Schegge di paganesimo nella cultura cristiana

Luca Leonello Rimbotti

Che il Cristianesimo non sia mai riuscito a sconfiggere fino in fondo il paganesimo, molti studiosi l’hanno sempre sostenuto. Che tra le maglie della cultura popolare, specialmente quella contadina, sia sopravvissuta attraverso tutte le epoche una religiosità diffusa, derivante dall’antico magismo, dalla cura delle erbe medicinali, dalla devozione ancestrale per la natura, da molto tempo lo sostengono filosofi e antropologi di ogni orientamento.

Il libro Il ramo d’oro del darwinista James Frazer, pubblicato nel 1922, non fu che il più famoso documento novecentesco sulla sopravvivenza pagana tra le pieghe della modernità. Non solo tra i popoli cosiddetti arretrati, ma anche nel cuore dell’Europa. Quel libro epocale era un’enorme enciclopedia – ma godibile, la si legge ancora come un romanzo – sulla resistenza della religione animista, pagana e naturale ovunque nel mondo: una cultura che è sopravvissuta sotto il pelo d’acqua delle grandi religioni storiche, quelle dogmatiche e assolutiste, e che è sopravvissuta anche alla spallata del razionalismo ateo e materialista degli ultimi due secoli. E oggi, nonostante il progresso materiale, ma in forza della crisi del Cristianesimo, si registra il fenomeno della New Age: mostriciattolo sub-culturale nato tra le incolte élites americane, d’accordo, ma che attinge a piene mani dal paganesimo: astrologia, armonie cosmiche, tellurismo. In ogni caso, ciò testimonia l’esigenza di volgersi comunque, anche in modo caotico, ai saperi legati alla Tradizione.

Basta con le astratte teologie uniche, dunque, che attivano il circuito della violenza mentale e fisica. Basta col dogma invasivo. Ritorno alla devozione naturale. Cresce di nuovo la suggestione per i fenomeni concreti e tangibili che scaturiscono da Madre Natura. Che non è per nulla omologatoria, ma differenzialista. Non è per nulla egualitaria, ma gerarchica. Non è per nulla pacifica, ma esprime ovunque la lotta per la vita: tutte cose che i new ager americani e nostrani dimenticano volentieri. Inventandosi, ancora una volta, l’utopia di una natura buona e pacifista, che non esiste da nessuna parte. Ma questo è l’eterno bisogno progressista di credere nelle favole…uguaglianza, pace e altre immature amenità.

Uno sguardo realista, al contrario, ci parla del bisogno dei popoli di credere alle cose concrete di cui è fatta la loro vita quotidiana. E che sono lo specchio dei grandi fenomeni planetari. Per questo è nata la devozione popolare. Dura a morire e ben viva nel sottotraccia dell’esausta modernità progressista.

Il Cristianesimo seppe genialmente inglobare questa cultura ancora viva nei ceti sottomessi (ma che ebbe un corrispettivo anche nell’alta erudizione, dal Rinascimento in poi: basta pensare al rifiorire del pensiero ermetico e neoplatonico), facendone per secoli il basamento del proprio potere. La superstizione popolare è stata, e ancora è, un relitto degenerato del paganesimo arcaico. Ma un relitto che parla chiaro: il dogma non disseta l’anima. Ad esempio, la Chiesa da sempre condanna ufficialmente gli eccessi del culto dei santi e delle reliquie, ma di fatto li sollecita. Che altro sono i grandi santuari popolari – dalla Madonna di Pompei a Lourdes, da Fatima a Loreto – se non luoghi di sollecitazione della superstizione di massa?

E la superstizione è appunto uno sfaldato residuo pagano. Nell’antichità, i culti locali per le immagini, per gli idoli, per i poteri taumaturgici di determinati uomini o oggetti, facevano parte integrante della concezione magica del mondo. Erano cultura popolare e insieme alta cultura. Per dire, il filosofo Empedocle era anche un famoso mago. Lo stesso erano un Apuleio, un Giamblico, uno Zarathustra. E anche Cristo poté a lungo essere considerato un guaritore. La concezione legata a Gesù mago ha una storia secolare. Anche per questo, alla Chiesa non riuscì troppo difficile inserirsi in questa tradizione e presentarsi come l’erede del vecchio paganesimo. Di cui seppe sfruttare il prestigio. Quasi tutte le pievi nacquero su arcaici templi o aree sacre. La stessa Trinità è stata vista come il tentativo cristiano di conciliare monoteismo e politeismo. Tra i santi cristiani, non pochi sono quelli che, come ad esempio S. Giorgio o S. Martino, devono le loro caratteristiche a figure più antiche. I culti della fecondità, della genealogia e delle acque sono stati gestiti dalla presenza cristiana. A cominciare dalle varie Madonne del Latte, Vergini delle doglie, Madonne del Parto, etc. Sono molte le devozioni cristiane che ricalcano quelle pagane. Esempio classico è la venerazione per i martiri, che spesso gli studiosi hanno considerato come un calco del culto pagano per gli eroi. Ma con una differenza sostanziale. Lo scrive lo studioso Alfonso Di Nola: «Ma le tombe degli eroi erano sede di una religiosità virile e potente, laddove, intorno alle reliquie, si aprirà nei secoli, con il traffico, una religiosità devozionale untuosa e decadente, spesso confidante nell’ignoranza e nella buonafede delle plebi».

