La chiesa e le sue contraddizioni (alcune)

Alessandro Grandi

«Uno scribacchino brillante che non sarebbe passato alla posterità se non avesse avuto la fortuna di finire fucilato». Il “fortunato” è Robert Brasillach secondo il parere di un oscuro scrittore savoiardo. Non c’è da sorprendersi: di piccoli cialtroni pieni d’invidia e di rancore verso chi è stato più grande di loro è pieno il mondo. Ma ciò che potrebbe sorprendere è il nome della casa editrice che ha pubblicato questa idiozia: la Piemme di Casale Monferrato. In altri termini una casa editrice cattolica, legata strettamente ai vescovi italiani. Ossia a coloro che non perdono occasione per blaterare in merito alla carità cristiana, al perdono. Ma per Brasillach, evidentemente, il perdono e la carità non sono contemplati. Sempre e tutto a senso unico. «Nessuno, in seguito, avrebbe biasimato il generale De Gaulle per aver rifiutato la grazia che avrebbe evitato a Robert Brasillach il plotone d’esecuzione», prosegue il piccolo cialtrone. Elogio dell’omicidio, commesso ai danni di chi non aveva ucciso nessuno ma solo espresso le sue opinioni. Davvero un esemplare insegnamento per una casa editrice cattolica.

cleropiovra_fondo-magazineD’altronde è un po’ di tempo che le gerarchie cattoliche italiane si esibiscono in polemiche a senso unico. Su qualsiasi tema. L’Italia si allinea con gli altri Paesi europei per bloccare l’arrivo dei clandestini? E i vescovi insorgono, criticano, giudicano. Invitano alla solidarietà e chiedono di non farne una questione di ordine pubblico. A cominciare da Tettamanzi, l’illuminato pastore di Milano.  Sempre scattante quando si tratta di protestare perché gli spacciatori clandestini, meglio se abbronzati, non vengono ospitati in strutture a 5 stelle. Ma sempre troppo occupato quando dovrebbe andare a portare la solidarietà alle vittime italiane di stupri commessi da stranieri. Sempre pronto nel pretendere case confortevoli per gli immigrati, ma sempre distratto quando potrebbe offrire migliaia di posti letto nelle innumerevoli case vacanze che fanno capo alle sue parrocchie. Case sparse in montagna e al mare, utilizzate per un paio di mesi all’anno e che, negli altri 10 mesi, potrebbero ospitare i rom, i senza tetto in arrivo da qualsiasi parte del mondo (gli italiani no: non hanno diritti).

Invece niente. Tettamanzi si dimentica di queste realtà o, più banalmente, non si fida che spacciatori e nulla facenti di professione gli restituiscano le case a tempo debito e in condizioni decenti. Ma non è solo lui a mostrare atteggiamenti contraddittori. I suoi parroci sono bravissimi nel condannare ogni forma di bullismo, purché i bulli siano italiani. Quando i colpevoli sono stranieri, i parroci si defilano, tentano di giustificare i responsabili ed evitano accuratamente di andare a solidarizzare con le vittime. Visitare i carcerati, visitare gli ammalati: la chiesa italiana ignora la seconda parte dell’indicazione.

Così come è sconcertante l’attenzione a problemi di carattere morale. Si stigmatizzano i comportamenti sessuali di Berlusconi, ma nessuno ha mai protestato contro Prodi che, all’epoca del sequestro Moro, aveva parlato di Gradoli (il nome della strada in cui era collocato il covo delle Brigate Rosse) sostenendo che fosse il frutto di una seduta spiritica.
Davvero i vescovi italiani hanno creduto ad una simile buffonata? Ma in tal caso la chiesa non è assolutamente contraria alle attività di stregoneria e affini? Però Prodi, compagno della parrocchietta, non è mai stato criticato per questo. Oppure, se nessuno ha creduto a una simile idiozia, perché non si è mai fatto notare che la sua informazione parziale (si è cercato prima nel Comune di Gradoli, perdendo tempo prezioso) ha contribuito alla morte del politico Dc? Possibile che la morte di Moro sia meno importante delle prostitute di Berlusconi? Per Tettamanzi e compagni sì, evidentemente. Bisognerebbe ricordarselo quando si promulgano nuove leggi su indicazione dei vescovi.

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