Un mese con Hugo Chavez…

Giorgio Ballario

Ho provato a fare un esperimento. Un esperimento giornalistico, piccolo piccolo. Senza alcuna pretesa scientifica, come peraltro il 99 per cento degli esperimenti di questo mondo. Conoscendo bene la categoria, in generale ho poca fiducia in ciò che scrive. E su certi argomenti, diciamo un po’ scomodi, la sfiducia sfiora il 100 per cento. Hugo Chàvez è uno di questi argomenti. In Italia se ne parla poco e male. Spesso gli articoli sul presidente venezuelano sono superficiali e scandalistici, quasi sempre basati su fonti d’informazione che arrivano dagli Stati Uniti. Molti di questi articoli privilegiano il taglio folkloristico, con l’intenzione – neanche troppo nascosta – di presentare il soggetto come uno dei soliti “caudillos” sudamericani autocrati, populisti e pazzerelli.

Tutte caratteristiche che probabilmente Chàvez in una certa misura possiede, ma che non bastano a farne il fenomeno da baraccone tratteggiato da molti, non a caso allineati più o meno fedelmente al modello americano al quale  il leader bolivariano si oppone. Comunque lo si guardi, il fenomeno “Chavista” va al di là dei suoi aspetti più pittoreschi. Molto al di là.

Per tutto il mese di marzo ho monitorato, come si dice con un orribile neologismo d’origine tecnologica, quel che si è scritto di Chàvez sulle agenzie di stampa italiane, che pur non distinguendosi per brillantezza rispetto alla carta stampata, di solito garantiscono maggior imparzialità e in molti casi accesso diretto alle fonti: l’Ansa, ad esempio, ha una fitta rete di propri corrispondenti in America Latina e non deve tradurre le notizie dei network americani, come fanno in tanti.

Evitando i doppioni e i  “lanci” multipli sullo stesso argomento, le agenzie hanno rilanciato quasi una notizia al giorno; ma pochissime sono poi approdate sulla carta stampata e ai telegiornali. Forse è uscito qualcosa di più sul “Sole 24 Ore”, quanto meno le notizie economiche. Altre notizie ancora, quando va bene sono state relegate in una “breve” nella pagine degli Esteri. A grandi linee (ribadisco l’assoluta non scientificità dell’indagine) solo due notizie sono state riprese con un certo rilievo dai giornali italiani: l’approvazione del presidente per il lancio di un pupazzo giocattolo con le sembianze degli eroi dell’indipendenza venezuelana che soppianti i personaggi americani (Superman, Barman…); e il gradimento di Chàvez alla decisione degli amministratori di Caracas di rimuovere una statua di Cristoforo Colombo, considerato “genocidi” degli indios. Stop.

Si tratta, com’è ovvio, di due informazioni del tutto secondarie sull’attività del governo venezuelano, per giunta neppure intraprese da Chàvez in persona, ma da lui solo approvate da un punto di vista politico e culturale.  Ma, com’è altrettanto ovvio, sono notizie che s’incasellano perfettamente  all’immagine che di Chàvez si vuole dare nel mondo occidentale. Un “caudillo” populista e pazzerello.

Populista Chàvez lo è di certo, ma è ancora da dimostrare che si tratti di un insulto. E comunque non è sinonimo demagogo o di dittatore, come molti pensano. Daniele Albertazzi e Duncan McDonnell, in Twenty-First Century Populism: The Spectre of Western European Democracy, definiscono il populismo come: «una ideologia secondo la quale al ‘popolo’ (concepito come virtuoso e omogeneo) si contrappongono delle ‘elite’ e una serie di nemici i quali attentano ai diritti, i valori, i beni, l’identità e la possibilità di esprimersi del ‘popolo sovrano».

chavez_fondo-magazineE con tutta probabilità Chàvez è pure animato da una sottile vena di follia, come molti dei grandi personaggi storici, così “visionari” e proiettati verso il futuro da apparire un po’ strani in confronto ai burocrati della politica. Ma le sue “pazzie”, caso mai, vanno al di là di notizie “leggere” come quella del pupazzo patriottico o della rimozione della statua di Colombo. “Pazzie” piuttosto sostanziali, che personalmente mi fanno venire in mente parecchi esempi del passato. Vediamone alcune, estrapolate appunto dall’elenco delle notizie d’agenzia apparse nel mese di marzo.

2 marzo: Chàvez annuncia l’arrivo del primo telefono cellulare venezuelano, prodotto in collaborazione con un’impresa cinese, al prezzo speciale di 18 dollari. Verrà distribuito gratuitamente nei quartieri più poveri e nei villaggi dove non c’è rete telefonica.

5 marzo: Espropriato lo stabilimento di riso della multinazionale Usa Cargill, che violava le leggi nazionali sulla produzione di alimenti a prezzi controllati.

6 marzo: Nazionalizzazione di 1.500 ettari di terra della cartiera irlandese Smurfit Kappa Group, nei quali si coltivava eucalipto per fare cartone e non prodotti agricoli a uso alimentare, come previsto dalle leggi nazionali. I terreni verranno riconvertiti a grano e fagioli.

