Hanno Zero…

miro renzaglia

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Poi uno, a volte, si domanda il perché del 50, 60 o 70 per cento (a seconda dei sondaggi: ma siamo comunque su cifre stratosferiche…) di gradimento degli italiani per Silvio Berlusconi… Se lo domanda anche in virtù del fatto che non capisce cosa di tanto importante, fattivo, risolutivo abbia prodotto l’attuale Capo di governo nel corso dei suoi quattro mandati a fargli meritare tanto. Allora, si dà l’unica risposta possibile: non esiste alcuna alternativa politica al leader del Pdl… In definitiva, non sono i suoi pochi (di Berlusconi…) meriti di governo a garantirgli le simpatie para plebiscitarie che vanta, è l’assoluta inconsistenza delle opposizioni (di centro, di centro-sinistra e di sinistra-pura) a farne il fenomeno, ai limiti del paranormale, che è… Non una idea, non una battaglia civile, non una proposta veramente alternativa di politica sociale o economica proviene dai bassifondi delle opposizioni: solo isterie, piagnucolamenti, risse interne, incapacità dimostrate di governare quand’è stato il loro fortunoso momento di far casa a Palazzo Chigi… Per anni ci hanno ammorbati sui conflitti d’interesse, sulla dittatura massmediatica, sulle leggi ad personam, su presunti reati commessi e mai provati dalla giustizia del Cavaliere Errante ad Arcore… Tutta qui la loro capacità di far politica… Tanto che viene da chiedergli: e se Berlusconi non esistesse, voi di che cosa vi sareste occupati? In nome di che cosa, per esempio, avreste trovato la capacità di unire 12 partiti che coprivano tutto l’arco delle possibilità ideologiche e farle restare insieme in un governo (l’ultimo vostro…) che in due anni ha prodotto il nulla? Fino a sfasciarsi, come era inevitabile, per evidente incapacità di intendere e di volere, prima ancora che per manifesta impossibilità di varare una, dicasi una, norma legislativa che non fosse frutto di quanti compromessi tanti da renderla praticamente inefficace…

Uno, magari poi, ogni tanto prova, sia pure con lo stetoscopio, ad auscultare fosse anche l’eco minima di un battito di risveglio o di ripresa: niente… Anzi: siccome al peggio non c’è mai fine ed ogni occasione è buona per dimostrarlo, ecco la nuova puntata dell’infinita telenovela della loro mortale paranoia antiberlusconiana: la crisi del rapporto matrimoniale fra il premier e la consorte Veronica Lario… Cosa ci sia di politico nella triste vicenda personale di un matrimonio che si consuma, ce lo dovrebbero spiegare… Ma loro non danno spiegazioni e, in nome di un diritto di cronaca che sconfina nel gossip più infame, esatto contraltare dell’altrettanto infame censura, partono lancia in resta a cavallo dell’ultimo Ronzinante disponibile. Grande Alfiere, per l’occasione che è l’ultima ma non la sola o rara: Michele Santoro e quel tribunale mediatico-giustizialista, ovviamente sempre in chiave antiberlusconiana, che è Annozero… L’ultima puntata, quella appunto dedicata al nodo cruciale (?) della nostra vis nazionale, è stato in verità lo psicodramma di una opposizione che dimostra tutta la sua frustrazione nel non saper più concepire se stessa fuori dal risentimento, dalla rabbia, dal malessere, dall’incapacità di rappresentare altro che la propria impotenza politica… Tanto che di fronte al bla-bla sconcio, ipocrita, moralistico, bigotto, cinico, abietto dei partecipanti alla trasmissione, non sono state tanto le difese d’ufficio dell’avvocato Ghedini, a nome e per conto del Cavaliere, a rendere tutto ciò evidente, quanto le parole di quella ragazzina che dal balconcino del pubblico in sala, ha posto al conduttore la domanda delle domande: «Cosa c’entra tutto ciò con la politica?».

Perché poi questo è il nocciolo della questione: più della persecuzione nei confronti di una diciottenne, Noemi Letizia, a cura di un’intervistatrice che ne inseguiva le dichiarazioni ad effetto voyeuristico; più del recitato assai compreso nel prezzo di una Monica Guerritore a dar voce alle, invece, autenticamente sofferte e intime dichiarazioni di Veronica Lario; più di una Emma Bonino ad avanzar pretese di rappresentanza di un femminismo che del suo moralismo si è liberato da decenni, senza che ella se ne sia accorta; più delle vignette di Vauro che stavolta non facevano né ridere né incazzare; più dell’inappuntabile Marco Travaglio che della sfida al Cavaliere  Rossonero ha fatto un derby personale; più dell’ipocrisia di Santoro, dimentico del fatto che la sua elezione al parlamento europeo è stata frutto della propria visibilità mediatica (più che dei suoi indimenticabili trascorsi nella gruppetteria marx-leninista di “servire il popolo”), né più né meno delle altre oneste lavoratrici Tv, sprezzantemente definite “veline”; più di tutto questo – dicevo – il nocciolo di tanto becerume, per niente paludato, sosta nel tentativo di riproporre il vetero: “il pubblico è privato, il privato è pubblico”, alla disperata ricerca di un senso politico…

Solo che una volta era il pubblico ad essere il teatro della politica e il privato ne accoglieva, quando lo coglieva, il segnale. Ora, nell’incapacità di proporre il benché minimo conflitto politico, i santoriani di tutte le risme e sponde opposte al Governo pretendono sia una vicenda privata che più privata non si può  a scatenare nel pubblico la lotta… E fosse almeno quella di classe, la lotta cui aspiravano un tempo, uno ci farebbe anche un pensierino… Ma a loro, di classe, non è rimasta nemmeno quella elementare della discrezione…

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