La normalità della violenza sessuale

Angela Azzaro

«Normale. Una persona normalissima». Lo descrivono così il presunto violentatore seriale Luca Bianchini. Trentadue anni, quasi laureando, coordinatore di un circolo del Pd, una fidanzata lasciata solo qualche settimana fa. La Procura di Roma lo ha arrestato con l’accusa di 15 violenze sessuali, di cui tre portate a termine e dodici tentate e il sospetto che, negli anni, ne abbia compiuto esattamente il doppio, cioè altre quindici. Ad incastrarlo sarebbe soprattutto il Dna, ma anche altre prove rinvenute a casa sua, tra cui un diario, del materiale pornografico, i lacci con cui legava le sue vittime.

La sua vita era, appunto, normale. Talmente normale da poter nascondere di aver avuto in passato problemi con la legge per gli stessi motivi: tentata violenza sessuale della vicina. Stesse modalità, stesso coltello. Ma i giornali e i politici chiamati a descrivere Bianchini quella normalità l’hanno voluta trasformare subito in mostruosità, chiamando in causa una presunta doppia personalità e i raptus che lo avrebbero spinto ad agire violentemente. Uno dei candidati alla guida del Pd, da un certo punto di vista il migliore dei tre, Ignazio Marino, ha seguito nel peggiore dei modi questa strada accusando il partito che permette «a un criminale di arrivare in quel posto».

magritte-particolare2_-fondo-magazineE’ importate chiedersi perché questo bisogno di non leggere l’evidenza della storia e di concentrarsi invece in un racconto tutto, straordinariamente, teso a rendere il presunto colpevole come diverso da noi, un mostro, qualcuno che fingeva di far parte di questa società, ma di fatto se ne era auto escluso. La risposta è semplice: ammettere la normalità di colui che violenta significa fare i conti con il fatto che la violenza sessuale non è qualcosa che nasce fuori dal rapporto tra i sessi, ma dentro relazione uomo donna. Dentro la sua normalità, dentro la sua quotidianità, dentro la famiglia. I casi che finiscono sui giornali e il racconto che ne viene fatto vogliono smentire questa, dolorosa, verità. Dolorosa perché mette in discussione tutta la società, mette in discussione noi, a partire da un maschile che su questi aspetti si è molto raramente interrogato.

Il discorso pubblico sulla violenza sessuale resta segnato dalla cifra della rimozione, dello spostamento, della negazione. Si parla di tutto forché del punto centrale. In questi ultimi anni è stata usata per criminalizzare i migranti, per aumentare la paura verso il diverso, per invocare una società meno libera e più controllata. Tutte cose che non aiutano certo a migliore il rapporto tra i sessi e far diminuire le violenze sessuali, ma servono a creare una società più incivile. E quando la società diventa più incivile, più securitaria, più razzista e bacchettona le prime a perderci sono proprio le donne.

Eppure la strada scelta è soprattutto questa. Con pochi scarti la politica pensa che per risolvere il millenario conflitto uomo donna si debba intervenire inasprendo pene, criminalizzando il diverso, spingendo le donne ad avere ancora paura. Da questo punto di vista tra centrosinistra e destra c’è poca differenza. Si spiega così anche la scarsa opposizione alla nuova legge sulla violenza sessuale in questi giorni in discussione alla Camera. E’ una legge di ispirazione securitaria che aumenta le pene, smantella lo stato di diritto, introduce norme da far west anche in Italia. La più discussa è infatti la norma che prevede di pubblicare nei luoghi pubblici le foto dei violentatori. La legge dice sia presunti che riconosciuti colpevoli, ma davanti alla presa di distanza anche dello stesso governo la si sta modificando in maniera tale che le foto vengano pubblicate solo dopo il processo. Ma anche così resta una norma forcaiola che non aiuta le donne a difendersi, ma crea solo un clima sociale peggiore, più violento, più vendicativo. A parte alcuni casi la maggior parte delle violenze anche sessuali avvengono o in famiglia (padre, zii, fidanzati) o da parte di persone amiche. Che si fa: pubblichiamo dentro casa le foto dei padri con scritto wanted? Potrebbe essere un’idea…

Ma alla fine le foto, vedrete, saranno quelle dei migranti, presunti colpevoli o accertati violentatori, mentre nel silenzio della case o delle relazioni la violenza verrà perpetuata come prima. Non aiuterà questa legge, non aiuterà la proliferazione dei mostri. Il silenzio che ogni giorno cade sui ruoli, sul rapporto amoroso, sulla sessualità e sul potere degli uomini nella sfera pubblica è il vero responsabile. Ma di questo, ci dicono, non se ne può parlare.

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