La patente a punti… democratici

Nando Dicè

Si, è vero: correvamo e non ci fermammo al semaforo. Ma non fu per la ragione che potete immaginare, quella dei soliti napoletani, refrattari alla civiltà, alle regole. No, no. Correvamo perché ci chiudeva la banca ed avevamo fretta. Avevamo appena rapinato una banca e andavamo a depositare i soldi in un’altra banca. In fondo avevamo più paura a tenerli con noi, visto la quantità di leghisti ed assicuratori nordisti, che d’estate ci sono al sud, che a farci fermare dalla polizia.

Se ci avessero fermato? Beh, di che avrebbero potuto accusarci? Di trasporto abusivo di trasferimento bancario! Da una banca prelevati, ad un’altra versati. Si lo so, mi direte: una rapina è una rapina, certo. Perché le banche cosa fanno?

patente1_fondo-magazineComunque non andò liscia: passammo col rosso e ci fermarono, multa e sequestro di patente. Ci chiesero: “Ma lei l’ha comprata la patente?”. Ed io che so che in democrazia si può comprare tutto risposi la verità: “Si comprano i voti, le lauree, le uscite da galera, i deputati, le nazioni, vuoi vedere che l’unico scemo che prende la patente davvero debbo essere io?”.

Lo sbirro si arrabbiò, ma in fondo nessuno mi convincerà mai che il carabiniere il “posto” non l’aveva comprato neanche lui, vendendo il proprio voto e quello della sua famiglia, a qualche onorevole. Solo che, se dovessero ritirare il posto a tutti i raccomandati cosi come ritirano le patenti a tutti quelli che se la sono comprata, veramente non lavorerebbe più nessuno. Mica si può rischiare di fermare l’economia solo per essere onesti…

Ed eccomi qua, a rifarmi la patente. Per la seconda volta. La prima volta è stata tragica. Mi chiesero cose strane, assurde. “Se le bucano sei milioni di gomme lei che fa? Le ripara?”. “Certo”, risposi. Si, la prima volta quasi quasi mi stavano uccidendo. L’esaminatore mi guardò in cagnesco e mi disse: “Iniziamo con delle domande sull’auto. Lei accetta il patto atlantico come spinterogeno essenziale alla locomozione democratica?”.  “Scusate – risposi – ma perché debbo comprarlo in America lo spinterogeno? Non posso andare a Portici?” Gli stava venendo un colpo.

“Quindi lei  – continuò – non accetta l’economia di mercato come unico carburante dell’esistenza umana?”.  “Ma perché se ci metto la benzina della Basilicata e mando a fare in culo il nord e l’America – replicai – non sarebbe meglio?”.

A questo punto si alzarono tutti: “Lei quindi non riconosce alla democrazia parlamentare il ruolo guida?” “Scusate, ma guida di cosa? Sarò libero di andare dove cavolo voglio o no?”

E loro continuavano ed io rispondevo. “Ma se il pilota automatico come prezzo accetta solo la mia vita non posso guidare scegliendo da solo come andare a morire? Se la macchina è mia sarò libero di trasportare uno che vuole pagare in Euro e non in dollari?” UN CATACLISMA. Si agitavano, urlavano, sbraitavano e tutti dicevano che stavo facendo perdere loro solo tempo, che il tempo è denaro. Solo alcuni, fingendosi buoni, continuavano a farmi domande. Mi isolai con me stesso e pensai: ma se mi avete insegnato che la storia è una strada dritta verso il progresso e che non si può né variare né tornare indietro perché questa – secondo voi – è l’unica strada giusta, io le frecce a Destra-Sinistra, che cazzo le metto a fare? Continuate a dirmi che le cose non si possono fare perché mancano i MEZZI di locomozione, che poi sono solo i vostri soldi e voi non me li fate prendere proprio per non farmi partire. Mi continuate a dire che non avete tempo per cambiare le cose. Ma se in questo momento vi chiamasse una donna bellissima, non ci sarebbero soldi o tempo mancanti, voi il tempo lo fareste uscire e i soldi pure.

Ed infatti usci e me ne andai, me ne andai a piedi, poi presi un taxi che mi accompagnò alla macchina e feci un atto impuro di lesa democrazia. Mi avvicinai alla macchina, presi i soldi della rapina e mi avviai a piedi pensando. “Siete voi che mi costringete ad usarli per godermi la vita, io volevo solo portarli in banca”. Ed oggi sono di nuovo qui, continuano a credere che per avere la patente della vita, bisogna essere DIRIGENTI, cioè intelligenti, ambiziosi e personalmente affermati prima dell’esame. Quella era un’altra patente ma anche io sono ancora qui, a capire cosa significa che il “freno a mano dell’economia è l’esistenza delle pensioni”, “che il posto guida deve essere precario e non sicuro e per giunta regolato a distanza”. Ma che ne sa il banchiere di Shangai io che misura di culo porto? Che “debbo essere contento che le strade sono globalizzate, ma che non si possono che percorrere ad alta velocità, mentre a me date una carretta”.

Anche stavolta l’ultima domanda mi venne offerta come l’aiutino dei giochi a quiz: “Se lei è nel traffico, bloccato da ore, alla 15esima sigaretta, con tanti appuntamenti in sospeso e un coglione che le bussa ad ogni metro che fa?” Ed io: “Mi incazzo da morire, stramaledico il governo, scendo dalla macchina e massacro di mazzate il tampinatore molesto. Poi poso la macchina e vado a piedi”. SBAGLIATO, SBAGLIATO, SBAGLIATO! Gli esaminatori in crisi uterino isterica, cercano convulsamente anche di spiegarmi “NO, NO, no, lei nel traffico brucia carburante ed aumenta il PIL, il suo stress incrementa il mercato farmaceutico, gli appuntamenti in ritardo la spingono a lavorare sino a tardi ed aumentare la produzione, il traffico favorisce l’inquinamento, quindi aumenta la ricerca, quindi lo sviluppo ed il progresso. E quello che bussa aumentando l’inquinamento acustico aumenta lo stress generale ed agevola la funzione calmante successiva della democrazia inconcludente che rilassa il senso di responsabilità. E poi la violenza no, NO E NO!!!”, “Va bene lo picchio poco…” e loro: “NO. Non ha capito lei lo può pure picchiare, aumentando le spese sanitarie e le cause che alimentano il mondo della procedura giuridica e quindi come le abbiamo spiegato prima aumentando il PIL.  MA LEI NON DEVE ABBANDONARE LA MACCHINA”.

Un’ultimissima domanda, mi dissero. “Se lei vede un ostacolo sulla sua corsa cosa ritiene più importante, l’andare verso i diritti dell’uomo, o svoltare?”.

Inutile dirvi che ci ho rinunciato.

A ME LA PATENTE DEMOCRATICA, NON LA DARANNO MAI.

Ma una domanda resta: a loro, per GUIDARE il mondo, la Patente chi gliel’ha data???????

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