Il bello della bicicletta

Simone Migliorato

Finché è un ecologista a ripeterti sempre la solita solfa, magari è anche normale che un po’ ti infastidisci. “Prendere la bicicletta è il futuro del pianeta, solo così si può salvare il mondo dall’inquinamento!”. Sì, d’accordo, tutti capaci a parlare. Soprattutto se a farlo è uno studente nulla facente, senza impegni e soldi da portare a casa. Ma la cosa cambia se a fare un elogio della bicicletta è uno degli antropologi più famosi del pianeta, Marc Augé. E’ di qualche settimana fa l’uscita del libricino, Il bello della bicicletta edito da Bollati Boringhieri. Un libro leggero ed economico (meno di 70 pagine per meno di 10 euro), proprio come lo spirito di questo mezzo fantastico nato nell’800. E non c’è da stupirsi che sia proprio Marc Augé, l’inventore del termine non-luogo (per definire i luoghi della modernità come gli aeroporti, le stazioni, ecc..) a parlare della bicicletta come uno dei pochi mezzi al giorno d’oggi, capaci di ridare vita alle nostre città depresse dallo smog e stressate da traffico, dal prezzo della benzina e dalla assicurazione.

bicicletta_fondo-magazineSarà per l’uscita del libro, sarà perché la primavera è il momento più adatto per prendere la bicicletta, ma in giro negli ultimi tempi si vedono sempre più persone che sfidano le automobili diventando ciclisti urbani. Magari lo diventano solo per un giorno, per una settimana o per una primavera, ma già il fatto di averci provato è segno che molte persone si sono stufate della schiavitù automobilistica.

Anche nelle librerie, nei concerti e sull’etere il fenomeno bicicletta si sta muovendo “velocemente”. Sempre di questi giorni è l’uscito del saggio del dopoguerra di Curzio Malaparte su Coppi e Bartali che oggi viene tradotto e pubblicato in Italia da Adelphi. Se questo libro fa pensare alla magia del Giro d’Italia, terminato quest’anno nella suggestione della cronometro finale a Roma, anche il tour I riciclisti della band romana Tetes de Bois è stato presentato in questa occasione. Questo tour nasce dal primo romanzo scritto dal cantante di questo gruppo, romanzo che si chiama appunto I riciclisti e che parla della magia della bicicletta e del suo ritmo definito … “ideale. Né troppo veloce né troppo lento”. Sull’etere, addirittura sull’avanguardista sito Zentropa appaiono decine di biciclette che inghiottono un’automobile al grido di “In bici si prende più aria” e richiamando al disdegno della vita comoda. Interessante per il sito dei giovani di destra, che per loro formazione sono più inclini alla velocità del futurismo.

Sarà che ormai la figura del ciclista urbano spazia un po’ ovunque perchè il sentirsi liberi di vivere a modo proprio la città è ormai diventata una esigenza di tanti. Se a livello europeo è Parigi la città che ha meglio utilizzato il sistema cittadino di affitto delle biciclette, a Roma sono i ragazzi dei centri sociali che meglio hanno organizzato questa alternativa di movimento. Da anni in molti centri occupati ci sono delle “Ciclofficine” dove chiunque può imparare a riparare e recuperare le biciclette dimenticate nei garage, e in più vengono organizzate aste popolari per chi vuole acquistare bici a cui è stata ridata vita. Esistono siti con consigli tecnici sulla riparazione, e anche un manuale del ciclista urbano, utile per i novizi che hanno dei dubbi. Tutto questo “movimento a pedali” culmina con la “Ciemmona” che si è tenuta qualche giorno a fa a Roma: tantissime biciclette che si infilano nel traffico del centro senza un percorso stabilito, diventando i protagonisti delle strade. Lo stesso accade a Madrid e in tante altre città d’Europa.

Dice bene Marc Augé «La bicicletta è quindi mitica, epica e utopica. (…) E’ al centro di racconti che richiamano la storia individuale insieme ai miti condivisi dalla collettività..». Ed è bello che proprio nel centenario del Giro, ci sia questo fermento ciclistico. Non saranno tutti professionisti questi ciclisti urbani, e sono sicuramente di meno dei lori rivali in automobile, ma una cosa accomuna tutti i ciclisti del mondo, di qualunque razza siano: il mal di culo! Lo disse anche Luigi Ganna il muratore-imprenditore vincitore del primo Giro.

Ma se questo è il prezzo della libertà siamo pronti a pagarlo!

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