“Il grande gioco” di Buttafuoco

Giorgio Ballario

Non è stato proprio un trionfo. Almeno dal punto di vista dell’Auditel e degli indici di ascolto. Quattrocentocinquantunmila spettatori pari a poco più del 4 per cento dello share, brutta parola anglofona per indicare il totale delle presunte persone in quel momento davanti al video televisivo. Presunte perché il sistema di rilevamento degli ascolti per noi gente normale rimane un mistero totale, un po’ come gli exit poll la sera delle elezioni.

buttafuoco_fondo magazineMa comunque lo si voglia guardare, il debutto de “Il grande gioco”, il nuovo programma di Pierangelo Buttafuoco in onda il venerdì sera in tarda serata su RaiDue, non ha fatto il botto. Anche se raccogliere più della metà degli spettatori che alla stessa ora erano incollati su Italia 1 per il “Chiambretti Night Story” (con contorno di lazzi, tette, cosce e lustrini) non è poi malaccio.

Del resto è probabile che lo stesso scrittore e giornalista siciliano non si attendesse molto di più, in termini puramente numerici. Di questi tempi esordire in seconda serata inoltrata – e in estate – senza uno straccio di registrazione sulle imprese amatorie di Papi Silvio o l’intervista alla zoccoletta di turno, è già un mezzo suicidio.
Se poi anziché parlare di Grandi Fratelli, Amici o Fattori X si sceglie di offrire ai telespettatori dotte e pacate riflessioni di geopolitica, storia e politica estera; e invece di invitare Noemi Letizia o la principessina Borromeo si decide di dare la parola a due attempati signori come Franco Cardini e Carlo Rossella, beh… allora è evidente che ce la si va a cercare. Questo Buttafuoco dev’essere un pericoloso snob nemico della modernità e della telecrazia – devono aver pensato i dirigenti Rai – e ben gli sta se non raccoglie più di mezzo milione di disadattati, probabilmente della sua stessa schiatta.

In effetti con che coraggio, in Italia, si va davanti a una telecamera a parlare di Tradizione, di Sacro, di culture millenarie, che come un fiume carsico scorrono nelle vene della Storia e ritornano in superficie a distanza di secoli? Non ci hanno sempre insegnato che la Storia è finita con il trionfo della democrazia liberal-capitalista americana? E ci vuole una bella faccia tosta per celebrare le imprese lontane dell’imam ceceno Shamil, che puzza tanto di precursore di Al Qaeda. Oppure per esaltare il barone Román Fiodórovic von Ungern-Sternberg, uno sconosciuto mezzo mongolo che dice di esser stato anticomunista persino prima di Silvio… O ancora a seminare zizzania citando un aforisma provocatorio di Jünger (“Meglio delinquente che borghese”) e ad acclamare le tradizioni comunitarie della malavita siberiana.

Insomma, “Il grande gioco” ha tutte le carte in regola per andare incontro a un insuccesso annunciato. E’ lo stesso Buttafuoco a ricordare che sui giornali italiani le pagine meno lette sono quelle degli Esteri ed è chiaro a tutti che al cittadino medio (ma anche all’intellettuale, al giornalista impegnato, al trombone sputasentenze…) interessa molto di più conoscere i gusti sessuali del premier che non le sue linee guida in materia di politica estera. Anche perché, a dispetto della sua faccia e delle sue pessime abitudini, toccherebbe ammettere che Berlusconi ha ridato all’Italia un minimo di autonomia sullo scacchiere internazionale, come dimostrano l’intervento diplomatico dello scorso anno per il conflitto russo-georgiano, l’avvicinamento a Mosca sulle questioni energetiche, l’accordo comunque storico con la Libia sia in termini economici che di controllo del Mediterraneo. Piccoli particolari che forse preoccupano le oligarchie finanziarie di Londra e Washington ben più delle avventure di Noemi, Patrizia e puttanelle varie.

Ma queste sottigliezze agli italiani interessano poco. Avvezzi da più di sessant’anni a stare fuori da ogni “grande gioco”, o al massimo a ricoprire il ruolo delle pedine nel Risiko internazionale, sono abituati a badare più che altro alle liti di cortile, sulle quali anche i nostri mezzi d’informazione più autorevoli riescono a dare il meglio di sé. Vuoi mettere la soddisfazione di organizzare una “Squadra Buoncostume”, come ha fatto La Repubblica, per andare a frugare nelle mutande dell’odiato Cavaliere?

Che importa se poi nessuno ci capisce nulla di quanto sta capitando in Iran (dove la fonte d’informazioni più attendibile sembra essere diventata… Twitter), se la Cina si sta lentamente comprando l’Africa, se la Turchia debba o no entrare nell’Ue, se in Caucaso si combatte una nuova guerra diplomatica per il controllo degli oleodotti e delle materie prime? Sono bagatelle che interessano una minoranza, tipo i collezionisti di farfalle o gli appassionati di danze folk. Argomenti residuali, lasciamoli pure a Buttafuoco e a quel mezzo milione scarso di pazzi che si ostinano a seguirlo.

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