Neri e Pellerossa. Tra schiavitù e integrazione

Giovanni Di Silvestre

La cinematografia americana del secondo dopoguerra ci ha sempre mostrato i grandi avvenimenti storici determinati da ideali dove l’eroe che combatte per la giusta causa e vince (qualche volta muore pronunciando la frase memorabile). Spesso i grandi ideali sono la causa di guerre violente e coloro che li perseguono aspirano al potere condizionando la vita di un paese e delle persone che ci vivono. Emblematica da questo punto di vista è stata la Guerra di Secessione americana, presentata come una Guerra Santa del Nord buono e antischiavista contro il Sud cattivo razzista e schiavista. Un conflitto nato con un unico intento: quello di abolire la schiavitù.

L’istituto della schiavitù all’epoca era diffusissimo e accettato anche se si trattava di una nazione nata sotto la spinta dei principi dell’Illuminismo e che all’epoca era, assieme all’Inghilterra, l’unica democrazia del pianeta, considerando il fatto che l’Europa era invece governata da stati assoluti e totalitari.

Nell’arco di settanta anni gli Stati Uniti divennero una repubblica transcontinentale che si estendeva su due oceani con uno sviluppo economico e industriale avvenuto nel giro di pochi anni. Il concetto di Nazione sul piano del diritto costituzionale vacillava sfociando spesso sul piano pratico in conflitti tra governo federale e i singoli stati. Ci si domandava allora se gli Stati Uniti fossero lo Stato o una federazione di stati liberi  che affidavano al governo federale la competenza su alcune materie.

Le rivalità Nord Sud che portarono alla guerra 1861 – 1865 nascevano dalle situazioni geografiche in cui si trovavano gli Stati e le economie della prima Unione e non erano causate da motivi fiscali.

avviso-per-unasta-di-schiavi-in-america-1829_fondo-magazineGli stati del Sud erano ricchi di materie prime nel sottosuolo, godevano di un clima caldo favorevole alle coltivazioni e per il bassopiano costiero penetrato da fiumi soggetti alle maree favorivano la coltivazione intensiva di prodotti come tabacco e riso superiori al fabbisogno interno determinando una forte esportazione verso l’estero. Nel Nord , invece, si poteva contare  sull’industria, la pesca, il commercio e su un’agricoltura di sussistenza non avendo la produttività territoriale del Sud.

Questi modelli economici costituirono due tipi di società diversi: al Sud una società patriarcale divisa in classi dove si sfruttava una manodopera composta prevalentemente da schiavi di colore e al Nord una società mercantile/industriale dove  l’operaio era salariato. L’uomo del Nord era più aperto teso al progresso sociale promuovendo l’operaio da manovale a specialista e successivamente a piccolo imprenditore che lavorando produceva ricchezza e faceva progredire la nazione. L’uomo del Sud era conservatore con un economia che poteva essere mantenuta da manodopera a bassissimo prezzo. Non c’era promozione sociale nel Sud dove il povero rimaneva povero e l’uguaglianza tra bianchi e uomini di colore rimaneva solo un’utopia. Il problema dello schiavismo restava di ordine morale,  tanto che nel 1808 il governo aveva vietato l’importazione di schiavi dall’Africa.

Il problema era anche dovuto alle differenti realtà economiche americane soprattutto per i nuovi territori annessi all’Unione che non erano ancora considerati degli Stati. Il movimento abolizionista chiedeva il divieto dello schiavismo nei nuovi Stati, tale divieto era visto dai proprietari terrieri del Sud come un tentativo buonista per chiudere agli Stati del Sud ogni possibilità di espandere le loro piantagioni che necessitavano di manodopera.

Il movimento secessionista guidato da William Yancey esortò i politici del Sud alla secessione; tra dicembre 1860 e marzo 1861 Carolina del Sud, Georgia, Florida, Alabama, Louisiana e Texas dichiararono la secessione affidandone la presidenza a Jefferson Davis del Mississippi. La Virginia, Carolina del Nord, Tennesse e Arkansas aderirono successivamente per evitare la coscrizione obbligatoria ordinata dal presidente Abramo Lincoln. Il 13 aprile 1861 in Carolina del Sud venne bombardato Forte Sumter costringendo la guarnigione nordista alla resa. In realtà la guerra non fu tra stati schiavisti e stati abolizionisti visto che il Kansas, il Missouri, il Kentucky e la Virginia Occidentale che si schierarono con l’Unione mantenevano la schiavitù. Il Nord Dakota e il Sud Dakota, il Nebraska e l’Oklahoma che praticava la schiavitù scelsero la neutralità. Il primo gennaio 1863 Lincoln firmò un ordine presidenziale in cui si dichiarava che erano liberi gli schiavi provenienti da Stati “nemici dell’Unione”.

