Nicola Cozzio. La ciotola sonante

Francesco Boco

Tra gli autori del sottobosco letterario nostrano emergono talvolta delle personalità interessanti e meritevoli di attenzione. È questo il caso di Nicola Cozzio, alpinista e scultore trentino, arrivato al terzo libro con il recente La ciotola sonante, uscito in aprile per conto di Curcu & Genovese (14 euro). L’uscita di questa sua nuova fatica è coincisa con la vittoria del concorso letterario Premio Papaleoni 2008.

Il suo precedente libro, A passo d’uomo (Antolini Editore), affrontava l’esperienza della montagna secondo un’ottica fortemente debitrice agli insegnamenti di grandi amanti delle vette come Daumal, Harrer, Gibran, Evola e, infine, Nietzsche. Il suo racconto, chiaro e appassionante, vuole trasmettere un inusuale modo di vedere la montagna; non muta pietra, ma un mondo vivente che mette alla prova le capacità dell’uomo.

ciotola_fondo-magazineIl nuovo La ciotola sonante è una storia che ha indubbiamente degli elementi autobiografici, primo tra tutti il tema centrale dell’alpinismo. Lo stile di vita dell’autore è tutto riversato in parole e sensazioni, che si fanno vivide e semplici nelle descrizioni delle scalate e di esperienze alpine dai toni realistici. Come chiarito già dalle motivazioni del Premio, si tratta di «un libro pensoso» che propone ampie riflessioni sulla vita che vanno dipanandosi man mano che la lettura procede. Il racconto è infatti una lunga riflessione sulla caducità della vita umana e sul destino.
La struttura narrativa alterna capitoli al passato e altri calati nella situazione presente del protagonista, Sandro, una guida alpina originaria di Trento. Del suo passato scopriamo l’importante amore con Giulia, donna vivace e a sua volta appassionata di montagna ma anche di mare. Un innamoramento che nasce quasi per caso e che dura nel tempo, scandito dalle escursioni compiute assieme, in un crescendo di fiducia e passione che li porterà a tentare l’impresa di raggiungere la vetta dell’Himalaya, l’imponente Dea delle Pietre Turchesi che apre la vista sul Tibet.

Il presente cala il lettore in una condizione inquieta di riflessione e instabilità. Sandro si trova in una località marittima della Riviera Ligure, nella quale era già stato in passato assieme a Giulia. Ora è solo e disperato, impegnato a combattere coi suoi fantasmi. L’autore tiene in sospeso il lettore per molte pagine, alternando lampi di passato con vedute sul presente, quasi si trattasse di un film pulp ricco di suspense. Sandro ha deciso di allontanarsi dalla montagna e dalla sua casa per un periodo, per ritrovare un equilibrio smarrito e lasciarsi alle spalle i suoi misteriosi drammi. Sarà in questa località di mare che farà la conoscenza di due persone determinanti per la narrazione: Lauro e Luce. Il primo è un anziano col quale intratterrà svariate conversazioni. Grazie ai suoi consigli i discorsi e i pensieri si faranno sempre più chiari e calmi. Luce aprirà al protagonista una dimensione di gioia che pensava di avere smarrito per sempre.

Il finale del racconto, per chi vorrà leggerlo, sarà un colpo di scena ricco di risvolti filosofici, che si riannodano proprio nelle ultime battute per lasciare poi voce alle riflessioni di ciascuno. La scelta narrativa di scomporre gli eventi e procedere per flashback cala il romanzo in un’atmosfera quasi onirica, eterea e molto emozionale.
Come detto, si tratta di un libro pensoso, e infatti, lungo tutta la vicenda, la graduale chiarezza nella mente di Sandro sarà aiutata dalla lettura di passi dal Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche. Il riferimento è azzeccato, infatti il capolavoro del filosofo tedesco è un testo che, come confermato da più parti, si avventura tra le vette del pensiero, intessendo un’avventura filosofica di grandiosa importanza. I suggerimenti che vengono a Sandro in modo quasi casuale calzano alla perfezione nella narrazione, aggiungendo una solida struttura filosofica europea alle suggestioni tipicamente buddiste che emergono qua e là.

Il racconto è godibile e la scrittura limpida ed essenziale, conforme a uno stile asciutto e “montano” di parlare. Le 150 pagine scorrono rapidamente e l’interesse del lettore va gradualmente crescendo, mentre la personalità del protagonista e degli altri personaggi vanno via via definendosi.

In sé il libro è la storia di un’avventura e di una crescita umana che ricorda in alcuni tratti il miglior Kerouac, quello de I vagabondi del Dharma, dove all’esperienza del viaggio si uniscono un interesse anarchico e libertario per le filosofie orientale e un modo di vivere la montagna del tutto genuino. Nicola Cozzio prende spunto dalla lezione del grande irregolare americano e rafforza l’interesse per il cammino con delle letture di notevole profondità, capaci di trasmettere degli insegnamenti di vita utili a una maggiore consapevolezza personale.

È proprio in quest’ottica che, in ultimo, La ciotola sonante diventa una armoniosa meditazione sul tema della morte e, di converso, sull’entusiasmo per la vita. Seguendo l’insegnamento del buddismo tibetano, il romanzo vuole condurre il lettore a una riflessione sull’autenticità della vita: cosa è fondamentale? Cosa è superfluo? «È necessario staccarsi dalle cose e poche persone ci riescono ma ancor di più è necessario staccarsi dalla vita e questo solo pochissimi riescono a farlo autonomamente», così si rivolge l’anziano Lauro a un Sandro sempre più deciso e consapevole.
Al di là della particolare concezione dell’autore, il racconto non può che indurre il lettore attento a un pensiero fruttuoso sul significato della propria vita, arricchendo di senso il viaggio che ciascuno compie, magari accompagnato da un buon libro.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks