Il terremoto, Casapound e La Stampa

Alessandro Grandi

Dalle rovine del terremoto emergono non solo esempi di grande generosità, ma anche speculazioni immonde e fetore di pura immondizia. Difficile definire altrimenti l’incredibile servizio pubblicato da “La Stampa” il 20 aprile e dedicato a una fantomatica protesta contro gli aiuti ai terremotati assicurati dai ragazzi di Casa Pound. Ragazzi che non vengono neppure accusati di aver utilizzato la tragedia per far propaganda politica. Macché, la protesta è contro la loro esistenza.

casapound-abruzzoLa Stampa – che a Torino viene definita amabilmente “la busiarda”, ossia la bugiarda – sostiene che non meglio identificati abitanti di Poggio Picenze protestano contro la distribuzione degli aiuti da parte dei giovani di Casa Pound. E un certo Attilio tuona contro questa fosca presenza «nella terra di Silone e della Resistenza». Anche di Del Turco, ma né Attilio né la Busiarda sembrano ricordarselo.
Così come questo fantomatico Attilio (ovviamente privo di cognome) si dimentica ovviamente di annunciare pubblicamente che, in nome di Silone, rinuncerà ad intascarsi gli aiuti che Casa Pound ha raccolto in tutta Italia per portarli ai terremotati di Poggio Picenze. Macché, si accettano quelli di Casa Pound e pure quelli del governo del pericoloso antisiloniano Berlusconi.

E il povero Attilio è costretto a soffrire mentre mangia i pasti assicurati da Casa Pound e che, antidemocraticamente, non sono neppure accompagnati da tovagliolini di carta con il logo del Pd. Silone si rivolterebbe di certo nella tomba, se fosse a conoscenza di un simile affronto alla sua terra e alla libertà.
Ma la Busiarda non manca di far notare la differente fortuna capitata ad un paese vicino, dove i soccorritori appartengono ad un centro sociale di sinistra. Sicuramente i panini saranno più gustosi, i pannolini per i bambini più rossi e la carta igienica avrà anche il marchio con la falce e martello. Silone sì che sarebbe felice.

Ovviamente al quotidiano degli Elkann non basta aver individuato il triste Attilio per chiudere la vicenda. Bisogna calcare un po’ la mano, come al solito. Partendo da un titolo dove si assicura che sul campo sventola la croce celtica. Oddio, basterebbe osservare le foto per rendersi conto che la bandiera del campo è quella ormai abituale di Casa Pound, con la tartaruga bianca. Ma come si può pretendere che a La Stampa sappiano riconoscere la differenza una tartaruga e una croce celtica? La menzogna travalica ogni osservazione.
E poi, naturalmente, l’articolo deve porre in evidenza l’imbarazzo che provano i volontari della Protezione Civile (anonimi anch’essi, tanto per cambiare) nel dover lavorare gomito a gomito con i ragazzi di Casa Pound. Se non fossero veri eroi, par di capire, quelli della Protezione Civile abbandonerebbero tutto per andare a piangere sulla tomba di Silone. Magari in compagnia di Del Turco e con al seguito il grande inviato del quotidiano della Fiat.

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