiglia illuminata si comporta esattamente come le altre famiglie di imprenditori comunisti. Non investe per il rilancio, dimostrando una concreta fiducia nella ripresa. Tutt’altro: caccia i dipendenti. Alla Mondadori dei Berlusconi come al gruppo Repubblica-Espresso del comunista De Benedetti.

E l’ottimismo? Lasciamolo agli altri. E gli amici e colleghi imprenditori che avrebbero dovuto togliere le inserzioni pubblicitarie dai giornali comunisti per dirottarle sulla stampa dell’ottimismo? Hanno ascoltato solo la prima parte dei consigli (per gli acquisti) del Capo, tagliando la pubblicità ai giornali comunisti, ma invece di dirottare gli investimenti su quotidiani e periodici “amici”, hanno preferito ridurre totalmente gli investimenti pubblicitari. Splendida dimostrazione di fiducia da parte degli imprenditori nostrani.

Sempre pronti ad osannare il Capo quando obbliga il governo a misure per regalare soldi pubblici alle aziende; sempre pronti a far finta di nulla quando il Capo suggerisce sommessamente di investire nel Paese e per il Paese. Macché. Si incassano i soldi e si mandano a casa i dipendenti. Che, ovviamente, devono dimostrare l’ottimismo aumentando i consumi, se no sono provocatori comunisti.

In fondo, tra cassa integrazione e mobilità, qualche spicciolo lo portano bene a casa, no? E allora spendano questi 700-800 euro che incassano ogni mese per un paio di settimane di vacanza in Sardegna dove potranno ammirare il Capo durante qualche passeggiata trionfale. Oppure per acquistare un’auto nuova, magari anche uno yacht. Sono settori in crisi e devono essere sostenuti da una domanda spinta dall’ottimismo. Vietato, ovviamente, rinunciare ad un abito firmato, ad una cena familiare in un ristorante stellato. Tutt’al più si potranno tagliare le spese per un cinema o per uno spettacolo teatrale. Tanto gli artisti sono tutti comunisti.

E se poi, contemplando il magro stipendio, qualche disfattista si fa prendere dal panico e guarda con timori all’autunno, ci pensa il Capo a distrarlo. Una bella campagna sull’influenza suina (che fa meno danni di quella tradizionale, ma è meglio non farlo sapere in giro) e si sposta l’attenzione su altri temi. In autunno si parlerà di febbre e colpi di tosse, nessuno si ricorderà più dei posti di lavoro eliminati alla Mondadori.

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