Censura… censura: qualcosa resterà…

Adriano Scianca

Tipper è viva e lotta insieme a noi. Tipper Gore, intendo. No, non è il nome di un serial killer, con quel curioso connubio tra un nomignolo infantile e un termine che rinvia a immagini sanguinolente e splatter. Si tratta di Mary Elizabeth Aitcheson, detta appunto Tipper per via di una ninna nanna che recita qualcosa come «tippy, tippy, tin» è Gore in quanto moglie di Al Gore. Tipper Gore appunto. Che, in verità, viva lo è davvero è non per metafora. Ma ciò che di lei è più vivo e lo resterà per sempre, consacrandola per l’eternità, è la sua (unica) invenzione degna di nota: il «Parental advisory, explicit lyrics». Sì, la scritta che trovate sui cd di Eminem, Prince, Iggy Pop o i Korn e che avverte i genitori dei peccati immondi che stanno compiendo i loro figli acquistando la musica di Satana. Ecco, quella è roba sua, l’ha inventata lei. La storia del rock ringrazia.

Ad ogni modo, come dicevamo, l’idea di applicare il moralismo puritano al rock non accenna a passare di moda. Gli ultimi a fare le spese sono stati i Green Day in occasione dell’uscita, fresca fresca, del loro ultimo album, 21st Century Breakdown. Disco che, a quanto pare, non uscirà sugli scaffali dei negozi Wal-Mart poiché ricco di parolacce ed terminologia ritenuta non adeguata agli “standard morali” adottati dall’azienda. Christy Walton, erede di quel Sam Walton che nel 1962 fondò la più importante catena di supermercati statunitense e che incarna alla perfezione il bacchettonismo paranoico americano, non ha voluto sentire ragioni: o la band punk-pop cambia i testi o non se ne fa nulla. Le brave famiglie americane vanno protette, e che diamine!

Billie Joe Armstrong, frontman dei Green Day, ha risposto per le rime: «Non siamo nel 1953. Non abbiamo mai censurato nessun nostro disco e non lo faremo adesso. Ci chiedono di ripulire i testi e togliere le parole che “loro” ritengono offensive? Ma chi sono questi signori? Dove vivono? E soprattutto non si rendono conto che il nostro unico peccato è stato quello di usare il linguaggio dei ragazzi americani? Se tagliassimo e pulissimo i testi perderemmo la credibilità, prima di tutto proprio con i nostri fan. È impossibile!».

Parole chiare anche dal batterista del gruppo, Mike Dirnt: «Wal-Mart è il negozio di dischi più grande d’America, diffuso anche dove nessuno si immaginerebbe mai di trovare un disco delle rockstar contemporanee. Il Mid-West, per esempio, benché siamo nel 2009, è ancora pieno di empori che vendono di tutto, dalle mazze da baseball ai liquori, dai detersivi ai dischi. Pensate che scelta per il pubblico. Wal-Mart ha una distribuzione capillare e dovrebbe sentirsi obbligato a vendere alla gente la corretta versione del disco». Niente da fare. Christy Walton è stata irremovibile.

Il messaggio di Tipper, a quanto pare, è stato ben recepito. Eppure sono passati ben 25 anni da quel giorno di dicembre del 1984 in cui la moglie dell’allora senatore democratico Al Gore (già, proprio lui, il clintoniano, il liberal, l’Obama bianco, il buono per antonomasia… gli dei ci guardino sempre dai “buoni”…) comprò alla figlia dodicenne l’album di Prince con la colonna sonora di Purple Rain. La brava famigliola arriva a casa, scarta il disco e, sempre con il sorriso sulle labbra e tanta voglia di condividere insieme la sete di musica della piccola Karenna, si mette all’ascolto. Poi il gelo. Le parole del folletto di Minneapolis riempiono la casa senatoriale dei versi del demonio.«I knew a girl named Nikki, I guess you could say she was a sex fiend, I met her in a hotel lobby, Masturbating with a magazine», canta Prince in Darling Nikki. Ovvero: «Ho conosciuto una ragazza chiamata Nikki, penso che si possa definire una ninfomane, la incontrai all’ingresso di un hotel, mentre si masturbava guardando una rivista».

