Max Mosley. Superciuk o Robin Hood?

Mario Grossi

I fatti sono noti, credo, a tutti. Si è aperto un duro braccio di ferro nella Formula 1 tra la Fia presieduta da Max Mosley [nella foto sotto] e la Fota associazione di categoria che raggruppa le principali e più ricche case automobilistiche che partecipano al campionato mondiale. La materia del contendere è il tetto alle spese per il campionato 2010 voluto da Mosley ed osteggiato dalle case automobilistiche capitanate dalla Ferrari. Lo scontro si potrebbe sintetizzare in Mosley vs Ferrari.

mosley_fondo-magazineSe ho capito bene, Mosley sostiene che è fondamentale, per il circus, calmierare i costi che ogni anno crescono, per permettere anche a nuove squadre di accedere al mondiale, così rivitalizzandolo con forze fresche. Chi accetta questo tetto ottiene in cambio dei vantaggi tecnici ottenuti tramite il passaggio di informazioni dai vecchi ai nuovi team che ne beneficerebbero. Questo per cercare di rendere più competitivi i nuovi team che non hanno molti soldi da spendere e permettergli di competere con i grandi, colmando almeno parzialmente quel gap altrimenti incolmabile. Dall’altra parte la Fota con la Ferrari come leader si ribella e, se accetta in termini di principio la necessità di contenere i costi, rifiuta il tetto imposto, sostenendo che i team devono autocalmierarsi e che applicando il tetto ed i vantaggi tecnologici offerti a chi lo rispetta, il know how delle grandi squadre si andrebbe ad azzerare, depauperando un patrimonio ottenuto in tanti anni di lavoro, spendendo cospicui denari.

In prima battuta mi sono detto solidale con la Ferrari. Un po’ per il mio sempiterno pregiudizio verso gli inglesi che, nonostante gli sforzi che faccio, mi stanno antipatici per la loro spocchia supponente, per quell’aria di eterna superiorità con cui guardano il mondo intero dall’alto verso il basso.  Un po’ perché, a furia di leggere le imprese di Mosley, che assolda mignotte d’alto bordo che travestite da naziste (stile Hessa la donna bestia) lo fanno godere frustandolo sulle chiappe, mi ero fatto quasi convincere della sua perversione di fondo (atavica, genetica trattandosi di un inglese, bofonchiavo tra me e me). Un po’ perché, da buon italiota, tendenzialmente mi schiero con la patria e con i suoi simboli. Come appunto la Ferrari, icona nazionalpopolare del made in Italy, del suo lusso trendy e godereccio fatto di buona tavola (come quella emiliana: tortellini, sangiovese, gnocco fritto e culatello), di provincia laboriosa, ricca e “ben amministrata” (come Modena appunto provincia di Maranello e di Fiorano storici siti ferraristi).  Un po’ per solidarietà conformista a Luca Cordero di Montezemolo il continuatore del glamour di Gianni Agnelli, moderno e rispettoso, solare e regolare (in contrapposizione al tenebroso e irregolare Mosley) che al massimo si è concesso qualche tranquillo amplesso con la Fenech eroina coscialunga di tante commedie sexy. All’italiana, appunto.

Ma il tarlo in me, che si risveglia in quella frattura insonne che si apre nella mia testa nelle ore che precedono l’alba e che costituisce il serbatoio involontario di tutte le mie angosce e dei miei fantasmi, ore in cui sono visitato dai demoni che sorgono dalle mie tenebre, si è messo a lavorare. E se non fosse così? E se avesse ragione da vendere Mosley e torto marcio la Ferrari? E se Mosley dipinto dalla stampa nostrana come un Superciuk (ubriacone e degenere nel sovvertire la regola del rubare ai ricchi per donare ai poveri) non fosse invece il più indomito dei novelli Robin Hood? In fondo, pensavo, Mosley afferma un principio nel tentativo di scardinare la volontà dei ricchi team a far sì che lo status quo regni sovrano. Il principio del libero accesso per gli outsider, gli esclusi. La possibilità per loro di poter diventare degli insider, degli inclusi, pur partendo da condizioni di partenza decisamente più difficili e penalizzanti rispetto a quelle dei ricchi team. Ricchi team che invece vogliono imporre la dura legge delle lobby.

ferrari_fondo-magazineSe trasformiamo questo braccio di ferro in altri ambiti, allontanandoci dalla disputa sportiva (comunque fra ricchi), forse non saremmo più tanto in sintonia con la Ferrari e vedremmo Mosley proprio come un novello Robin Hood, paladino dei poveri, difensore dei diseredati. È un po’ come con le banche che concedono prestiti ai soliti noti. Ti finanzio il tal progetto a prescindere dalla sua congruità tecnico-economica ma solo perché sei figlio di, oppure perché tizio garantisce per te, oppure perché il papi ipoteca qualche sua proprietà. La Ferrari se fosse una banca ragionerebbe così. Mosley (banchiere) sosterrebbe il contrario. Lui vuole valutare i progetti dei nuovi entranti e giudicarli per quello che sono. Se si riveleranno congrui verranno finanziati anche se si tratta di progetti presentati da un misconosciuto giovane senza appoggi o raccomandazioni.

Con chi starei, mi sono domandato, pensando ad esempio al mondo delle professioni? Con la lobby dei notai che cerca in tutti i modi di preservare i suoi privilegi e che nega, con una politica nepotistica di contingentamento parentale, l’accesso alla professione a giovani, magari capaci, ma non provenienti dalle solite famiglie o con coloro che conducono una battaglia per liberalizzare gli ingressi? Montezemolo potrebbe benissimo essere il Presidente dell’Ordine dei Notai, Mosley no. Un mutuo per la casa va concesso solo ai giovani rampolli delle famiglie bene che trovano sempre uno sponsor, un tutore o un garante (Ferrari) o anche ai nullatenenti neosposi che devono poter accedere senza garanzie ma solo a fronte del loro sano progetto e della loro onesta credibilità (Mosley)? Di fronte alle disuguaglianze di partenza bisogna continuare a mantenerle (Ferrari) oppure bisogna tentare di smantellarle mettendo tutti sullo stesso piano magari togliendo i vantaggi a coloro che hanno ereditato un privilegio trasferendolo a chi per generazioni non ne ha mai goduto (Mosley)? La tassa di successione è un’ingiustizia volta a colpire una proprietà onestamente accumulata (Ferrari) oppure è il tentativo di ridistribuire verso i meno fortunati delle ricchezze di cui non si è meritevoli se non per grazia ricevuta (Mosley)? I farmaci contro l’AIDS devono avere prezzi altissimi per rifondere i costi che le case farmaceutiche hanno sopportato per la ricerca (Ferrari). Oppure bisogna renderli disponibili gratis perché devono combattere una piaga sanitaria che investe prevalentemente dei diseredati (Mosley)?

Da un lato il protezionismo delle lobby, l’egoismo di chi non vuole rinunciare a un privilegio, il conservatorismo degli insider tutelati dal fatto di essere nel sistema (Ferrari). Dall’altro il tentativo di scardinare i potentati, la volontà di concedere a tutti un’opportunità togliendo privilegi e blocchi di partenza avvantaggiati, il tentativo di tutela degli outsider che sono esclusi dal sistema ma che hanno diritto di accesso se meritevoli (Mosley).

Mosley è Superciuk o Robin Hood?

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