Gabriele Sandri. A margine della sentenza

Simone Migliorato

L’articolo che segue nasce dopo la condanna a 6 anni  per omicidio colposo per l’agente Luigi Spaccarotella. Non ho voluto fare la cronaca dell’evento, poiché sicuramente non c’è bisogno di leggere Il Fondo e soprattutto me per sapere come è andato il processo. Questo articolo nasce dall’indignazione per la pena dato a Spaccarotella e  per la pena di tre anni data a coloro che hanno ammazzato Federico Aldovrandi. Entrambe le sentenze sono di queste due ultime settimane. Il mio non vuole essere un atto d’accusa totale, o un incitamento alla violenza contro le forze dell’ordine. Vuole essere una domanda, o due. La  prima è: con queste sentenze, come si può pensare che i giovani abbiano fiducia nelle forze dell’ordine? Come si può pretendere che non s’inneschi ancora violenza? L’altra domanda, non è una domanda, ma è una provocazione. Una provocazione contro il decreto sicurezza, una provocazione contro i militari nelle strade o le ronde? Anche. Ma è una provocazione per dire che l’indignazione per gli abusi  c’è  e ci deve  essere sempre: con un ultras, con un no global, con un ragazzo che è andato ai rave, con gli iraniani,  i tibetani e anche con un tutore dell’ordine che subisce una violenza gratuita. Sempre. La cosa più odiosa non sono le non-condanne, ma le fette di prosciutto sugli occhi. La cosa più odiosa è un paese che bolla tutti i manifestanti per mercenari al soldo di qualcun altro. La cosa più odiosa è leggere nelle bacheche facebookkiane di amici commenti di persone che invocano la repressione su una manifestazione che deve ancora iniziare. La cosa più odiosa è piangere solo i morti che ci interessano. Questo, insieme a queste orribili sentenze fa veramente schifo!

S.M.

Gabriele Sandri. Anche lui, solo “un ragazzo”

militari_-fondo-magazineQuesta mattina mi trovavo a camminare in una calda Roma, con le mie stampelle, ricordo di un recente infortunio sportivo. Andavo piano, ed ero immerso nei miei pensieri per andare a prendere le lastre del malleolo rotto. Ad un certo punto scorgo due militari, un ragazzo e una ragazza, che sono sul mio stesso marciapiede. Vestiti con la loro mimetica, il fucile e quella faccia da poveri cristi che sentivano più caldo di me. Gli passo accanto, col timore che ho sempre, perfino quando prendo l’aereo e vedo i finanzieri al ritiro borse, o perfino quando vado ai concerti e ci sono i cani anti-droga (e io, in nessuno dei casi ho niente da nascondere fumando solo la pipa). Mi si legge in faccia che ho paura. Gli passo davanti, e ad un certo punto un pensiero mi passa per la testa “E se mi sparassero?”. Che pensiero stupido! Un pensiero che nasce chiaramente dalle mie paure: la paura delle armi, dei cani che ti annusano, ecc… Un buon psicologo ne avrebbe da dire, e un vero uomo direbbe solo che sono un fifone. Che motivo avrebbe per spararmi? Sono solo un ragazzo che cammina, tra l’altro anche con le stampelle, quindi faccio anche pena. Loro sono lì per la mia sicurezza, come sono lì per la mia sicurezza le forze dell’ordine nelle piazze, nelle manifestazioni, negli stadi, nelle strade…e nelle autostrade…

…si, ma quello era un teppista. Sicuramente un teppista. Si era solo una scazzottata, ma chissà magari se passava un po’ di tempo avrebbero tirato fuori anche qualche coltello, e poi lo sappiamo come va a finire. E poi io sono di sinistra, i tifosi della Lazio, che sono pure fascisti tra l’altro, si sa quello che combinano. E poi l’agente aveva l’asma e sicuramente ha sparato per una contrazione della mano, oppure mentre correva, oppure non aveva pensato al danno che stava per creare se proprio ha deciso di sparare.

Ma infatti, io ero in piazza, non stavo facendo male a nessuno, e nemmeno mi stavo picchiando. Magari dovrò aver paura a prendere l’autostrada, chissà, magari qualcuno spara da carreggiata a carreggiata rischiando di causare una strage, ma in giro per strada devo stare sicuro. Mica c’è una manifestazione, un G8.

…beh, ma quello era proprio un teppista. Un punk, un disadattato, un black block, un no global. Cioè, io sarei pure di sinistra, ma mica così estremista. Si è vero che nei giorni precedenti al G8 i carabinieri già erano dentro alle camionette a incattivirsi sotto al sole, è vero che insomma la città non era mica tanto adatta, che non si capisce perché i reparti attaccano lateralmente senza motivo un corteo , che non si comprende cosa ci fa sola quella camionetta, con un carabiniere ausiliario che stava lì dentro a riprendersi dal malore causato per i lacrimogeni. Però quello era un fottuto teppista, incappucciato, con un estintore in mano. Io sono progressista, ma questo non lo accetto. E poi si è ben capito che quel colpo ha rimbalzato su un sasso.

Devo stare tranquillo. Io sono per strada, e non c’è nessuna manifestazione. Devo stare sicuro, sicurissimo. Di questo c’è bisogno in questo paese, di un po’ di sicurezza. E lo sai perché quando passo all’aeroporto alla fine mi fermano sempre? Perché si vede che ho paura! Bisogna essere tranquilli, sereni, e non eccedere mai nei comportamenti. Se in strada ci si comporta bene, si può stare tranquilli.

…aoh!, ma quello era drogato. Io sono di sinistra e l’ho detto, non mi piacciono i fascisti laziali e nemmeno i no global e l’ho detto, e infatti sono per le droghe leggere, ma non per quelli che si drogano ai rave party. Quello era andato a un rave, si era preso la ketamina, era alto e grosso e faceva pure judo, magari non lo volevano ucciderlo i poliziotti. Poi dei drogati non ci si può fidare, magari è morto per overdose, magari in preda alla droga ha sbattuto la testa per terra e si è ucciso. Per strada c’è bisogno di sicurezza con questa gioventù di oggi.

Mentre penso a  tutto questo un brivido segue un mio pensiero. In vita mia, come tutti le persone sane non sono sempre stato e non sarò sempre un “tranquillo” ragazzo che cammina stampelle alla mano. Anche io sono andato allo stadio. Anche io sono andato ad una manifestazione. Anche io sono andato a un rave. Sono un ragazzo.

Come ragazzi erano Gabriele Sandri, Carlo Giuliani, Federico Aldovrandi. Come ragazzi erano Giorgiana Masi, Alberto Giaquinto, Stefano Recchioni. E tanti altri se ne dovrebbero citare. Io posso essere loro, e loro possono essere me. Guardo quei due militari in mezzo alla strada, e non mi sento per niente sicuro…

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