Ex Pci: scontro ferroviario

Alessandro Grandi

A Torino la zarina Mercedes Bresso, presidente del governo regionale piemontese, ha dichiarato guerra a Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie. Il nodo è rappresentato dall’accordo per il rinnovo del contratto per il servizio regionale. Il compagno Moretti, ex Pci duro e puro, vuole sempre più soldi e, in cambio, pretende ancor meno vincoli legati alla qualità del servizio. E la Bresso, ex Pci altrettanto dura e pura, non ci sta. Forte di un consenso unanime da parte di tutti gli utenti delle Ferrovie, la zarina decide che è arrivato il momento di spezzare l’odioso monopolio delle Ferrovie e si lancia con una gara internazionale per affidare il servizio per i prossimi anni.

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Non c’è dubbio che la ragione stia tutta dalla parte della Bresso. Non al 100%, ma al 1.000%. Il servizio ferroviario per i pendolari fa schifo e fa schifo anche il collegamento tra Torino e Milano, considerato strategico per il futuro della capitale subalpina. Ritardi continui, carrozze luride, posti insufficienti, bagni spesso inagibili, convogli soppressi. Non esiste un solo punto a favore delle Ferrovie, a parte inattendibili statistiche a loro uso e consumo.

D’altronde Moretti punta solo sull’alta velocità e se ne frega dei pendolari e dei passeggeri “normali” che usano il treno per risparmiare sui costi della benzina e delle autostrade. Gli straccioni, secondo le Ferrovie, possono viaggiare in carri bestiame, tra prostitute che gozzovigliano a bordo, ubriachi che importunano le passeggere nei viaggi serali e notturni, accattoni vari e furti inevitabili.

L’exploit della Bresso, umanamente sacrosanto, suscita però alcune perplessità. Da un lato Moretti è forte dei contratti capestro accettati da tutte le altre Regioni. Peggio per loro, certo. Ma non sarà facile trovare un partner magari internazionale interessato ad operare in una sola regione. E poi i tempi. Quandi mesi occorreranno alla Bresso per inviduare un eventuale partner, sempre che lo trovi? Tanti, troppi. Mentre Moretti potrebbe interrompere il servizio con la fine di quest’anno.

E allora nasce il dubbio che la sacrosanta battaglia della zarina contro il monopolio non sia altro che uno spot elettorale in vista delle regionali del prossimo anno. «Io ci ho provato per difendere i cittadini del Piemonte, ma da Roma mi hanno impedito di farlo». Dove “Roma” non starà per il compagno Moretti, ma per il governo di centro destra che lo sostiene.

E qui, in effetti, nascono i problemi. Perché inizialmente il ministro dei Trasporti, Matteoli, non aveva lesinato le critiche a Moretti. Ad esempio sulla Torino-Lione dove era stato l’atteggiamento delle Ferrovie italiane a provocare la rivolta dei sindaci di fronte ad un progetto demenziale e offensivo. Tanto da richiedere un intervento del ministro che aveva obbligato le Ferrovie a ritirarlo con tante scuse per affidarsi ai progetti di Ltf con la consulenza francese. In quell’occasione Matteoli aveva spiegato che le Ferrovie sono al servizio del Paese e non viceversa.
Dopo la fusione di An nel Pdl, però, l’atteggiamento nei confronti di Moretti è drasticamente mutato. Non più “compagno” ma “brillante amministratore”. Foraggiato con montagne di denaro pubblico a fronte di servizi che restano pessimi.

E Bresso avrà buon gioco, in campagna elettorale, a far notare che è lei che difende i pendolari e i passeggeri normali mentre il centro destra tutela solo Moretti e i ricchi clienti dell’alta velocità. Per di più, avendo di fronte un Pdl locale incapace di qualsiasi comunicazione che non sia suicida, il messaggio potrà passare senza troppe difficoltà.

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