s-giovanni-battista_fondo-magazineL’incredibile sottomondo della superstizione popolare è il luogo su cui la presa cristiana sulle masse ha tenuto meglio che altrove, garantendo la saldezza del potere politico. Le chiese cristiane rigurgitano ancora oggi di paradossi feticistici. Per dire, di lance di Longino ce ne sono in giro una decina: dalla Saint Chapelle di Parigi a Norimberga, fino a Mosca. I corpi dei santi, poi, sono un esilarante poema dell’improbabile: le teste di S. Giovanni Battista sono una quindicina, una nella chiesa romana di S. Silvestro a Campo Marzio, un’altra all’Escurial in Spagna, un’altra ancora nella cattedrale di Amiens…I corpi invece sono una trentina. Un orecchio del santo è a Praga, un altro a Parigi, un terzo a Saint-Flour. Alcuni denti sono in S. Giovanni in Laterano, altri a Saint Denis. Le teste di Santa Elisabetta, poi, non si contano. Il coltello di S. Pietro è in tre città diverse. Le teste di S. Anna sono non meno di otto. A S. Cecilia a Roma, a Chartres e in un’abbazia della Champagne si venerano i capelli di Cristo. I chiodi e i frammenti della santa croce e della corona di spine sono incalcolabili: centinaia di reliquie sparse un po’ dappertutto. In una chiesa nei pressi di Blois, fino a poco tempo fa, si venerava persino una teca contenente un sospiro di S. Giuseppe e nella cattedrale di Marsiglia un’altra con una lacrima di Cristo. E così via…

C’è poco da ridere. Su questa capillare diffusione di un feticismo che declassa la sacralità in superstizione la Chiesa ha impostato un potere di condizionamento delle folle che è ancora lungi dall’essere estirpato dal secolarismo moderno. Tutto questo brodo di coltura – sul quale prosperano business ad alto fatturato: si pensi alla gestione di culti come quello di Padre Pio – non è che il cascame di una religiosità proveniente dal paganesimo, debitamente manipolata in chiave popolana. La quercia sacra, il laghetto delle ninfe, la fonte magica…questo antico mondo è stato mutato, con opportuni aggiustamenti di tecnica del miracolismo, nella fiera cui assiste chiunque entri, ad esempio, nella basilica di S. Antonio a Padova: vero e proprio suk per plebi levantinizzate, con tanto di tariffario per le sante messe. La Chiesa, con abilità secolare, stringe nello stesso pugno tanto élites intellettuali progressiste modellate sulla globalizzazione universale, quanto masse paesane assecondate nella più primitiva suggestionabilità feticistica. Stroncati nel sangue i fenomeni più inquietanti come la stregoneria – tipico lascito della medicina naturale pagana – la Chiesa ha ben compreso che era fruttuoso somministrare alle moltitudini il narcotico della mera superstizione.

L’evento consumatosi alle spalle di questi aspetti è stato comunque un crudo e spesso cruento sovrapporsi del Cristianesimo alla fede dei nostri più antichi progenitori. Sfogliando ad esempio il libro L’occultamento del Wuotanismo nel Cristianesimo del vecchio germanista Guido von List, si entra in un mondo di presenze pagane sotto scorza cristiana. I nomi, le feste o i luoghi sacri legati al primordiale culto del dio germanico Wuotan si sarebbero continuati sotto il mantello cristiano. E intere generazioni di sapienti, attraverso un associazionismo segreto, un linguaggio segreto e una dottrina segreta, avrebbero garantito agli antichi saperi una loro sopravvivenza. Il discorso è noto: anche l’origine della più antica Muratoria, poi degenerata nella Massoneria moderna, in questo modo, avrebbe un sigillo pagano. List era un esoterista neopagano e pangermanista. La sua convinzione che presto l’antico wuotanismo sarebbe risorto proprio nell’età della scienza prendeva vigore verificando la decadenza inarrestabile del Cristianesimo. Non sappiamo se fosse nel giusto. Ma sappiamo che l’innato istinto popolare di darsi una fede che scaturisca dalla propria terra patria, dalla propria tradizione e dal proprio retaggio bio-storico non è stato possibile sopprimerlo. Né con monumenti di astratta teologia, né con la violenza fisica. Questa fede naturale, non universale e trascendente, ma radicata al suolo della vita e al sangue delle generazioni, è uno strumento che ha dimostrato di passare indenne attraverso ogni sorta di persecuzione.

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