Influenza suina and the Pig Pharma

Gabriele Adinolfi

L’articolo che segue è estratto dal notiziario del Centro Studi Polaris Orientamenti & Ricerca (Estate 2009). Chi desidera riceverlo via mail, in formato Pdf, può richiederlo a Gabriele Adinolfi ga@gabrieleadinolfi.it.

La redazione

Dopo il panico dell’aviaria quello della suina. Un’influenza che finora non si è rivelata molto diversa dalle altre e che ha prodotto una cifra di casi di mortalità collaterale (ovvero per complicazioni sopravvenute su pazienti affetti da altre disfunzioni) piuttosto bassa. Eppure è stato lanciato l’allarme ovunque, al punto di dichiarare la pandemia.

Il fatto è così strano che ha provocato le fantasie complottiste più disparate. Addirittura la giornalista austriaca Burgermeister ha urlato alla strage programmata in Usa perché a suo avviso la lobby finanziario/farmaceutica complotterebbe per abolire la democrazia decimando la popolazione americana mediante un vaccino omicida. La Burgermeister è evidentemente disturbata, se non altro per il fatto che in Usa la lobby finanziario/farmaceutica è già al potere e perché è proprio la democrazia anglosassone la formula perfetta per garantire l’immobilità e l’onnipotenza delle oligarchie; tuttavia, come vedremo più oltre, fonda il suo allarmismo sul vaccino su dati concreti. E l’accusa di bioterrorismo che la signorina muove a Oms e Onu non è del tutto infondata, benché vada letta in altro modo.

Proviamo a leggere il terrorismo psicologico che accompagna la suina in un modo meno sensazionalistico. Partiamo dal fatto che quasi nessuno in Usa ha chiuso il 2008 in attivo. Tra le poche eccezioni le principali sono state fornite dalle case farmaceutiche americane che, in controtendenza, non soltanto hanno fatturato in attivo ma hanno avviato una forte operazione di concentrazione settoriale. Per rispondere agli effetti della riforma sanitaria di Obama, devono ridurre i costi di produzione, liberare i magazzini e, soprattutto, diversificare la produzione di farmaci. Sono ancora troppo dipendenti da pochi prodotti redditizi. Inoltre sta finendo l’era del Tamiflu. Questa pozione magica, che non avrebbe stonato nelle mani dei saltimbanchi di fine ottocento in giro per le fiere, nello scorso inverno si è rivelata inefficace contro l’influenza sia in Gran Bretagna che in Canada che in Giappone che in Corea nel novantanove e virgola per cento dei casi di sperimentazione. Che è come dire che lo zero virgola sarebbe risultato immune comunque.

big-pharma_fondo-magazineL’allarme della suina ha fatto piovere nelle casse di Big Pharma, chiamata precipitosamente a produrre un vaccino contro un’influenza ancora di livello irrilevante, ordinazioni per oltre 10 miliardi di dollari. Scriveva Repubblica il 21 luglio: “Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi.
Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi.
J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino. A spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato.”

Ed ecco di nuovo mercato per la pozione magica! Perché lo dominerà “anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari”. Repubblica c’informa che il vaccino, già ordinato ovunque, è ancora in fase di ricerca e di produzione ma nel frattempo venderanno gli invenduti o li mescoleranno per provare altre pozioni magiche.

Quindi si tratta di una bufala? Impossibile sostenere se la “suina” sia pericolosa, o meglio se possa diventarlo. Di certo è un fantastico motore di gauadagni per la lobby finanziario/farmaceutica che la Burgermeister ha additato come bioterrorista. Sicuramente a questa non interessa la nostra salute tanto che la ricerca medica si è da tempo trasformata in una voragine di fondi a perdere perché obbligata a non mettere in discussione farmaci e terapie anche inefficaci che portano miliardi ai pescicani. Ma è pensabile che il vaccino diventi un’arma omicida? Logicamente no: sarà probabilmente solo inefficace. Però esiste un precedente che ha di certo dettato alla Burgermeister le linee della sua paranoia.

L’influenza suina, detta anche messicana o, prima ancora, nordamericana, non è affatto nuova. Il primo decesso lo causò trentatre anni fa negli Usa, al Fort Dix nel New Jersey. Un sottotenente americano moriva bruscamente e fu l’autopsia a diagnosticare la causa del decesso. Nei giorni successivi cinquecento militari caddero ammalati. Immediatamennte si pensò di vaccinare l’intera popolazione americana. La vaccinazione iniziò dai cinquecento soldati, che furono tutti colti dalla sindrome di Guillain-barré (una patologia che porta alla paralisi progressiva degli arti) e trenta di loro ne morirono. Per questo l’amministrazione Ford, allora alla Casa Bianca, bloccò la campagna di vaccinazioni. Intanto si scoprì che la porcina era benigna. Il vaccino delle case farmaceutiche no.

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