Gabriele Marconi. Il romanzo di Fiume

Susanna Dolci

intervista Gabriele Marconi

stelle-danzanti_fondo-magazineLe stelle danzanti ritmano il titolo ed il “rimirar” di questo volume. Sono le stelle che contraddistinguono la nuova collana editoriale che l’accoglie (casa editrice Vallecchi) . E sono sempre le stelle che nel ricordo del gioco infantile “un… due… tre…stella”, cadenzano la lettura delle parole nel ballo delle pagine. E limpido appare, in incipit, il nietzschiano «Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante». La narrazione è sull’impresa fiumana. Di quegli splendidi e marinettianamente ‘si definiti «disertori in avanti» del secolo scorso. «Non si stupisca il lettore – si dice nella nota dell’autore – che sa qualcosa dell’impresa fiumana delle libertà che mi sono preso nel descrivere alcune situazioni e nella scelta di alcuni nomi. Tutto è stato fatto nel rispetto e nella verosimiglianza della storia…. I protagonisti (Giulio, Marco e gli altri) e gli antagonisti (Lupi, Bigotta, etc.) sono personaggi di fantasia, mentre D’Annunzio, Host-Venturi, i maggiorenti di Fiume, gli ufficiali superiori, gli artisti e tutti i personaggi pubblici nominati sono stati realmente personaggi chiave dell’impresa. Così come storiche sono le pagine citate e i protocolli dell’Archivio dell’Esercito Italiano». Il Vate brilla ed i tanti giovani ed eroici scapestrati legionari e volontari si illuminano nel simbolo delle stelle dell’Orsa Maggiore su fino alla Stella Polare, simbolicamente intesa come «asse del mondo». Tra il 1918 ed il 1920 i combattenti respirano la loro vitalità nell’inquietudine rivoluzionaria e licenziosa… verso il sangue della conclusione…. Che poi in verità, a chiusura del romanzo, si dice che: «… questo è solo l’inizio»…. Smerigliano le parole della Carta del Carnaro dove ogni azione «tende alla bellezza e orna il mondo».  Riluce, alfine, l’autore de Le Stelle danzanti che di certo non ha bisogno di presentare biglietti da visita all’entratura. Lui, infatti, è Gabriele Marconi [nella foto sotto]. Direttore responsabile del mensile Area, è tra gli ideatori della Società Tolkeniana Italiana, scrittore e performer musicale alternativo. Ed è proprio a Gabriele che lasciamo questo spazio come lo snodarsi di una strada che, caro lettore, «troverai solo cercandola dentro di te»….

Parliamo delle tue parole e note, della tua scrittura tra libri e musica. Tra Fantasy e realtà. Quanti romanzi al tuo attivo? Quante canzoni? : «…un viaggio attraverso millenni»? Oppure «…è sempre della nostra vita che parliamo scrivendo»?

Il viaggio attraverso i millenni sono le canzoni, visto che con pochi versi puoi raccontare le storie e i miti e la cronaca. Nei romanzi, invece, è vero: è sempre di noi che in qualche modo parliamo… anche nella furia di un drago alato capita che ci si metta la nostra furia. E quando racconti i dolori e le gioie dei protagonisti, anche se la vicenda è lontanissima dalla tua esperienza, sono le tue esperienze quelle che riempiono le pagine. E sono quelle che possono dare spessore. Ho cominciato con le canzoni. Anzi… per la precisione, ho cominciato scrivendo Piccolo Attila, a vent’anni, per ricordare Nanni de Angelis che era appena morto nella sua cella di Rebibbia, impiccato non si sa come… Ed è emblematico del fatto che, come ha scritto Marcello de Angelis (per restare in famiglia), noi scrivevamo canzoni non per ambizioni artistiche, ma semplicemente perché nessun altro lo faceva, non c’era nessuno che raccontava i nostri sogni, le nostre battaglie e i nostri dolori: i cantanti stavano tutti, per convinzione o per moda o per semplice sopravvivenza, a sinistra? E allora vaffanculo! Ce le scriviamo da soli. La musica alternativa è nata così. Poi ne ho scritte altre, ma non molte… credo una ventina o poco più, perché volevo raccontare certe cose di noi e, facendolo, ho scoperto che mi piaceva scrivere. E così sono arrivati i racconti, poi i romanzi. Il primo pubblicato, L’enigma di Giordano Bruno, è un thriller esoterico, molto breve (quasi un racconto lungo) che penso meriti maggior impegno, infatti lo sto riscrivendo da cima a fondo… Poi Io non scordo, il mio contributo alla rilettura degli anni di piombo dal punto di vista dei ragazzini che, al tempo, si gettarono in mezzo alle fiamme perché sognavano un mondo migliore. L’anno scorso è uscito Il regno nascosto, un fantasy tolkieniano scritto a quattro mani con Errico Passaro, che però è stato il mio primo approccio alla scrittura, visto che la prima stesura del romanzo, ancora ingenua ma già definita, risale al 1983. E poi l’ultimo nato, al quale tengo molto, Le stelle danzanti. Il romanzo dell’impresa fiumana.

gabrielemarconi_fondo magazineIn libreria dallo scorso 8 aprile, c’è appunto il tuo romanzo Le stelle danzanti. Editato nella nuova collana della prestigiosa editrice Vallecchi “Le stelle”. Subito: le stelle danzano ancora? Ci sono ancora stelle che brillano? Quali sono? Forse quelle «stelle dipinte di bianco sopra il tuo muro di scudi»?

