Dei delitti (sessuali) e delle pene

Arba

Uno dei compiti di ogni società umana, eticamente impegnata ed in ogni caso non masochista, dovrebbe essere quello di applicare la Giustizia, per mezzo di leggi e norme ed istituendo Corti di Giustizia che provvedano all’ attuazione delle stesse e di conseguenza alla stabilità e alla sicurezza della comunità.

Leggendo il recente articolo di Angela Azzaro (il Fondo),  noto una propensione alla confusione fra questo antichissimo compito e la vendetta. Anche se mi trovo completamente d’ accordo con lei sull’ irresponsabile creazione del ”mostro”, spesso e volentieri attuata dai media, di vendetta di Stato, nella soluzione di recenti casi di stupro, non vedo neppure l’ ombra.

delitti-e-pene1_-fondo-magazineMi pare che non ci si renda conto che l’ aspetto “giustizia” è intrinseco all’ uomo, naturale ed istintivo e da sempre alto valore morale. Bilancia l’ esistenza dell’ essere e regola il funzionamento di ogni gruppo umano, degno di questo nome. Ne promuove la continuazione, disseta, appagando ogni individuo che ne fa parte, regolando ogni tipo di danno: fisico o meno. Chi applica la Giustizia lo fa anche tenendo conto della sensazione di insicurezza che un determinato crimine causa ai componenti della comunità.

Mischiare dunque il concetto vendetta con il concetto giustizia pare quasi l’ espressione di una propria delusione personale e sfiducia nelle capacità umane e nell’ animo dell’ uomo nei suoi tentativi di regolarsi. Potrebbe anche prestarsi al gioco dei tornaconti politici, visti puramente come egoismo delle parti. Infatti, creare norme e procedere alla loro applicazione, grazie agli organi predisposti per questo compito, non è violenza di Stato ma giustizia di Stato. Tutto in risposta a ”forme di espressione criminali”, (definiamole così …) considerate inaccettabili per il nucleo sociale stesso, come da prestabiliti impegni ed accordi sui comportamenti delle persone e sul trattamento di danni di ogni tipo.

La definizione ”occhio per occhio, dente per dente”, da sempre abusata da chi non ne conosce lo spirito, esprime unicamente l’ impegno di trattare ogni disputa in maniera giusta e di non lasciarsi prendere la mano dal sentimento di vendetta in caso di contese. E per questo motivo, ogni Stato civile, regola e non vendica. Anche se si vuol far credere il contrario.

Evitare la vendetta ed applicare le leggi, cercando di proteggere i cittadini, rende meno probabile l’inasprimento sociale ed impedisce che ci si possa perdere nei meandri dell’ odio personale. Per questo motivo, l’applicazione di una punizione inflitta, qualunque essa sia, non provoca inciviltà ma promuove il senso civile e la sensazione di appartenenza ad un nucleo non solo civico ma anche morale. La sua “non applicazione”, invece, risveglia e mette in moto l’insoddisfazione, destabilizza ed aumenta l’ egoismo asociale.

Detto questo …l’ unico argomento sul quale si potrebbe discutere e trattare sarebbe il tipo di pena da imporre e la sua influenza sul ”criminale”.

Leggendo, il 29 giugno scorso, dei 150 anni di detenzione inflitti a Bernard Madoff, il finanziere statunitense di 70 anni condannato per avere truffato migliaia di investitori, alcuni dei quali hanno perso proprio tutto, non ho potuto fare a meno di pensare ad una giustizia e leggi per lo meno inadatte ad esprimere interamente il senso di giustizia. Certo, i dollari per risarcire completamente i danni che ha procurato non esistono tutti o sono ”introvabili” o troppo ben nascosti ma, la prigione a vita non aiuterà di certo, in maniera pratica, le sue vittime. O è forse unicamente un mezzo per fargli sputare tutto il malloppo? Comunque …150 anni ad un settantenne per frode? 12 anni non sarebbero bastati? La sua vita è rovinata in ogni caso. Non sarebbe stato meglio averlo bloccato, condannato ed obbligato magari a lavare i piatti in un qualsiasi McDonald’s e avergli fatto scrivere un libro sulla sua vita, con la distribuzione dei guadagni alle vittime dei suoi ”falsi investimenti”?

Cioè, crimini finanziari si ripagano con remunerazoni finanziarie a chi li ha subiti …con le proprietà personali del colpevole ( e famiglia ) o privandolo della libertà fisica/della sua libertà di movimento?

E la prigione riabilita o impedisce solo un atteggiamento dannoso verso la società e gli individui che la compongono? Tutte le statistiche sembrano negare, in linea generale, una riabilitazione a mezzo detenzione. Questo, a mio parere, perchè solo una punizione vera, spesso che abbia a che fare con il crimine, potrebbe essere in grado di riabilitare il ”criminale” e soddisfare gli ”offesi”. La prigione dovrebbe essere solo uno stato di attesa del processo, visto come stadio intermedio prima della condanna. Od un metodo per forzare l’ applicazione di un verdetto di un condannato recalcitrante. In più le prigioni costano. I detenuti costano ad ogni contribuente. E la più grande beffa è che quindi anche le vittime devono pagare per la detenzione del colpevole.

Passando alle violenze sessuali e ai cosidetti mostri …chi violenta qualcuno e si ”immette” con la forza ”nella vita” di un altro individuo ha fatto, secondo me, la scelta di occuparsi di lui/lei ed io, più che la prigione, obbligherei uno stupratore al perenne mantenimento finanziario della vittima. Del tipo: ”La volevi??” Bene, adesso, la mantieni ….”. Per gli psicopatici o i recidivi varrebbero naturalmente altre soluzioni.

La mentalità degli uomini alla quale accenna l’ articolo in questione poi, è presto cambiata …Gli uomini vengono educati anche dalle madri/donne e sono anche le stesse madri leggi donne, responsabili della cultura vigente…perché sempre incolpare gli uomini di tutto? E di seguito basterebbe iniziare con l’ insegnare un semplice concetto pratico che, per quanto riguarda il nucleo famigliare,  additato ingiustamente di essere l’ officina di violenze sessuali, sarebbe questo: il sesso è un diritto per la donna ed un dovere per l’ uomo. Metterlo per iscritto, con forza giuridica, al momento di ogni unione, forse risolverebbe alcuni problemi….

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