Nietzsche. L’anticristiano

Alessandro Cavallini

Per anni hanno cercato di nascondercelo, ma la carica trasgressiva del suo pensiero è talmente forte che niente e nessuno può tentare di resistervi. Le sue opere, ormai scritte più di due secoli fa, sono ancora attuali e le sue indicazioni non possono che essere seguite per la costruzione del nostro futuro. Ovviamente stiamo parlando di Friedrich Wilhelm Nietzsche.

nietzsche_fondo-magazineInfatti non possiamo che condividere pienamente la sua concezione evoluzionistica applicata all’uomo, secondo la quale il genere umano deve progredire verso il superuomo attraverso la selezione dei migliori e l’eliminazione dei deboli e, pertanto, accusava il cristianesimo di essere uno pseudoumanesimo, che si opponeva alla vera filantropia, proprio per avere sempre difeso ogni uomo, nessuno escluso: «I deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini. […] Che cos’è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli – il cristianesimo» (L’anticristo, Adelphi, 1970, p. 169). Similmente: «l’individuo fu considerato dal cristianesimo cosi importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani» (Frammenti postumi 1888-1889, vol. VIII, tomo III, 15 [110], Adelphi, 1974, pp. 257-258).

Parole lungimiranti se pensiamo alla triste mediocrità del mondo attuale, abitato da una massa indifferenziata di uomini atomizzati e tutti uguali. D’altra parte questa è la conseguenza naturale della morale cristiana, che attribuisce pari dignità ad ogni uomo di fronte a Dio: «Davanti a Dio tutte le “anime” diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano […] allora il corso naturale dell’evoluzione è impedito. […] questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l’alto dovere di sacrificare uomini. […] la specie ha bisogno del sacrificio dei falliti, deboli, degenerati; ma proprio a questi ultimi si rivolse il cristianesimo […] che cos’è la virtù e l’amore per gli uomini nel cristianesimo, se non appunto questa reciprocità nel sostegno, questa solidarietà del debole, questo ostacolo frapposto alla selezione? La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie. […] È questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato» (Frammenti postumi, p. 258).

E così, per colpa del cristianesimo, Dio è diventato un «bastone per gli stanchi […] un’àncora di salvezza per tutti coloro che stanno per annegare, il dio-della-povera-gente, il dio-dei-peccatori, il dio-degli-infermi» (L’anticristo, p. 184). Perciò Nietzsche disprezza «quello strano mondo malato in cui ci introducono i vangeli […] in cui i rifiuti della società, le malattie nervose e un'”infantile” idiozia sembrano essersi dati convegno» (ibidem, p. 204).
Per non parlare del fatto che il cristianesimo, al pari degli altri monoteismi, è contrario ad ogni forma di identità etno-culturale dei singoli popoli: «Il cristianesimo non era “nazionale”, non era condizionato dalla razza – si volgeva a ogni specie di diseredati della vita, trovava ovunque i suoi alleati. Il cristianesimo ha alla sua base il risentimento del malato, l’istinto diretto contro i sani, contro la salute. […] quel che per il mondo è debole, quel che per il mondo è insensato, quel che per il mondo è volgare e spregevole, Dio lo ha eletto: questa era la formula del cristianesimo» ed è per questo che, secondo Nietzsche «il cristianesimo è stato fino ad oggi la più grande sciagura dell’umanità» (L’anticristo, p. 237).

Ed è per questo che c’è un professionista, il cui valore è immenso: il medico. «Bisogna creare una nuova responsabilità, quella del medico» perché «il supremo interesse della vita, della vita ascendente, esige che […] si sopprima senza riguardo la vita in via di degenerazione». «Non è in nostro potere impedire di essere nati: ma possiamo riparare a questo errore – giacché talora [essere nati] è un errore. Quando ci si sopprime, si fa la cosa più degna di rispetto che esista: con ciò, quasi, si merita di vivere… La società, la vita stessa risulta avvantaggiata da questo più che da qualsiasi altra “vita” vissuta nella rinuncia» (Crepuscolo degli idoli, § 36).

Forse queste parole, ai buonisti moderni, possono apparire forti e crudeli. Ma noi ce ne freghiamo e staremo sempre dalla parte dell’immenso pensatore tedesco perché «la legge suprema della vita vuole che si sia senza compassione per ogni scarto e rifiuto della vita; che si distrugga ciò che per la vita ascendente sarebbe solo ostacolo, veleno».


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