httpv://www.youtube.com/watch?v=nGSCbGSWLJ8
( Prince, Darling Nikki, 1990)

Per capire la reazione di Tipper bisogna avere in mente qualcosa di simile al volto stravolto della signora Lovejoy, la moglie del reverendo luterano di Springfield nella serie I Simpson. «I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini?!», è sempre pronta a chiedersi la donna con ipocrita moralismo. Perché nessuno pensa ai bambini, si chiede Tipper. Perché nessuno fa nulla, perché il mondo sta a guardare? E’ ora di agire. Tipper non è una che le manda a dire. Già nel settembre del 1985 fonda, con investitura ufficiale del Senato degli Stati Uniti, il Parents Music Resource Center, associazione di brave mamme democratiche che nel tempo libero si mettono a stabilire il grado d’oscenità degli album in uscita. Qualcosa di simile accadeva qualche anno prima dalle nostre parti con i “genitori democratici” schierati contro Goldrake e Mazinga. Uniti come un sol uomo, i democratici di tutto il mondo si davano da fare per combattere il male e, almeno loro, pensare finalmente ai bambini. Il 1 novembre 1985, nasce l’etichetta “Parental Advisory: Explicit Lyrics” da apporre sui dischi osceni, presto rinominata sarcasticamente “The Tipper Sticker”.

Viene anche stilata una classifica dei 15 brani “maledetti”. Roba che per molto meno accuserebbero me di essere un emulo del dottor Goebbels. Già, ma loro sono “buoni”. La “sporca quindicina”, ad ogni modo, contiene: “Darling Nikki”, di Prince; “Sugar Walls”, di Sheena Easton; “Eat Me Alive” dei Judas Priest; “Strap on Robbie Baby” dei Vanity; “Bastard”, dei Mötley Crüe; “Let Me Put My Love into You”, degli AC/DC; “We’re Not Gonna Take It”, dei Twisted Sister; “Dress You Up”; Madonna; “Animal (Fuck Like A Beast)”, dei W.A.S.P.; “High ‘N’ Dry (Saturday Night)”, dei Def Leppard; “Into the Coven” dei Mercyful Fate; “Trashed”, dei Black Sabbath; “In My House”, delle Mary Jane Girls; “Possessed”, dei Venom; “She Bop”, di Cyndi Lauper.

Tra coloro che si distinguono per la lotta anti-Tipper spicca il grande Franck Zappa.«La proposta della PMRC – dichiara – è una mal elaborata assurdità che non porta alcun beneficio reale ai bambini ed infrange le libertà civili degli adulti. In questo contesto, le richieste della PMRC sono come eliminare la forfora con la decapitazione».

httpv://www.youtube.com/watch?v=zjNcdRbON1I
(Ozzy Osbourne, Morte a 33 giri, 1986)

Di tutta questa vicenda resta se non altro lo spassoso e autoironico cammeo di Ozzy Osbourne in Trick or Treat, film horror di serie B uscito nel 1986, a poca distanza di tempo, quindi, dall’invenzione del “Tipper Sticker”. La pellicola, uscita in Italia come Morte a 33 giri, narra di un giovane schivo e vittima di scherno da parte dei compagni a causa della sua passione per l’heavy metal. Lo spirito del suo cantante preferito, appena deceduto, lo aiuterà a punire i bulli. Lo spunto horror è ovviamente solo una scusa per introdurre la questione della condanna moralistica contro parte della musica rock. Eccezionale, in questo senso, il mefistofelico leader dei Black Sabbath che interpreta il reverendo Aaron Gilstrom, religioso in lotta contro le sconcerie del metal. Intervenendo in tv per denunciare l’oscenità di certi testi, Ozzy attacca le rockstar: «Sono degli emarginati – dice facendo il verso alla retorica puritana -, dei poveri malati che cercano di appestare tutti quelli che li circondano. Provate ad ascoltare la loro musica. E’ infetta». I bambini, Ozzy. Perché nessuno pensa ai bambini?

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