Acqui. Se la cultura non è di sinistra…

Alessandro Grandi

sud_-fondo-magazinePare incredibile, ma capita. Capita che un’amministrazione di centro destra del Nord Ovest inviti Marcello Veneziani a presentare il suo libro sul Sud. Capita che in una città di 18mila abitanti, con pochissima immigrazione meridionale, la sala sia strapiena nonostante l’argomento del volume, il maltempo e l’orario non felice. Capita che il dibattito sia animato, interessante, senza eccessive cadute di tono e con la partecipazione di numerosi giovani.

E che l’intervento di un’ex parlamentare della sinistra, riciclata ai vertici di una importante struttura economica cittadina, non sia accolto con gli abituali ossequi e ringraziamenti, ma da puntuali risposte in totale contrasto.

Praticamente un miracolo, quello accaduto nei giorni scorsi ad Acqui Terme, nel Basso Piemonte quasi al confine con la Liguria. Eppure, per Acqui, non si tratta di un miracolo ma della routine. Per lo meno da quando l’assessorato alla cultura è stato affidato a Carlo Sburlati, medico di destra che non si vergogna di realizzare una politica culturale di destra. Senza forzature, senza esagerazioni. Ma mettendo fine all’egemonia culturale della sinistra che impera in tutto il Piemonte. Comprese le amministrazioni di centro destra? No, a partire dalle amministrazioni del Pdl.

Ad Acqui, al contrario, sono convinti che se gli elettori hanno scelto di votare per un progetto politico, quel progetto debba essere portato avanti, a partire dalla cultura. Non è facile. Lo si è visto in occasione della composizione delle giurie per i due grandi premi letterari legati alla città: l’Acqui Storia e l’Acqui Ambiente. Sburlati ha provato a riequlibrare le presenze, cercando di assicurare un po’ di pluralismo al posto dei soviet precedenti.

Immediatamente i giornali piemontesi sono insorti, spiegando senza alcun problema che i premi dovevano essere territorio riservato per personalità della sinistra. Sia tra i giurati sia tra i premiati. Perché altra kultura non esiste e non deve esistere. Erano convinti di ottenere una rapida retromarcia dell’assessore, così come avviene abitualmente con gli altri comuni del centro destra.

Non è andata così. Acqui non è indietreggiata, non s è rimangiata le decisioni. Nonostante la decisione della Provincia (centro sinistra) di tagliare i finanziamenti ai Premi e la minaccia della Regione (centro sinistra) di fare altrettanto. D’altronde i premi di Acqui ottengono un finanziamento pubblico che è pari a un centesimo di quello elargito per Soria e il suo Grinzane. E il divario era sostanzialmente lo stesso quando la Regione era guidata dal centro destra. Dunque le minacce non hanno impressionato più di tanto.

Il Premio è stato assegnato a scrittori senza padrini politici e l’edizione successiva ha visto il record di partecipazione di libri e scrittori, a dimostrazione di una riconosciuta serietà e di un reale pluralismo.
Ma nell’indifferenza del centro destra regionale, Acqui ha insistito anche nella proposta di iniziative culturali che, di volta in volta, hanno visto protagonisti i futuristi con mostre di grande successo o scrittori non allineati con presentazioni affollate. Il tutto con la cronica carenza di fondi a disposizione. A dimostrazione che, quando ci sono le capacità e le volontà politiche, i risultati si possono ottenere anche in regioni difficili, con giornali schierati tutti sul fronte opposto.

Peccato che Acqui, pur continuando a rappresentare un’isola felice e libera, non riesca a diventare un esempio per assessori alla cultura di centro destra terrorizzati dalle critiche degli intellettuali di area Pd a cui lasciano mano libera, e soldi pubblici, per organizzare manifestazioni sempre e rigorosamente allineate con le indicazioni della sinistra più bieca ed ottusa. Nel nome del politicamente corretto per nascondere la fifa più indecente.

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