Il provvedimento diede il colpo di grazia al Sud già danneggiato dalle fughe degli schiavi negli stati unionisti. La situazione era paradossale in quanto dal primo gennaio 1863 alla fine del 1865 la schiavitù era abolita ma era legale possedere schiavi nel Kansas, nel Missouri, nel Kentucky e nella Virginia Occidentale che facevano parte dell’Unione ma era illegale possedere schiavi negli Stati secessionisti. In un’intervista al New York Times, dell’agosto 1862, Lincoln dichiarò che l’obiettivo essenziale in questa battaglia era salvare l’Unione e che se avesse potuto salvare l’Unione senza liberare un solo schiavo, lo avrebbe fatto e se avesse potuto salvare l’Unione liberando tutti gli schiavi, lo avrebbe fatto ugualmente.

Il problema della schiavitù nono riguardava africani nei rapporti con i pellerossa. Nel 1862, a causa della partenza delle truppe per via della guerra, le tribù apache misero a ferro e fuoco il Nuovo Messico, il Texas e l’Arizona distruggendo gli insediamenti dei bianchi e compiendo violenze. Il presidente della Confederazione Jefferson Davis incaricò il colonnello John R. Baylor di riportare l’ordine in Arizona. Il colonello ordinò alle sue truppe di uccidere a vista tutti gli apache maschi e adulti mentre le donne e i bambini dovevano essere vendute come schiavi: lo sterminio di tutti gli indiani adulti e la schiavitù per i bambini era visto dal colonnello come l’unico rimedio. Nel 1862, nel Nuovo Messico non vi era famiglia benestante  che non possedeva schiavi indiani ottenuti in questo modo. Tabto che nel Nuovo Messico fu introdotta una legge che consentiva di rendere gli indiani schiavi a vita. Ma venuto a conoscenza delle mosse del colonello Baylor, il presidente Jefferson Davis lo rimosse dalla sua carica per aver trovato delle soluzioni che favorivano la schiavitù.

L’anno dopo il Texas, l’Arizona e il Nuovo Messico vennero rioccupate dall’esercito nordista. Il comando di zona venne affidato al generale James Carleton che ricorreva spesso a mezzi molto spicci, dalla fucilazione sul posto all’impiccaggione per risolvere il conflitto con i pellerossa ribelli. Ma l’aiutante del generale Carleton era il colonnello Cristopher “Kit” Carson, che non solo aveva vissuto con gli indiani, ma ne aveva sposata una e aveva imparato a conoscerli. Il rispetto che i pellirossa avevano per il colonnello Carson evitò inutili massacri. Solo con l’elezione del generale Ulisse Grant iniziò una politica di pacificazione e di convivenza tra bianchi e indiani. Purtroppo anni di violenze gratuite e di vendette lasciarono il segno culminando nel massacro di Wounded Knee.

In realtà i negri hanno sempre cercato di integrarsi negli Stati Uniti riuscendoci. Dopo il proclama di Lincoln sull’emancipazione degli schiavi, molti negri fuggiti dalle piantagioni si arruolarono nell’esercito unionista.  Non bisogna dimenticare che il presidente americano attuale, Obama, è il primo presidente di colore degli Stati Uniti; che Condoleeza Rice durante la presidenza Bush è stata Consigliere della Sicurezza Nazionale e poi Segretario di Stato; che Colin Powell è stato comandante in capo dell’esercito americano durante la guerra del golfo e poi Segretario di Stato. A parte le voci fuori dal coro come Malcom X e le Pantere Nere, chi è di colore non è più una minaccia per l’America. Il pellerossa invece è sempre stato in antitesti con il sistema di vita americano. Per il pellerossa la libertà era più importante delle ferrovie, dell’oro e del denaro. Pensiero sicuramente incomprensibile per la società americana della seconda metà dell’Ottocento che si proiettava verso il progresso ed il capitalismo.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks