Sigur Rós. Musica vichinga

Vichinghi? Di vichingo, ”sembrerebbe” non esserci nulla. Ma quali esploratori, coloni, terribili guerrieri, mercanti e pirati !

Anche se il secondo nome del cantante/chitarrista è Thor, e nonostante il suo cognome Birgisson scintilli nordicamente…fare  del post-rock, seppure con sparsi riferimenti pagani, cantare in falsetto, suonare la chitarra con un archetto da violoncello, essere vegetariani e ”altro”…ma che cos’ avrebbe di vichingo?sigur-ros-fondo-magazine2

Ma se invece il termine è una proposta e ci inizia allo spirito di Spedizione ( in norvegese antico : fara i viking, significa : andare in spedizione), e  se il -vikingr- è il marinaio o guerriero che ne fa parte, con i Sigur Rós alla guida si puó sicuramente partire per un epico viaggio.

Chi ascolta la loro musica con rispetto, si farà trascinare/partendo. Forse con piú comodità, certo … ma come uno scandinavo, certo Floki Vilgeroarson, anche detto Hrafna-Floki, il quale, di sua libera e cosciente scelta e dunque non accidentalmente, si recó su Garoarsholmi, uno degli antichi nomi della terra di origine dei Sigur Rós.

Dopo essere sopravvissuto per un lungo inverno,  in un posto impossibile per i piú, ed averne ammirato il mare,  con le vaganti montagne di ghiaccio … con la vista annebbiata dai fiocchi di neve e pulviscolo gelato, fra fiordi e natura vulcanica, concluse che solo un nome: Terra di Ghiaccio,  poteva esprimere l’essenza di quell’isola. E -terra di ghiaccio- fu e rimase. Islanda, appunto.

E i Sigur ros …islandesi, e orgogliosi di esserlo, ne sono degli eredi.

4 ” mitici ”componenti : Jon Thor Birgisson, chitarrista e cantante, Georg Holm, bassista, Kjartan Sveinsson, alle tastiere e Orri Pall Dyrason, batterista.

Il nome: “Sigur Rós”, Rosa della vittoria in italiano, dal nome della sorella del cantante, nata appunto nel periodo della formazione del gruppo, (1994) e da quello identico della nonna,  conferma, già prima di averli ancora ascoltati, una linea di epica continuità.

E la loro musica, basta sentirla per convincersene, sposa con naturalezza la saga racchiusa nel nome.  E’ una narrazione che si riversa nei suoni, alla ricerca di una purezza  fatta di chiare e naturali strutture. L’estetica del suono in primo piano. I toni che  travolgono e stravolgono, a volte al rallentatore,  a volte impressionanti e possenti.

Pezzi di ghiaccio alla deriva,  passati davanti agli occhi di quel certo Vilgeroarson, quasi galleggiano anche davanti a chi ascolta,  fumi e vapori vulcanici e docce calde toccano il corpo : a momenti  inebriano …qua e là  annebbiano la vista. Esplosioni scuotono il cervello, cascate di acqua-ghiaccio aspettano solo un fiato: il tuo,  per farsi sciogliere …insomma una completa e intensa proiezione fisica dei sensi.

Che sia un tanto agognato -mondo migliore- ? Un mondo che tutti anelano, Sigur ros compresi, come hanno avuto modo di esprimere in interviste?

Non per niente il loro primo CD si chiamava Von, che vuol dire: Hope, Speranza ed alcuni dei loro pezzi confermano questa sete/speranza per un altro ambiente, la madre di tutte le grandi Spedizioni, vichinghe o meno. Reali o irreali.

Anche la lingua di alcune delle loro canzoni è una lingua inventata, giochi di parole/suoni, definita Vonlenska, in islandese. Hope=Speranza. Hopelandic, in inglese. Speranzese, se volete … Una lingua senza strutture grammaticali o parole ben distinte, semplicemente sillabe che comBACIANO la musica. Le migliori sillabe. Quelle che se lo meritano.

Ma le immagini da sogno, la natura islandese… sono queste a  simbolo della purezza che i Segur Ros vogliono proporre come soluzione per ”il mondo”?

Si potrebbe pensare che sia cosí ma i Sigur ros non si preoccupano di confermarlo. Sono cresciuti a Reykjavik. Quali ghiacciai, natura vergine? Cemento allo stato puro, la città/città. Eppure, inconsciamente, ti trascinano fuori, in spedizioni melodiche che decisamente non esistono solo per farti passare piacevoli minuti o con lo scopo di vendere CD. Le regole di mercato non sembrano contare per loro.

Contano quelle del cuore, si potrebbe quasi immaginare. E come prova, basta considerare le lacrime che scendono fra il  pubblico dei loro concerti, provocate dall’intensità della bellezza che il corpo/pubblico avverte. I preamboli si lasciano per quello che sono e ci si butta. E’ come un amore travolgente.

Dal 1997 fanno sognare con il CD Von. Nel 1999 con Agoetis byrjun. Nel 2002 con il CD : (  ), senza titolo … solo 2 parentesi. Poi con quello chiamato Takk, cioè Thanks, Grazie e con la canzone Hoppipolla: salti nelle pozzanghere, usata dalla BBC in molte occasioni… O con la fantastica Glósóli: Lascia splendere il sole, o il pezzo: Perso in mare …. cioè Saeglopur

Nel 2008 con il CD Meo suo i eyrum vio spilum endalaust.

Come molti fans, concludere con un Takk islandese, cioè grazie, non è esagerato. Grazie, per le spedizioni che questa musica/speranza permette. Grazie per essere caleidoscopi viventi: basta girare vicino ai Sigur ros per partire e procedere per miglia e miglia di bombardamenti sonori. Suggestivi, colorati, puliti e potenti. Come dire …dei ” fantastici vichinghi”. Dei migliori.

Arba

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