Berlusconi sotto assedio

Giorgio Ballario

Sinceramente, non ne posso più di NoemiGate, PatriziaGate, VillaCertosaGate e simili puttanate. Non solo perché sono stufo, come cittadino, elettore e anche lettore di giornali, di sentirmi propinare da un mese e mezzo la stessa solfa. Non ne posso più soprattutto perché questo ridicolo scandalo mi sta inducendo a fare due considerazioni che non mi piacciono per niente. E che non avrei mai pensato di dover fare, un giorno.

Ma purtroppo non siamo padroni del nostro destino, non dipende da noi nascere e vivere in un determinata epoca. Altri, più fortunati, si sono cimentati con ben altri mainstream e hanno affrontato più o meno impavidamente tragedie, miserie, splendori ed eroismi d’altra levatura. A noi, incolpevolmente, tocca confrontarci con un soggetto come Berlusconi e altri nanetti politici che dell’antiberlusconismo hanno fatto la loro ragione di vita.

giuliano_ferrara_fondo-magazineLe due considerazioni che non mi piacciono per niente e che non avrei mai voluto né pensato di dover fare, sia pure turandomi il naso, sono queste: 1) mi tocca difendere Silvio 2) mi tocca dar ragione a Giuliano Ferrara.

Mi tocca difendere il premier perché pur non amandolo, amo ancor meno il tintinnar di sciabole mediatiche che sta preparando il terreno per un piccolo golpe incruento, cioè cacciare un presidente del Consiglio democraticamente eletto poco più d’un anno fa. Un tintinnar di sciabole mediatico eterodiretto da taluni ben individuabili centri di potere nazionale e internazionale, che un tempo si sarebbero detti “Poteri forti” e prima ancora in altri modi, che è meglio evitare per non incorrere nelle tagliole della Legge Mancino.

Ai più smemorati basti ricordare che certi personaggi che oggi volteggiano sull’agonizzante governo Berlusconi provengono dagli stessi ambienti che nel 1992, sullo yacht Britannia, decisero la svendita dei “gioielli” dell’economia pubblica italiana attraverso le famose privatizzazioni post Mani Pulite. In certi casi sono fisicamente le stesse persone.

Già questa circostanza dovrebbe far valutare in modo diverso l’operazione di sputtanamento (termine appropriato e tutt’altro che allegorico) portata avanti in Italia dai giornali di De Benedetti (La Repubblica e L’Espresso) e in Gran Bretagna dagli organi della sinistra finanziaria The Times (di proprietà di Murdoch) e The Independent. Nei giorni scorsi il più importante quotidiano londinese – ormai lontano parente del cosiddetto modello di giornalismo imparziale, anche se poi imparziale lo è sempre stato solo tutela degli interessi della grande finanza apolide – ha parlato addirittura de “Gli ultimi giorni della corte di re Silvio”, paragonando quasi le squallide vicende di escort e festicciole ai giorni tragici della deposizione di Mussolini al Gran Consiglio del 24 luglio 1943.

E’ evidente che Berlusconi, che certo non è l’Uomo della Provvidenza, è però un personaggio che sfugge alle logiche di quel mondo. Che mal si incastra nel disegno globale e globalizzatore delle oligarchie finanziarie internazionali. Che magari in modo ingenuo ed epidermico cerca altre vie a quelle tracciate dai potentati di Washington, Londra e New York. Che dialoga con Putin e Medvedev, che apre a personaggi scomodi (ma a noi come italiani molto utili) tipo Gheddafi, che triga e briga con Merkel e Sarkozy e forse scongiura una guerra in Georgia. Insomma, benché kitsch e naif, il Berlusca spesso si è mosso con una certa autonomia, sparigliando i giochi internazionali. E che a molti questo non sia piaciuto, non è più un segreto per nessuno.

Nel secondo punto di questo sfogo devo dare ragione a Giuliano Ferrara, che in un commento su Il Foglio ha bacchettato il presidente del Consiglio, dicendogli in buona sostanza di essersi comportato in modo così stupido e ingenuo da offrire il destro alla pseudo-crociata moralista della sinistra e dei suoi giornali.

Ha scritto Ferrara: «Purtroppo lei ha cooperato con i suoi denigratori, ha reso loro il compito assai facile, ha esagerato nella “licenziosità” dei suoi comportamenti, e mi scusi questa parola da buon vecchio professore di liceo ma non ne trovo altre. Le sue intenzioni, i suoi gesti, regali, ospitalità, la sua galanteria, il suo celebrato istinto per la conquista femminile, le sue smargiassate, la sua attitudine a fare il mentore delle giovinette, a farle volare alto in compagnia sua e dei suoi amici, tutto questo mi sento di difenderlo con cuore lieto; ma la pretesa di far passare come acqua fresca la scelta sciagurata degli amici di bisboccia, la sciatteria in certe relazioni, e soprattutto la caratterizzazione ostentatoria di tutti i suoi comportamenti privati, quando il primo costruttore della propria privacy è chi ne è titolare, su questo sono convinto che lei, da buon politico per quanto anomalo, e talvolta felicemente anomalo, e da persona pratica, ha delle spiegazioni da dare. E le conviene darle».

Duole dirlo, ma su queste cose Ferrara ha arci-ragione. E’ vero che se uno non ce l’ha, la classe non se la può comprare al supermercato. Né la cultura, nel senso più alto del termine. Né un minimo di savoir-faire. Ma ricoprendo la seconda carica dello Stato, forse bisognerebbe avere almeno l’intelligenza e l’umiltà di circondarsi di collaboratori all’altezza, non di servi sciocchi, yesmen, giullari e ballerine. E il coraggio di lasciare certi atteggiamenti da “cumenda” arricchito a chi non svolge incarichi tanto delicati.

Gli avvoltoi hanno già iniziato i loro voli circolari intorno al moribondo, ma l’uomo – che comunque non è stupido – ha già dimostrato altre volte di sapersi riprendere a tempo di record e di saper sorprendere i suoi nemici. Però ci vorrebbe un’alzata d’ingegno, un colpo di teatro, una mossa spiazzante in grado di scuotere il fango che negli ultimi mesi gli è stato appiccicato addosso. Ci vorrebbe un gesto politico forte. Forte e di sostanza. In caso contrario lui se andrà a casa con ignominia e noi tutti diventeremo sudditi di un altro governo “tecnico” calato dall’alto e non eletto secondo le regola democratiche, gestito dai soliti noti che rispondono agli interessi delle oligarchie e non al popolo italiano. Prospettive squallide.

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