Diciamo che di caos ce n’è da vendere, ma a stelle danzanti stiamo scarsini… Il fatto è che è la prova a misurarti. Aspettiamo fiduciosi e pronti… Quindi misurandoci con noi stessi, che – come insegnava Evola – è già un impegno tostissimo! Le «stelle dipinte di bianco sopra il tuo muro di scudi» sono quelle che Derfel fa dipingere dai suoi compagni, in quella meravigliosa versione della materia di Bretagna (la più bella, secondo me) che è Il romanzo di Excalibur, di Bernard Cornwell, che ha saputo rappresentare lo spirito del cameratismo e del sogno del mondo nuovo con meravigliosa capacità poetica. Chi non l’ha ancora letto corra a comprarlo: mi ringrazierà.

Cos’è che porta l’azione, qualunque essa sia? La forza agente, nasce da stimoli e fattori esterni o è già dentro soggetto che agisce?

L’una e l’altra cosa. La spinta è già dentro di te, ma, come dicevo prima, spesso sono i fattori esterni a spingerti ad agire, o meglio a temprare la tua capacità di agire. È nelle trincee della Prima guerra mondiale che la generazione di cui parlo nel romanzo ha scoperto di voler intervenire anche nella vita politica. E gli arditi dei battaglioni d’assalto ne rappresentano l’archetipo, nel bene e nel male.

Cosa spinge all’azione la grandezza, il potere, la conoscenza…

Per la grandezza si agisce per vocazione interiore come Alessandro. Per il potere si agisce per senso di responsabilità come Cincinnato o, al negativo, per bramosia come Filippo il Bello. Per la conoscenza si agisce per curiosità come Ulisse.

Tu perché agisci nella scrittura e nella musica?

Perché mi piace farlo. Anche se preferirei mille volte sostituire computer e chitarra con altri strumenti, alla bisogna.

“Impresa fiumana”… Perché? E poi? E prima? E durante?

Di perché ce n’erano tanti, che comprendono anche il prima e il poi: l’italianità dei fiumani, il riscatto dal trattamento indegno ricevuto dall’Italia alla Conferenza di pace di Parigi e dalla “vittoria mutilata”, l’insofferenza verso un governo ritenuto indegno di una nazione moderna perché fermo all’Ottocento e incapace di onorare i combattenti che avevano versato il sangue per la patria (magari premiando invece certi generali ottusi, responsabili di stragi inutili)… E poi la chiamata irresistibile dell’avventura rivoluzionaria, guidata dal più osannato poeta vivente che era per giunta anche un eroe di guerra. Perché, a differenza dei rivoluzionari da salotto a cui siamo abituati noi, cioè quegli intellettuali che negli anni Settanta firmavano manifesti di fuoco per appoggiare la lotta armata proletaria contro lo stato borghese, stando comodamente seduti nei ricchi salotti, d’Annunzio ci si era buttato davvero nel fuoco! E questo i soldati lo sapevano e i legionari fiumani lo percepivano direttamente: ho letto centinaia di lettere che i ragazzi partiti per Fiume scrissero alle famiglie e tutti parlavano del Comandante con amore vero, commosso e commovente.

Qual è il suo simbolo stellare?

Le stelle dell’Orsa maggiore, simbolo della Reggenza del Carnaro. E quelle danzanti, nate dal caos vorticoso e magmatico che regnava a Fiume: la lava fonde insieme minerali diversi e crea il cristallo nuovo.

Chi è il legionario di Fiume? Il soldato in essere? L’eterno spirito della giovinezza?

Potremmo dire che la giovinezza è nata a Fiume. L’età media dei legionari era di ventidue, ventitré anni e per la prima volta i giovani si erano resi conto di poter intervenire nel destino della nazione come generazione nuova. Prima non era mai successo. E la presenza massiccia di poeti, futuristi, scrittori e musicisti contribuì ad allargare in maniera prima impensabile i loro orizzonti. Poi, è chiaro, come in ogni calderone in ebollizione, nella città c’era di tutto! Avventurieri, spie, opportunisti, puttane, delinquenti… gente attirata dal clima libertino (sesso, droga e paso doble…), ma a differenza di quello che raccontarono gli scrittori come Comisso, Carli o Kochnitzsky, che ovviamente filtrarono il tutto con la loro sensibilità artistica, dominata da un punto di vista particolare, la maggior parte dei legionari erano ragazzi che accorsero a Fiume per rispondere al richiamo irresistibile della città irredenta che chiedeva di essere Italia. Poi scoprirono di volere un’Italia nuova.

A chi ti sei ispirato per i personaggi di Giulio Jentile e Marco Paganoni?

I miei amici riconosceranno e si riconosceranno. Come dicevamo all’inizio di questa chiacchierata, è sempre della nostra vita che parliamo scrivendo, no?

Ezra Pound e…? Ezra Pound e basta?

All’inizio di molti capitoli ho inserito dei brani di Altaforte, la canzone di Renato Colella ispirata alla Sestina Altaforte di Ezra Pound: sono versi dedicati al trovatore Bertrand de Born, ma si adattavano splendidamente, sorprendentemente alla vicenda fiumana, perché parlano la stessa lingua interiore.

Se ti volti al passato, cosa ti viene da pensare? Tra giusto e sbagliato….

Corto Maltese dice che «fermarsi nel passato è come custodire cimiteri». Io mi volto al passato solo per chiamare gli amici che sono rimasti indietro, o per ridere con quelli che ci sono ancora.

«…Durante il viaggio si perdono molti amici, ma per fortuna se ne trovano sempre nuovi». È sempre così?

Sì, è sempre così se resti aperto al mondo.

Chi da ricordare e chi magari da dimenticare?

Io ricordo tutti e non dimentico nessuno. E niente.

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