9 marzo: Sfratto alla Coca Cola perché liberi entro due settimane un ettaro a ovest di Caracas dove verranno costruite case popolari. L’area è usata dalla multinazionale come parcheggio di camion.

13 marzo: Per ragioni strategiche l’Assemblea nazionale vota lo spostamento del controllo di porti, aeroporti e autostrade dal livello statale a quello federale (cioè al governo).  Una decisione che indebolisce governatori e sindaci degli stati guidati agli oppositori di Chàvez.

Sono ispirati agli eroi della storia venezuelana i pupazzi-giocattolo presentati a Caracas, che hanno incassato il gradimento del presidente.  Il primo supereroe è la riproduzione del padre della patria Francisco de Miranda, il quale appare con l’uniforme blu dell’esercito indipendentista, la pistola nella sinistra, la spada nella destra ed il moschetto a tracolla. Seguiranno Antonio José de Sucre, maresciallo nella guerra d’indipendenza contro la Spagna, Pedro Camejo, uno schiavo ribellatosi per unirsi alla lotta di Bolivar e Guaicaipuro, un capo tribale indigeno che resistette all’ invasione dei conquistadores.

17 marzo: Il governo sta valutando di alzare il prezzo della benzina, bloccato da 13 anni a 4 centesimi di dollari al litro

19 marzo: Il pubblico ministero del Venezuela ha accusato di arricchimento illecito Manuel Rosales, ex governatore dello stato di Zulia e uno dei principali oppositori del presidente Chàvez. Le dichiarazioni patrimoniali non corrisponderebbero a una serie di controlli fatti dal fisco.

20 marzo: Il governo annuncia di voler nazionalizzare il Banco de Venezuela, uno dei più importanti del Paese, controllato dalla spagnola Banco de Santander. “Dobbiamo rafforzare il sistema bancario pubblico – ha detto Chàvez – e metterlo al servizio del popolo”.

23 marzo: Le imprese straniere, fra le quali alcune italiane, che lavorano in Venezuela senza trasferire tecnologia saranno sostituite dalle società disposte invece a farlo. “Non è ammissibile – ha dichiarato Chàvez – che una società di qualsiasi parte del mondo decida di venire a lavorare qui e guadagni soldi mentre noi paghiamo e loro non trasferiscono niente delle loro tecnologie”.

24 marzo: Chàvez annuncia che nei prossimi andrà in missione in Qatar, Iran, Giappone per raggiungere intese in campo energetico.

Il Banco del Sur, iniziativa di Chàvez per finanziare lo sviluppo economico di diversi Paesi dell’America latina, comincerà ad operare quest’anno con capitale iniziale di 10 miliardi di dollari. All’iniziativa hanno già aderito Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Uruguay e Paraguay.

25 marzo: Create con un decreto del presidente le due nuove compagnie statali che gestiranno i porti e gli aeroporti venezuelani.

26 marzo: Raggiunta intesa economica sulla nazionalizzazione della società siderurgica Sidor (controllata al 60 per cento dal gruppo italiano Techint): Caracas pagherà 1,6 miliardi di dollari.

28 marzo: Commenti favorevoli di Chàvez alla rimozione della statua di Cristoforo Colombo da uno dei parchi della capitale. “E’ stato a capo di un’invasione che ha prodotto il più grande genocidio della storia”, ha detto, suggerendo di collocare al suo posto la statua di un indio.

30 marzo: “Indipendentemente dalle ideologie, è necessario avanzare verso un’alleanza tra Paesi arabi e quelli latinoamericani, rafforzando i rapporti fra i due blocchi”. Lo ha detto Chàvez prima di partire per Doha, dove parteciperà al vertice tra i capi di  Stato dell’America del Sud e dei Paesi arabi.

Il Venezuela non sta considerando l’eventualità di ripristinare i rapporti diplomatici con Israele, rotti lo scorso gennaio a seguito dell’offensiva israeliana contro Hamas nella Striscia di Gaza. “I rapporti potranno essere riallacciati – ha detto Chàvez ad Al Jazeera – solo se Israele smetterà di essere una elite genocida subordinata agli Stati Uniti”.

Chàvez sarà nei prossimi giorni a Teheran per dar vita a una banca che finanzierà progetti industriali di entrambi i Paesi. La Banca Internazionale del Petrolio comincerà ad operare con un capitale di 1,6 miliardi di dollari.

31 marzo: A Doha, Chàvez cerca sostegno per la sua idea di una nuova “petrovaluta” che sostituisca il dollaro americano. “Sta nascendo un nuovo mondo, l’impero cade e c’è una crisi mondiale del capitalismo che scuote il pianeta”, ha detto il presidente.

Chàvez ha condannato il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il presidente del Sudan, Omar el Bashir, per i crimini contro l’umanità commessi in Darfur. Chàvez ha definito il provvedimento “un obbrobrio giudiziario e una mancanza di rispetto verso tutti i popoli del Terzo Mondo”.

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